La morte di Abanoud Youssef, il diciottenne accoltellato da un compagno all’interno dell’istituto Einaudi‑Chiodo di La Spezia, ha riacceso l’allarme sulla sicurezza nelle scuole italiane. In risposta all’episodio, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha aperto alla possibilità di introdurre metal detector nei soli casi di reale rischio, lasciando la decisione finale ai dirigenti scolastici e alle autorità locali. La proposta divide: se da un lato c’è chi vede nei controlli uno strumento di prevenzione, dall’altro i presidi italiani sottolineano che la scuola non può diventare un luogo di sorveglianza e che la soluzione va cercata nelle misure educative e di supporto psicologico.
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La posizione del ministro Valditara
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In seguito alla tragedia di La Spezia, il Ministro Valditara ha chiarito la sua posizione: «Il metal detector a scuola non può essere un utilizzo generalizzato, soltanto laddove vi sia la richiesta da parte della comunità scolastica e se si dovesse accertare la reale criticità della situazione». L’obiettivo, come è ovvio che sia, è prevenire l’ingresso di coltelli o altre armi improprie senza trasformare la scuola in un luogo blindato. Per questo motivo eventuali dispositivi sarebbero mobili e non permanenti, usati esclusivamente nelle scuole più a rischio. Al fianco della sicurezza, però, occorrono iniziative educative e di prevenzione, in modo da affrontare le cause profonde della violenza giovanile.
La posizione dei presidi italiani
I dirigenti scolastici italiani accolgono la proposta con prudenza. Molti ritengono che i metal detector possano avere un ruolo in contesti specifici, ma sottolineano che non sostituiscono misure educative e di supporto psicologico. Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, ha dichiarato: «Serve uno strumento che impedisca alle armi di entrare a scuola. Nessuno ha mai potuto perquisire gli studenti…», evidenziando come i controlli possano rassicurare studenti e famiglie in situazioni di rischio concreto. Le fanno eco altri colleghi, come riportato da Il Fatto Quotidiano, che (pur concordando sull’utilità di strumenti mirati), hanno precisato che è fondamentale chiarire chi gestirà i controlli, in quali condizioni e con quali criteri, evitando di trasformare la scuola in un luogo di sorveglianza e riducendo il rischio di stigmatizzare gli studenti. «Intanto va chiarito che non è praticabile. Sarebbe un delirio perché ogni mattina al suono della campanella ci sarebbero ragazzi che devono tirar fuori dalle tasche le chiavi, gli accendini, gli occhiali», fa sapere al quotidiano Ludovico Arte, dirigente dell’istituto professionale "Marco Polo" di Firenze che si trova nel quartiere Isolotto. «Se un accoltellamento, un’aggressione non avviene nelle aule grazie ai controlli può succedere nel cortile, davanti all’ingresso. Il metal detector assolve il preside ma non la società», fa sapere Angelo Cavallaro, dirigente dell’Istituto comprensivo "Catalfamo", nella zona complicata di "Santa Lucia" a Messina. I presidi sottolineano inoltre l’importanza di investire in progetti di educazione all'ascolto psicologico e iniziative che favoriscano relazioni positive tra studenti, strumenti considerati più efficaci nel lungo periodo per prevenire episodi di violenza. Un recente sondaggio condotto da Ansa tra gli studenti ha rilevato che circa 6 giovani su 10 sono favorevoli all’uso di controlli e metal detector in scuole considerate a rischio. A livello internazionale invece, l’uso dei metal detector nelle scuole varia molto. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito ad esempio, dispositivi simili sono diffusi in aree urbane ad alta incidenza di violenza. Gli studi mostrano che non eliminano le cause profonde dei conflitti e talvolta spostano il problema fuori dai cancelli scolastici. Nei Paesi nordici infine l’approccio è prevalentemente educativo e preventivo, con investimenti su supporto psicologico e gestione dei conflitti, riducendo la necessità di controlli fisici agli ingressi. La sfida resta dunque trovare un equilibrio tra sicurezza reale e funzione educativa della scuola. Forse, prima di valutare l'installazione dei metal detector, dovremmo farci una semplice domanda: perché (e soprattutto quando) siamo arrivati a tutto questo?











