Non succedeva dal 1965 che un presidente USA decidesse di schierare l'esercito in uno Stato senza il consenso del governatore in carica, ma in questi giorni è proprio quello che è accaduto in California, a Los Angeles, dove Donald Trump ha inviato 4000 riservisti della Guardia Nazionale e settecento Marine per sedare delle proteste.

A Los Angeles e in due centri vicini, Paramount e Compton, infatti, venerdì erano scoppiate delle accese proteste contro le politiche contro l'immigrazione dell'amministrazione Trump e contro l’ICE, l’agenzia federale statunitense per il controllo delle frontiere e dell’immigrazione per via di numerosi arresti di presunti migranti irregolari. Nonostante la polizia di LA sabato avesse fatto sapere che la situazione era sotto controllo, il presidente Trump ha deciso ugualmente di intervenire con l'esercito in quella che, secondo molti, è una violazione della Costituzione e un pericoloso precedente.

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San Francisco Chronicle/Hearst Newspapers

Trump seda le proteste a Los Angeles

Secondo alcuni esperti legali che hanno parlato con il Washington Post, il comportamento di Trump costituisce un «uso non ortodosso di una legge volta a sedare gravi disordini interni o un attacco agli Stati Uniti da parte di una potenza straniera». Solitamente, infatti, i riservisti vengono chiamati con l'assenso dei governatori, il più delle volte per catastrofi naturali o gravi disordini. Il presidente può aggirare la volontà del governatore ma solo «per respingere un'invasione o reprimere una ribellione».

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Spencer Platt

Trump, invece, ha giustificato le sue azioni accusando il governatore della California e la sindaca di Los Angeles Karen Bass di essere «incompetenti» e di aver lasciato la città nell'anarchia. Ha scritto sui social che Los Angeles era «invasa e occupata» ed era necessario «liberarla dall’Invasione dei Migranti». Anche il consigliere del presidente sull'immigrazione Stephen Miller, ha parlato di «insurrezione violenta» e di «battaglia per salvare la civiltà». Nel centro di Los Angeles è stato anche imposto un coprifuoco dalle 20 alle 6 e decine di persone sono già state arrestate per averlo violato.

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The Washington Post

Il governatore della California Gavin Newsom (democratico), in questi giorni si è opposto apertamente all'operato del Presidente e ha denunciato quanto accaduto parlando di democrazia messa a rischio. «La California potrebbe essere la prima, ma chiaramente non finirà qui. Toccherà ad altri Stati dopo», ha detto, «La democrazia è sotto attacco davanti ai nostri occhi. Questo momento che temevamo è arrivato». «I regimi autoritari», ha aggiunto poi, «iniziano prendendo di mira le persone con meno possibilità di difendersi, ma non si fermano qui».

Le proteste contro Trump da Los Angeles a New York

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ROBYN BECK

Nel frattempo, si stanno moltiplicando le proteste in diverse altre città statunitensi come New York, San Francisco, Atlanta, Seattle, Boston, Dallas, Chicago, Austin, Philadelphia. Si manifesta contro le politiche migratorie dell'amministrazione Trump e i raid contro gli immigrati, ma anche per denunciare l'operato del presidente a Los Angeles. I cortei, come riporta la Bbc, sono per lo più pacifici, ma con alcuni scontri e degli arresti. Secondo la CNN gli attivisti stanno pianificando altre e più grandi manifestazioni nei prossimi giorni, in concomitanza con la parata militare programmata da Trump a Washington il 14 giugno.

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Jason Armond