A Kabul la situazione è sempre più drammatica. Mentre si contano le vittime degli attacchi kamikaze rivendicati dall’Isis-K del 26 agosto, oltre 170 persone tra cui 13 soldati americani (secondo una fonte del ministero della Sanità afghano), i cittadini che rimangono in Afghanistan ripongono le proprie speranza di salvezza in un’applicazione, Ehtesab. Parliamo di una realtà digitale nata a marzo dello scorso anno e fondata da Sara Wahedi in seguito al suo coinvolgimento in un attacco bomba a Kabul: “Ho iniziato a riflettere sull’idea di affidabilità e sulla diffusione dell’informazione”. Oggi, quell’idea concretizzata da Wahedi insieme a un team di 20 persone, donne e uomini under 25, è indispensabile per i cittadini afghani per ricevere giorno e notte, in diretta, notifiche con gli aggiornamenti dalla capitale.
Dopo la presa di Kabul del 15 agosto da parte dei Talebani, le cose sono cambiate anche per Ehtasab: il team si è visto costretto ad abbandonare gli uffici, ha iniziato a lavorare da remoto e la sua fondatrice, Sara Wahedi, da New York dove frequenta la Columbia University, si è occupata di rimuovere qualsiasi traccia dell’identità di tutte le sue collaboratrici. Anche il modo di dare informazioni è cambiato: “Non appena hanno raggiunto il centro della città, tutto si è fermato. Nessuno pubblicava niente online, non riuscivamo a comunicare. Le persone hanno cancellato i loro messaggi o spento i loro telefoni. Quando i Talebani hanno raggiunto l’ufficio del presidente, ci siamo resi conto che da quel momento avremmo dovuto fare da soli”.
Con l’arrivo dei Talebani anche il modo di comunicare è cambiato, sull’applicazione le segnalazioni vengono date in modo sicuramente meno esplicito di prima per evitare che l'applicazione possa essere bandita: “Usiamo parole e frasi che indicano un’emergenza. Per esempio, un blocco stradale può essere sinonimo di pericolo, ma noi non possiamo dirlo esplicitamente. Se qualcuno ci accusa di andare contro il governo, possiamo dire di aver semplicemente segnalato un blocco stradale e basta, dato che è un problema per la mobilità delle persone. Questa è la nostra strategia“.
Il futuro di Ehtesab è nelle mani dei Talebani: “Apprezzano questa tecnologia - ha raccontato la fondatrice - per questo, non credo che l’accesso ai social e a internet verrà proibito. Se i Talebani decideranno di decimare la città, non potremo farci niente. Ma se i Talebani faranno quello che dicono di voler fare, se il loro governo sarà davvero diverso, allora il nostro lavoro potrà continuare".












