«Dopo aver visto il video di Nicholas Fuentes mi sono sentita male fisicamente», scrive una donna su Instagram. Si riferisce a una clip dove lo streamer di estrema destra filo nazista, suprematista e misogino, esulta per la vittoria di Trump dicendo, tra le risate, frasi come «Gli uomini hanno vinto di nuovo!», «Ehi, stronze, indovinate un po'? Controlliamo i vostri corpi!», «Non ci sarà mai una presidente donna, non avrete mai il controllo dei vostri corpi!». Fuentes è stato il primo a scrivere su Twitter la fase «Your body, my choice», che ribalta il famoso slogan femminista «My body, my choice», rendendola popolare tra i giovani maschi estremisti dopo gli esiti delle presidenziali. Per quanto Fuentes sia noto per le sue posizioni violentemente discriminatorie simili a quelle di Andrew Tate e vicine alla subcultura Incel, non si tratta di un caso isolato. La misoginia sta dilagando sui social trasformandoli rapidamente in una cloaca di violenza testosteronica, deliri di onnipotenza e odio per le donne, per le persone non bianche ed LGBT+.
Online si respira un'atmosfera apocalittica. Le donne si scambiano consigli su come tutelare i loro diritti in vista di 4 anni di presidenza Trump: suggeriscono di fare scorta di pillole abortive prima che vengano messe fuori commercio, di cancellare le app per il ciclo mestruale e di evitare il più possibile ogni tipo di tracciamento. Nel frattempo gli uomini le deridono scrivendo commenti tipo «La mia cucina, il tuo luogo di lavoro» o «Minacciate uno sciopero del sesso? Come se poteste scegliere!», «Ho visto una donna attraversare la strada oggi e ho tenuto il piede sull'acceleratore. Diritto di precedenza? Ma non ne hai più di diritti!». Su TikTok una ragazza di nome Camila Guadarrama ha raccontato di aver dovuto cancellare un video «perché stavo venendo minacciata e diversi uomini stavano commentando dicendo che non vedevano l'ora che venissi stuprata o scrivendo "Your body, my choice"».
Episodi simili stanno avvenendo anche nei confronti di altre comunità marginalizzate. Mercoledì alcuni studenti neri della University of Alabama hanno riferito di aver ricevuto gravi messaggi razzisti da una serie di numeri di telefono anonimi. Uno di questi diceva: «Siate pronti alle 13:00 in punto con i vostri averi. I nostri Executive Slaves
verranno a prendervi in un Black Van, preparatevi a essere perquisiti una volta entrati nella piantagione. Siete nel gruppo di piantagioni C». C'è anche chi parla di rinchiudere le persone omosessuali e trans in dei campi e chi inneggia allo stupro.
Naturalmente non è che queste persone non esistessero prima del 5 novembre. Solo che, ora, come fa notare la TikToker Hannah Cor, la vittoria di Trump li ha fatti sentire legittimati. «Gli uomini non si trattengono più né tacciono il loro odio per le donne. Sanno che possono odiarci ad alta voce e non perdere nulla». Donald Trump, del resto, è stato accusato di violenza sessuale da numerose donne, è stato condannato, è a tutti gli effetti uno stupratore ma questo non gli ha impedito di ricandidarsi e di venire rieletto. Ha basato la sua campagna elettorale su sessismo e mascolinità egemone e ora la misoginia più estrema sta mostrando il suo volto peggiore.
Come ha scritto la giornalista e saggista Jia Tolentino sul New Yorker, sembra una guerra tra i generi. Mano a mano che le donne si sono fatte strada grazie al femminismo è aumentata la polarizzazione e la tensione e queste elezioni ne sono la prova. Solo che c'è una sostanziale differenza: «Nel mondo immaginario governato da lesbiche socialiste arrabbiate, non c'è assolutamente nulla che ti impedisca di essere una casalinga incinta che gira per casa a piedi nudi a ventiquattro anni, se vuoi esserlo. Nel mondo sempre meno ipotetico governato dai trumpiani di estrema destra, invece, la servitù delle donne deve essere assicurata privandole del controllo sui loro corpi e, idealmente, rimuovendole del tutto dalla sfera pubblica».











