Le Olimpiadi sono storicamente apolitiche. È scritto espressamente nello statuto: i Giochi si svolgono senza discriminazioni, «in uno spirito di amicizia, solidarietà e correttezza». Esiste persino la cosiddetta «tregua olimpica», che nell'antichità veniva effettivamente rispettata sospendendo i conflitti in nome dello sport. Eppure è estremamente difficile che qualcosa - qualsiasi cosa, e a maggior ragione un evento di questa portata - rimanga totalmente apolitico.

Gli equilibri mondiali, infatti, sono spesso entrati prepotentemente nelle dinamiche dei Giochi Olimpici, tra scelte dibattute, boicottaggi e propaganda. Basta pensare ai Giochi di Berlino 1936 noti perché il regime nazista di Hilter li usò come piattaforma di propaganda per mostrare la potenza della Germania. In passato ci sono stati Paesi esclusi dalle Olimpiadi, come la Germania e il Giappone alle Olimpiadi di Londra dopo la fine della seconda guerra mondiale, e anche oggi, all'avvicinarsi di Milano Cortina 2026 si parla degli esclusi, tra polemiche e proteste.



milano cortina 2026: quali paesi sono esclusi dalle olimpiadipinterest
Mattia Ozbot//Getty Images

Russia e Bielorussia

Dopo che il Cio, nel 2022, di fronte dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, aveva vietato la partecipazione degli atleti russi e bielorussi, quest'anno il dibattito sul tema si è riacceso. A settembre il Comitato olimpico internazionale ha deciso che questi potranno partecipare alle Olimpiadi invernali ma solo come atleti individuali e neutrali, confermando la decisione che presa in occasione di Parigi 2024. Eppure la cosa non è piaciuta alla Federazione internazionale sci, sotto la cui ala rientrano diverse discipline come sci alpino, snowboard, freestyle, sci di fondo e combinata nordica.

La Fis ha infatti deciso di escludere gli sportivi russi e bielorussi dalle gare di qualificazione ai Giochi, senza eccezioni, nemmeno come atleti neutrali, impedendo di fatto la loro partecipazione alle Olimpiadi. A seguire anche altre federazioni hanno preso posizione: oltre alla Fis, anche l’Ibu, l’organismo di riferimento per il biathlon, ma anche gli sport di scivolamento come bob, slittino e skeleton, hockey su ghiaccio e curling. Il risultato sarà che solo pochissimi russi e bielorussi saranno presenti a Milano-Cortina, principalmente nelle gare di sci alpinismo, pattinaggio artistico, pattinaggio di velocità e short track, discipline gestite dall’Unione di pattinaggio.

Le proteste contro Israele

Un'altra questione problematica è quella di Israele. Il direttore esecutivo del CIO, Christophe Dubi ha dichiarato che Israele non subirà alcuna forma di esclusione dai prossimo Giochi, ma questo non significa che la questione sia chiusa. Israele dovrebbe portare alle Olimpiadi invernali dai due ai quattro atleti, ma ancora non si sa in quali discipline gareggeranno. Nel frattempo continuano le proteste di chi sostiene che il Paese debba essere trattato diversamente a fronte delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale nella Striscia di Gaza.

In diverse città italiane sono state organizzate manifestazioni di protesta, spesso in concomitanza con il passaggio della fiamma olimpica. «Le Olimpiadi, come altri eventi pubblici e di respiro mondiale, sono un'occasione per Israele per presentarsi come uno stato come gli altri, attento ai principi espressi dalla Carta Olimpica», spiegano i sindacati e i collettivi organizzatori, «Israele invece ha dimostrato sempre più ferocemente negli ultimi anni di voler imporre sulla Palestina e l'intero Medio Oriente una "democrazia" basata sulla noncuranza dei diritti umani, sulla discriminazione, sul genocidio e la repressione». A oggi quello che è certo è che gli atleti israeliani attesi a Milano Cortina non soggiorneranno nei Villaggi olimpici ma avranno misure di sicurezza specifiche. Per il momento, inoltre, ci si aspetta che la delegazione di Israele sfilerà alla cerimonia di apertura del 6 febbraio a San Siro, con la propria bandiera e il proprio inno e probabili ulteriori contestazioni.