Nel suo discorso a Madison Square Garden, poco prima delle elezioni presidenziali USA di domani, Donald Trump ha scelto di inserire un preciso riferimento alla comunità trans. «Elimineremo la follia transgender dalle nostre scuole, e terremo gli uomini fuori dagli sport femminili», ha detto Trump confermando un trend già evidente nell'ultima fase della campagna che ha visto il candidato Repubblicano sempre più deciso nei suoi attacchi alla comunità. Tra i temi che segneranno queste elezioni, infatti, ci sono proprio i diritti LGBT+ su cui i due candidati hanno posizioni molto differenti. In base a chi vincerà le prossime elezioni, gli scenari potrebbero quindi risultare molto diversi.
Trump e i diritti LGBT+
Le posizioni di Trump sui diritti LGBT+ sono sempre apparse contraddittorie, basti pensare che nei primi anni 2000, ancor prima di entrare in politica, Trump si era espresso a favore di una legge sulle unioni civili che garantisse gli stessi diritti delle coppie sposate o al fatto che sua moglie Melania Trump nel 2020 lo abbia definito «Il primo presidente a entrare alla Casa Bianca sostenendo il matrimonio gay». Eppure nel 2011 ha dichiarato proprio di essere «contrario al matrimonio omosessuale», nel 2015 ha affermato di «sostenere il matrimonio tradizionale» solo per poi diventare, nel 2016, il primo candidato repubblicano alla presidenza a menzionare le questioni LGBTQ+ nel suo discorso al Partito Repubblicano impegnandosi a proteggere la comunità dopo la sparatoria al nightclub Pulse.
Se delle sue dichiarazioni non ci si può fidare, i fatti invece parlano chiaro, specie per quanto riguarda i diritti della comunità trans che negli Stati Uniti sono attualmente al centro di un acceso dibattito. Durante la sua amministrazione Trump ha introdotto un divieto (poi revocato da Biden) per le persone transgender di prestare servizio nell'esercito, ha cercato di abrogare i diritti trans in ambito sanitario e di revocare le protezioni nelle prigioni federali per i detenuti transgender. Nel corso dell'attuale campagna elettorale, poi, ha più volte fatto ricorso alla retorica anti-trans, spendendo milioni di dollari in pubblicità incentrate sulla questione, più di quanti ne abbia spesi per parlare di tutte le altre tematiche.
Si tratta di un insieme di dichiarazioni false volte ad alimentare la paura del "gender" e di conseguenti promesse di tutelare le famiglie americane da questa fantomatica minaccia. Durante il dibattito con Kamala Harris, Trump ha accusato la candidata democratica di voler «fare operazioni transgender sugli immigrati clandestini che sono in prigione» e questa settimana il suo vice JD Vance ha sostenuto che gli adolescenti stanno «diventando trans» per entrare nei college della Ivy League. Trump ha anche parlato della possibilità di introdurre una legge che stabilisca che esistono «solo due generi» e ha proposto di vietare l'intervento ormonale o chirurgico per i minori transgender in tutti i 50 stati e di punire gli insegnanti che parlano di questi argomenti con gli studenti. Si teme poi che, se Trump verrà rieletto, annullerà le politiche federali contro le discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere, specie in ambito lavorativo anche se è difficile predire quali delle sue posizioni si trasformeranno in posizioni concrete e quali verranno completamente ribaltate.
Kamala Harris e diritti LGBT+
Il sostegno di Kamala Harris alla comunità LGBT+ è evidente da anni e ha segnato tutto il corso della sua carriera politica. L'abbiamo vista partecipare entusiasta ai Pride assieme a suo marito e sostenere le istanze pro-LGBTQ anche prima di altri membri di spicco del suo partito. Quando era procuratrice distrettuale a San Francisco ha celebrato alcuni dei primi matrimoni omosessuali della nazione, nonostante la legge ancora non li riconoscesse. Ha anche implementato un'unità per indagare sui crimini d'odio contro le persone LGBTQ+ e cercato di porre fine alla cosiddetta "panic defense" che consentiva agli imputati di omicidio di chiedere condanne minori se dimostravano di essere stati presi dal panico per via dell'orientamento sessuale della vittima. Successivamente, nei suoi anni da senatrice, Harris ha sostenuto diverse proposte di legge volte ad affrontare la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere e ha presentato una proposta di legge per rendere obbligatoria la copertura assicurativa della profilassi per l'HIV. Infine, come vice di Joe Biden, si è espressa contro l'ondata di leggi anti-LGBTQ+ negli Stati conservatori di tutto il Paese e ha lavorato con l'amministrazione per tutelare i matrimoni omosessuali e gli studenti LGBT+. In onore del suo impegno, Biden le ha donato la penna che ha usato per firmare il Respect for Marriage Act nel dicembre 2022.
Nel corso dell'attuale campagna elettorale, Harris ha cercato di non rispondere direttamente agli attacchi di Trump, ma ha mantenuto salde le sue posizioni, anche sui diritti delle persone trans, compresi i detenuti. «È importante che le persone transgender che si affidano allo Stato per le cure ricevano il trattamento di cui hanno bisogno, che include l’accesso alle cure associate alla transizione di genere. Per questo motivo, come procuratrice generale, ho spinto il Dipartimento di Correzione e Riabilitazione della California a fornire interventi chirurgici per la transizione di genere ai detenuti dello Stato», ha spiegato. «Sono favorevole a politiche che garantiscano ai prigionieri e ai detenuti federali la possibilità di ottenere le cure mediche necessarie per la transizione di genere, comprese quelle chirurgiche, mentre sono incarcerati o detenuti», ha aggiunto durante il dibattito, «Il trattamento di transizione è una necessità medica e darò istruzioni a tutte le agenzie federali responsabili della fornitura di cure mediche essenziali per fornire il trattamento di transizione».
Per Harris «la lotta per l'uguaglianza dei diritti è un'espressione del nostro amore per il nostro Paese» e in molti sostengono che, se verrà eletta, non solo sarà la prima donna alla Casa Bianca, ma anche la presidente più vicina alla comunità LGBT+ della storia statunitense.













