Le foto delle ragazzine iraniane in classe senza velo e con il dito medio alzato verso la foto dell'Ayatollah lasciavano solo immaginare il peggio. «Dopo decenni di propaganda statale nel sistema educativo per fare il lavaggio del cervello ai bambini, la Repubblica islamica sta scoprendo che i bambini sono diventati una caratteristica distintiva del movimento del paese per il cambiamento sociale e politico», ha dichiarato Hadi Ghaemi il direttore esecutivo del CHRI, Centro per i diritti umani in Iran. «In risposta, lo stato sta picchiando, rapendo e uccidendo i bambini», ha aggiunto Ghaemi, «in palese violazione di ogni standard legale ed etico».
In questi giorni si sta parlando molto della storia di Masooumeh, una ragazzina di soli 14 anni arrestata e violentata fino a causarne la morte. È stato lo stesso Ghaemi a raccontare la sua storia al New York Times. La bambina viveva in un quartiere povero di Teheran e aveva protestato togliendosi il velo a scuola. Le telecamere l'hanno identificata ed è stata arrestata. È stata poi portata in ospedale per una grave emorragia vaginale e lì è morta. Anche sua madre, secondo Ghaemi, ora è scomparsa. Ma Masooumeh non è l'unica. Sembra che la violenza sui bambini stia diventando uno strumento di repressione del dissenso usato dal governo iraniano. «Nel centro di detenzione c'erano circa 30-40 donne e il resto erano ragazzi», ha riferito alla CNN Hana, una donna curdo-iraniana arrestata dalla polizia dopo una manifestazione, «C'erano ragazzi di 13 e 14 anni che sono stati catturati durante le proteste. Sono stati brutalmente picchiati. Hanno picchiato ancora di più le ragazze. Le hanno violentate sessualmente».
L'UNICEF ha messo in guardia in una dichiarazione dalle «continue irruzioni e perquisizioni condotte in alcune scuole» e, secondo l'Associazione per la protezione dei bambini con sede a Teheran, almeno 50 minori sono stati uccisi dall'inizio delle proteste. «La Repubblica islamica fa parte di quella manciata di paesi che ancora giustiziano i minorenni, quindi non sorprende che stia ricorrendo a uccisioni e torture per reprimere il dissenso, la libertà di parola e la libertà di pensiero tra i bambini», ha affermato Ghaemi chiedendo che la comunità internazionale non lasci che questi crimini in Iran passino sotto silenzio.












