In uno degli ormai rarissimi momenti liberi, Elecktra Bionic (al secolo Mattia Di Renzo) si collega via Zoom dal suo appartamento torinese. È multitasking perché, tra una risposta e l’altra, sistema una ciocca della parrucca che sta realizzando per le prossime esibizioni.
Dopo aver ricevuto uno dei regali di Natale più iconici di sempre, la vittoria della prima edizione di Drag Race Italia (attualmente sono in corso i provini per la seconda), la 27enne performer torinese ha l’agenda pienissima, ma fa una pausa per raccontare il potere rigenerante del make-up in occasione del lancio della sua linea ad edizione limitata per MAC Cosmetics. Il programma di Discovery+, infatti, le ha regalato non solo scettro e corona ma anche la possibilità di diventare brand ambassador per un anno. D’altronde anche RuPaul, ideatrice del format ormai declinato in tutto il mondo, dalla Thailandia al Canada, è stata la prima testimonial del rossetto Viva Glam. Correva l’anno 1994 ed era stato lanciato per raccogliere fondi contro HIV e AIDS.
Elecktra Bionic firma dieci prodotti per viso, occhi e labbra con il simbolo di due tra i suoi tatuaggi più iconici (e spiega perché ha scelto proprio questi) e per un’artista come lei la soddisfazione è doppia. Onicotecnico di giorno, drag queen di notte, non ha sviluppato una passione per il trucco frugando nell’armadio della mamma, ma ha trovato un percorso tutto suo per uscire dal bozzolo.
Ora è una delle queen più conosciute al mondo e in calendario ha già degli eventi internazionali: a Parigi a maggio, a luglio in Olanda con Vanessa Van Cartier e poi a gennaio alla famosa convention Drag Con di Londra. Nel frattempo ha in serbo novità ancora top secret ma ne approfitta per fare un bilancio di carriera, amori, amicizie (anche out of drag) e persino togliersi qualche sassolino dalla scarpa, anzi dai tacchi a spillo (anche se, visti i 194 centimetri d’altezza, svetterebbe comunque anche senza).
Com’è cambiata la sua vita dopo Natale? Oltre all’incremento di autografi e selfie…
«Di tanto in tanto in discoteca mi affiancano un buttafuori che mi accompagni al bar o sul palco. Durante un numero burlesque, infatti, il pubblico mi ha strappato i vestiti di dosso e se li è portati via… da allora gli organizzatori sono corsi ai ripari».
Ha dovuto dire tanti no?
«Qualcuno».
Facciamo una classifica, da quello che le è pesato meno a quello che è costato tanto?
«Liquido sempre in fretta chi vuole che promuova codici sconto in cambio di una percentuale di guadagno. Invece non ho dormito per una settimana quando mi hanno offerto RuPaul’s Drag Race Canada vs the world (la seconda edizione della gara internazionale di drag queen, ex concorrenti del franchise, ndr.) e ho dovuto rifiutare».
Per via del gap linguistico?
«No, io ci avrei messo il corpo e la faccia, la lingua l’avrebbe potuta mettere qualcun altro (ride, ndr.) perché si può fare arte anche in silenzio. Mi piange il cuore ma non ce la facevo con le tempistiche, avrei avuto più tempo per la preparazione dei costumi e per alzare il livello rispetto a quanto già fatto nella competizione italiana».
Di recente ha partecipato alla prima del musical queer Tutti parlano di Jamie al Teatro Brancaccio di Roma con il cast (quasi) al completo di Drag Race. Con chi ha legato di più e con chi ha perso i contatti?
«Sono vicina a Divinity, Ivana Vamp e Luquisha Lubamba mentre Farida Kant e Le Riche fingono indifferenza ma lanciano frecciatina. Ho fatto uno show al Muccassassina di Roma e nessuna delle due è venuta a trovarmi. Farida ha scritto in un post: “Potrai battermi ma non batterai mai i miei vestiti”. Comunque un eventuale risentimento nei miei confronti è sbagliato perché non ho proclamato io la mia vittoria. Speravo in una maggiore sincerità, ma non posso fare altro che consigliarle un bagno d’umiltà».
Ha rapporto con le drag internazionali?
«Io e Kandy Muse (USA, ndr.) ci scriviamo, ho un bel rapporto con Vanessa Van Cartier (Olanda, ndr.) e Sagittaria (Spagna, ndr.)».
Chi è il personaggio più famoso che si sia congratulato per la sua vittoria?
«Tiziano Ferro è stato molto gentile e mi ha mandato i complimenti».
Ha già detto di voler essere la prima drag queen a varcare la porta rossa del Grande Fratello. Oltre alla tv nel suo futuro vedrebbe anche il cinema?
«Sarebbe un sogno essere diretta da Ferzan Ozpetek su un film che parlasse della community arcobaleno e fosse d’ispirazione per le giovani generazioni. Darebbe loro la forza di rialzarsi come ha fatto con me il mondo drag».
Ricorda la prima volta in cui è stata attirata dalla magia della trasformazione attraverso il trucco?
«Era molto prima che nascesse Elecktra: alle medie ho invitato i compagni di classe a casa per una merenda e li ho truccati tutti. Ad una ho disegnato una farfalla gigante sulla faccia».
È un tema ricorrente, questo: lo ha tatuato sulla gola e compare come simbolo della collezione MAC, perché?
«Il tatuaggio risale alla fine del primo lockdown. Da poche settimane avevo chiuso una relazione tossica, anche se piena d’amore e non lo accettavo. Piangevo giorno e notte, ho perso dieci chili in quindici giorni e avevo attacchi di panico. In quel momento mi sentivo chiudere la gola ed è proprio lì che ho voluto tatuare la farfalla, che simboleggia la mia rinascita interiore».
E la mezzaluna rovesciata, sempre presente nella linea?
«Per me rappresenta il legame con il mio migliore amico Luca, è un simbolo femminile e magico. Mi sembrava fosse perfetto per la linea, d’altronde io con il trucco faccio magie».
Ogni tatuaggio è legato ad una persona?
«Sì, dal nome di mia sorella e mia nipote al cupcake che rappresenta mamma, al cuore con la croce sul polso, che invece era un modo di dire tra me e il mio ex. Viene dalla frase: “Croce sul cuore, potessi morire”. Ho anche un tatuaggio in memoria di un amico mancato e uno legato ad una storia lunga cinque anni».
Anche l’esperienza del trucco è nata grazie all’aiuto di qualcuno?
«In quel caso no, ho imparato da solo… e si vedeva. Alle superiori mi ritrovavo la faccia arancione perché anziché fare le lampade ricorrevo alla terra di mia madre e i risultati erano discutibili».
Cosa vuol dire per lei indossare il make-up?
«Vuol dire trovare un modo per star bene con se stessi, dar sfogo alle emozioni e sentirsi liberi. A me mette di buonumore e succede da prima che nascesse Elecktra».
Che trucco indossa Mattia?
«Non riesco ad iniziare la giornata senza correttore, ormai da dieci anni. Ho quelle occhiaie viola che sbattono e danno insicurezze. Va bene accettarsi ma se il trucco esiste usiamolo e sentiamoci al top. Ecco perché poi aggiungo un velo di cipria, un riempimento per le sopracciglia e un po’ di fard per ottenere la guancia perlata».
Come avviene il passaggio da Mattia a Elecktra?
«Solitamente al momento dell’ombretto e infatti i miei amici mi dicono: “Ecco, è arrivata”. Ad ogni passaggio Mattia si fa da parte e lascia spazio ad Elecktra. All’inizio lei si esibiva sul palco in condizioni orrende perché non sapeva cosa stesse facendo. Avevo vent’anni e ho debuttato al Vanity, ma di trucco ne sapevo ben poco e Miss Pingy era severa, mi diceva: “Se vuoi usare la mia roba è lì”. Dietro le quinte c’erano artiste incredibile, gente che preparava sul momento copricapo con la colla a caldo. Così quando sono riuscita a fare il mio primo smokey eye e mi hanno detto “Brava” mi sono sentita al settimo cielo. Ho capito il potere trasformante del trucco, anche con un solo tocco, con un pennellino minuscolo, che riesce a cambiarti lo sguardo».
Non ha chiesto consigli a mamma?
«Lei non ci capisce nulla e mia sorella peggio ancora, mette chili di mascara e bronzer a caso. Sua figlia di tre anni e mezzo invece ruba i miei trucchi. Di recente ho lasciato per sbaglio un ombretto oro satinato di MAC sulla mensola e me lo ha rubato, nascondendosi dietro una tenda per spalmarselo su tutta la faccia».
A chi si rivolge, allora, con questa collezione?
«A tutt*, è versatile e va bene per total look sia di giorno che da sera, ricordando che anche un invito a cena richiede make up diversi. Se incontri i parenti vai sul leggero ma se devi conoscere la suocera allora punta su una sorta di “effetto figa”, ti metti al top, schiena dritta, gambe larghe e un atteggiamento che non si scalfisce neppure con il coltello».
Ha mai avuto insicurezze? L’altezza, ad esempio, può essere uno scudo ma anche un luogo da cui si è sempre visibili.
«Quando sono cresciuto all’improvviso, da ragazzo, vedevo gli altri ragazzi con una corporatura come la mia, magri, ma io rispetto a loro sembravo quasi tirato verso l’alto. Per non parlare del disagio dei pantaloni che non mi arrivano mai alla caviglia. Ora mi ci sono rapporta, so che la gente mi guarda e mi sono detto che d’altronde un’altezza classica non si sarebbe adattata bene al personaggio. Gli dei sono giunonici rispetto agli uomini, è tutta una questione di proporzioni».
Molte volte, nelle varie edizioni di Drag Race, si parla di pregiudizi anche in seno alla stessa comunità LGBT+ nei confronti delle queen. Le ha sperimentati sulla propria pelle?
«In passato ne ho sofferto, quando mi sono sentito dire: “Esteticamente sei bellissimo ma non esco con te perché ti travesti” oppure “Ti vedo come una donna”. Ecco, quella è mascolinità tossica ed esiste anche in Italia. All’inizio ho reagito cercando d’indossare abiti super maschili, insomma fingevo di essere qualcun altro. Ora, invece, vivo con libertà e mi ripeto che, d’altronde, non tutti possono avere buongusto».
Colpo di fulmine per la scrittura a 4 anni: tutto merito di una macchina da scrivere gialla, giocattolo sì ma ancora funzionante. "Nerd con lode", dopo la tesi di laurea sulle serie tv, faccio la giocoliera di parole di professione e, tesserino alla mano, immagino già una degna sepoltura al Comic-Con di San Diego.












