Qual è il valore di un autografo? O forse sarebbe meglio chiedersi: qual è il valore del tempo? Pare che la star del baseball Babe Ruth, "The King of Swing", abbia firmato nella sua vita oltre 100 mila palle da baseball, sarebbe da conteggiare in termini di minuti spesi. Era velocissimo: autografava un oggetto dopo l'altro, una mazza dopo l'altra, tutti i fogli che i fan gli ponevano davanti. Firmava a ripetizione e ogni tanto chiedeva un po' di aiuto (tanto che sembra che Marshall Hunt, giornalista sportivo del New York Daily News, fosse una delle "penne" assoldate da Ruth per far fronte all'enorme domanda). In questi giorni su TikTok gira un video in cui Alessandra Amoroso si rifiuta di rilasciare un autografo, giustificandosi come fosse una scelta coerente. «Se lo faccio a te, devo farlo anche agli altri». E ne è nata una polemica.
«Mi è stato chiesto di autografare alcuni oggetti ma, considerato il poco tempo e la tanta gente, sapevo che non avrei potuto fare autografi a tutti coloro che lo avrebbero chiesto e in più avrei rischiato di non riuscire a salutare tutti», ha spiegato la cantante su Twitter. Nemmeno Pablo Picasso rifiutava la sua celeberrima firma quando doveva - questa è un'altra storia - ma c'è chi in queste ore sta giustificando la cantante: è una questione di tempo e praticità e di come scegli di impiegarlo, quel tempo. Amoroso parla di «salutare i fan», di scambiare due parole, tanto non puoi accontentarli tutti con le firme. Cosa direbbe Babe Ruth? Che forse gli autografi sono passati di moda? Che magari in un'epoca di cose effimere come questa fermarsi e scambiare parole e pensieri ha più senso di una firma, quindi tanto vale non fermarsi neanche?
Dai tempi degli anelli col sigillo dei reali e dei manoscritti di Aristotele, si ripone valore nello scritto autografo. C'è un nome per dirlo, si chiama "filografia" ed è l'amore, lo studio, il collezionismo di tutte le tracce umane relative alla scrittura. Si va dai caratteri sumeri, alle lettere di Giulio Cesare, fino a quelle inviate nello Spazio. Dalle pergamene medievali flashforward fino alla dematerializzazione della parola scritta nei messaggi di posta elettronica. Quando, lo scorso dicembre, è stato venduto all'asta il primo SMS della storia è di questo che si trattava. E le firme, gli autografi veri e propri, hanno un fascino che viaggia su altri binari, sono intimi, hanno a che fare con l'identità e a loro modo raccontano una storia. C'è quella tutta guizzi di Leonardo Da Vinci e quella stretta e nervosa di Marilyn Monroe. Quella di Gandhi sembra un fregio, quella di Lady D è tonda, da bambina. Con la firma, testimoniamo la nostra presenza in un dato momento e luogo. Siamo qui, vicino a te a scrivere questa lettera, a guardare questo matrimonio, a dichiarare questa volontà.
Per questo da decenni i collezionisti impazziscono per le firme delle star e ne sono nate storie incredibili. David Tenant aka Dr. Who ha rilasciato un autografo mentre faceva la doccia nella sua palestra, Stephen King mentre era al gabinetto. Il portiere dei Los Angeles Kings ha raccontato di aver autografato un panino al formaggio grigliato mezzo mangiato da un fan. Ma è andata peggio a Bryan Cranston di Breaking Bad che in ospedale, come ha raccontato a David Letterman, ha dovuto firmare sulla foto di una cisti rimossa da un paziente. E poi c'è la storia di John Lennon che ha firmato un autografo a quello che, poche ore dopo, sarebbe diventato il suo assassino: l'ha fatto su una copia del suo album The Double Fantasy che, anni dopo, è stata venduta all'asta per 850.000 dollari.
Sempre Picasso è famoso per la risposta data a un cameriere che gli aveva chiesto di pagare la cena con una semplice firma: «Voglio solo pagare il conto, non comprare il ristorante». Anche Neil Armstrong prima di partire per la Luna pare abbia firmato centinaia di autografi da lasciare alla sua famiglia perché potessero mantenersi nel caso lui non fosse più tornato.
Abramo Lincoln, indispettito da una donna che gli aveva scritto per chiedergli non solo una firma, ma anche «un pensiero», alla fine aveva trovato il tempo per darle ciò che voleva. «Cara signora», pare abbia scritto il presidente, «quando si chiede a uno sconosciuto qualcosa che interessa solo a te stesso, meglio allegare sempre un francobollo. Così che lui non debba pagarlo. Ecco il suo pensiero, ed ecco il mio autografo. A. Lincoln.»















