Non è che gli influencer assunti dalle Isole Baleari per promuovere il turismo abbiano fallito nel loro lavoro, il problema è, casomai, che lo hanno fatto troppo bene.

Il governo regionale delle Baleari, infatti, ha detto che non ha più intenzione di collaborare con loro, li ha sostanzialmente licenziati perché hanno fatto quello che era stato chiesto loro di fare: riempire di avventori anche i luoghi un tempo isolati, ora presi d'assalto da un turismo insostenibile.

Le Baleari hanno un problema di overturism

La campagna di influencer marketing messa in atto dal dipartimento del Turismo delle Baleari nel 2024 aveva uno scopo ben preciso: rendere meno affollate le spiagge più note e indirizzare i turisti in altre aree meno conosciute e più isolate. L'esperimento, però, non ha funzionato, o meglio, ha creato un nuovo problema. I post sponsorizzati degli influencer ingaggiati per dalle Baleari hanno finito per attrarre un enorme numero di persone in zone poco preparate a un tale afflusso oltre che molto delicate dal punto di vista naturalistico.

Spiagge come Caló des Moro, che può ospitare un massimo di 100 persone, ora si trova con un afflusso di 4000 persone e 1.200 auto ogni giorno con conseguente aumento delle spese per il comune che deve mantenere pulita e sicura la cala. «La campagna ha avuto l'effetto completamente opposto a quello previsto ed è in contrasto con la politica governativa volta a contenere il turismo», ha affermato un portavoce dell'ente del turismo delle Baleari al Guardian mentre, secondo l’Independent, alcune pagine dei siti web istituzionali dedicate a spiagge o punti panoramici particolarmente gettonati sono state oscurate.

È il caso del punto panoramico di Es Vedrà, isola poco distante da Ibiza. Su TikTok ci sono video che mostrano folle di persone che scattano foto e si fanno selfie al tramonto, ma anche vere e proprie feste organizzate sul promontorio davanti al mare. Ora, però, il belvedere è stato chiuso: gli abitanti di Cala d'Hort de Sant Josep hanno bloccato l'accesso dei turisti nel tentativo di frenare il turismo «da selfie» e limitare l'inquinamento acustico e i rifiuti. Allo stesso modo nel giugno 2024, centinaia di attivisti si erano riversati a Caló des Moro per chiedere ai bagnanti di lasciare la spiaggia. Portavano uno striscione gigante che recitava: «Ocupem les nostres platges» ossia «Occuperemo le nostre spiagge».

Turismo social

Il caso delle Baleari è lo specchio esatto delle derive social dell'overtourism per cui un luogo non è più bello in quanto tale, ma perché visto in migliaia di video e replicato in altrettante foto. Non è solo una questione di andare dove vanno tutti, ma si cerca il punto esatto dove fare la foto per ricreare l'esperienza dell'ultimo reel che abbiamo salvato e, solo allora, poter dire di aver davvero conosciuto un Paese e sfruttato la vacanza. Mentre guardi il tramonto da un punto panoramico puoi osservare in diretta quello che ti stai perdendo in un'altra spiaggia popolare,in un circolo vizioso di Fomo che non finisce mai.

Prima dell'avvento dei social al massimo si poteva finire in libreria a comprare la stessa guida, ora cerchiamo su TikTok i ristoranti «non turistici», salviamo i reel da centinaia di migliaia di visualizzazioni che promettono 5 cose da fare a Tokyo che nessuno conosce. Spulciamo, compariamo, raccogliamo un'enormità di informazioni per prefigurarci (ma è qualcosa di più, è quasi un pre-vivere) come sarà, e poi se è nuvolo o c'è troppa gente ci roviniamo la serata. Vogliamo poter dire di aver trovato anche noi per caso la vista più bella dell'isola, ma della scoperta ci piace solo l'eccezionalità, l'arrivare prima degli altri. Non abbiamo tempo, nemmeno in vacanza, per i tentativi e gli imprevisti, né per l'autenticità intesa anche come normalità.