Venerdì 27 ottobre l'Onu ha approvato una risoluzione per una «tregua umanitaria immediata e duratura» nel conflitto tra Israele e Hamas. Ha chiesto a tutte le parti di rispettare il diritto internazionale umanitario, la fornitura di aiuti e servizi essenziali nella Striscia di Gaza, l'apertura di corridoi umanitari, la «revoca dell’ordine da parte di Israele di evacuazione i palestinesi dal nord della Striscia» e, allo stesso tempo, «il rilascio immediato e incondizionato» di «tutti i civili tenuti illegalmente prigionieri». Alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, hanno votato contro, altri come l'Italia e la Germania si sono astenuti, altri ancora hanno votato a favore, come il Belgio, la Francia e la Spagna. Mentre i bombardamenti su Gaza proseguono ininterrottamente in risposta all'attacco da parte di Hamas a Israele il 7 ottobre, le organizzazioni umanitarie denunciano perdite enormi a livello di popolazione civile: Save the Children parla di 3.000 bambini uccisi. Per questo sono aumentate le manifestazioni per chiedere il cessate il fuoco: lo chiedono le famiglie degli ostaggi israeliani, lo chiedono persone di tutto il mondo riunite nelle piazze, lo chiedono più di 230 organizzazioni umanitarie in un appello per «evitare una catastrofe umanitaria» e lo chiedono artisti e attori che in queste ore si sono espressi pubblicamente.
«Come milioni di persone in tutto il mondo, ho trascorso le ultime settimane addolorata e arrabbiata per l'attacco terroristico in Israele, per la morte di così tanti civili innocenti e chiedendomi come aiutare al meglio», ha scritto su Instagram Angelina Jolie, da sempre molto impegnata nelle cause umanitarie e attenta ai diritti dei bambini. «Ciò che è accaduto in Israele è un atto di terrorismo», ha aggiunto senza mezzi termini, «ma ciò non può giustificare la perdita di vite innocenti nel bombardamento di una popolazione civile di Gaza che non ha nessun posto dove andare, nessun accesso al cibo o all'acqua, nessuna possibilità di evacuazione e nemmeno il diritto umanitario base di poter attraversare una frontiera per cercare rifugio».
Come lei anche altre star di Hollywood hanno fatto lo stesso: in una lettera pubblicata venerdì scorso, decine di esponenti del mondo dello spettacolo hanno chiesto al presidente Biden di spingere per la fine dei bombardamenti su Gaza e il rilascio di tutti i prigionieri tenuti da Hamas. Il testo è stato firmato da star come Joaquin Phoenix, Cate Blanchett, Susan Sarandon, Jessica Chastain, Kristen Stewart, Alia Shawkat, Channing Tatum, Dua Lipa, Oscar Isaac, Rooney Mara, Sandra Oh e Mark Ruffalo. «Salvare vite umane è un imperativo morale», si legge, «Ci rifiutiamo di raccontare alle generazioni future la storia del nostro silenzio, del fatto che siamo rimasti a guardare senza fare nulla. Come ha detto il capo degli aiuti di emergenza Martin Griffiths a UN News,“La Storia ci sta guardando”».
Anche in Italia, pian piano artisti ed esponenti dello showbiz stanno chiedendo il cessate il fuoco per ragioni umanitarie. «C'è una sola parte dove si può stare», ha scritto Fedez nelle sue storie Instagram, «ed è dalla parte dei bambini e dei civili, tutti innocenti, che a Gaza hanno perso o stanno perdendo la vita. Perché se non muoiono sotto le bombe, muoiono per mancanza di acqua, cibo, elettricità». Diversi artisti e autori, poi, hanno scelto di non partecipare al Lucca Comics perché patrocinato dall'ambasciata italiana di Israele. Il primo è stato Zerocalcare: «A Gaza sono incastrate due milioni di persone che non sanno nemmeno se saranno vive il giorno dopo», ha scritto sui social, «mentre anche le Nazioni Unite chiedono un cessate il fuoco - il minimo, davvero - che viene sprezzantemente rifiutato, per me venire a festeggiare lì dentro rappresenta un cortocircuito che non riesco a gestire». Anche Amnesty International Italia ha preso la stessa decisione così come Gli Ultimi, Giancane e Jole Signorelli aka Fumettibrutti. «Non dovrei dare alcuna spiegazione al riguardo», ha scritto Signorelli, «ma voglio comunque scrivere una parola di cui parlava sempre anche Michela Murgia, che è intersezionalità. Significa preoccuparsi per tutte le lotte contro l’oppressione, dei corpi e dei popoli, non solo di quelle che ci fanno comodo. Il femminismo è la chiave di lettura del mondo che mi rende libera ogni giorno, e non si tratta di un dovere per me, è l’essenza stessa della vita».











