«È frustrante che ogni volta che noi – e con "noi" intendo le persone che mi somigliano – facciamo qualcosa che rompe i confini dei generi musicali, questa venga sempre inserita nella categoria rap o urban». A dirlo era Tyler, The Creator, dopo aver ritirato il Grammy con IGOR, per la categoria di "Best Rap Album". Chi conosce quel disco dalla copertina rosa, già diventato un oggetto da collezione, lo sa in che direzione andavano brani come "EARFQUAKE", "I DON'TLOVE YOU ANYMORE", "ARE WE STILL FRIENDS?", già nel 2019; opere che segnalavano la trasformazione definitiva dell'artista di Los Angeles, che si affermava come autore e produttore completo.



Un album difficile da inserire in un solo genere che la critica ha definito soprattutto hip hop alternativo, ma che incorporando elementi di R&B, soul, funk, neo-soul, synth-pop e pop psichedelico, è arrivato a essere identificato, in alcuni contesti, nella categoria di pop sperimentale. Forse sono proprio le sue strutture emotive della ballad d'amore, riscritte attraverso suoni stranianti, beat switch, voce manipolata, cambi di ritmo e arrangiamenti non lineari, oppure le influenze evidenti, da Pharrell Williams a Stevie Wonder, ma anche della tradizione funk e di quella soul degli Anni '70, a rendere quel premio così riduttivo; e non è nemmeno un caso unico nel suo genere.

Gli artisti neri hanno infatti sempre spinto il suono oltre le categorie che sono state loro assegnate, ma molto poco spesso questo gli viene riconosciuto. Su Instagram, il magazine SAVSSOUNDS | ALTVERSE dichiara: «Abbiamo contribuito in modo determinante – e spesso dato origine – a generi che, col tempo, la cultura popolare ha finito per dissociare dalla loro origine nera», «Prima che fosse "alternative" music, era "black music"». «Non mi piace la parola "urban". Per me è solo un modo politicamente corretto di dire la n-word», aggiungeva Tyler dopo la decisione della Recording Academy.

La storia (spesso dimenticata) dei generi musicali plasmati dall'innovazione della musica nera

La storia della musica contemporanea è attraversata da un filo spesso invisibile: l'innovazione nera. Molti dei generi che hanno definito il suono degli ultimi decenni sono nati, evoluti o hanno trovato nuove possibilità grazie ad artisti e comunità nere che hanno ampliato i confini di ciò che la musica poteva essere. Nel rock, figure come Jimi Hendrix, Prince e Tina Turner hanno trasformato non solo il linguaggio dello strumento e della performance, ma anche l'immaginario estetico legato al genere. Con la loro capacità di fondere psichedelia, funk, soul e sperimentazione, hanno dimostrato che il rock non era una forma musicale chiusa, ma un territorio in continua espansione. Anche band come Living Colour, band di New York, hanno contribuito a ridefinirne i codici, portando nuove prospettive all'interno di una scena, quella degli Anni '80 e '90, spesso raccontata attraverso una lente prevalentemente bianca. Attraverso la fusione di hard rock, funk, jazz, punk e metal, il loro album d'esordio Vivid, con il singolo "Cult of Personality", è l'esempio di come una band nera potesse occupare uno spazio nel rock e nel metal mainstream dell'epoca.

Lo stesso si può dire anche per il punk, genere associato frequentemente alla ribellione britannica e americana degli Anni '70, ma le cui radici sono più complesse. SAVSSOUNDS cita i Death (di Detroit, Michigan) come gruppo proto-punk che ha anticipato molte delle energie del movimento con un suono aggressivo e visionario, mentre Poly Styrene, la voce degli X-Ray Spex, per essere la figura che ha ridefinito il punk britannico attraverso una presenza artistica radicale.

Sempre a Detroit, negli Anni '80 e '90, prendeva forma il futuro della musica elettronica. La techno nasceva come visione futuristica, costruita da artisti neri come Juan Atkins, Kevin Saunderson e K-HAND, che hanno trasformato macchine e sintetizzatori in strumenti per immaginare nuovi mondi sonori.

Generi come la jungle, invece, esplosa nella scena rave UK dei Nineties, sonoil risultato di una contaminazione culturale profonda: dalle radici della cultura dei sound system giamaicani alle comunità nere del Regno Unito, fino alla sperimentazione elettronica dei club. Breakbeat accelerati, bassi profondi e ritmi frammentati hanno dato vita a uno dei linguaggi più influenti della musica dance contemporanea, con una blueprint che è sempre stata black. A Chicago, intanto, house, juke e footwork hanno continuato questa tradizione di reinvenzione. Nati negli spazi della comunità nera della città, questi movimenti hanno trasformato il ballo in una forma di espressione tecnica e collettiva, influenzando generazioni di produttori e performer in tutto il mondo.

Eppure, a un certo punto della storia, il racconto di questi generi si è spesso separato dai nomi, dalle comunità e dalle culture che li hanno resi possibili. Le origini sono state dimenticate, semplificate o riscritte, lasciando in ombra molti dei pionieri che hanno costruito le fondamenta della musica contemporanea. Recuperare queste storie significa non solo correggere una narrazione incompleta, ma riconoscere quanto profondamente come l'innovazione nera abbia plasmato il modo in cui ascoltiamo, produciamo e immaginiamo la musica oggi.

Alcuni album degli artisti neri più belli degli ultimi anni

SOS, Sza, 2022

Blonde, Frank Ocean, 2016

Magdalene, FKA twigs, 2019

A Seat at the Table, Solange, 2016

To Pimp a Butterfly, Kendrick Lamar, 2015

Gemini Rights, Steve Lacey, 2019

Anti, Rihanna, 2016

Ctrl, Sza, 2017

Channel Orange, Frank Ocean, 2016

The Life Of Pablo, Kanye West, 2016

Essex Honey, Blood Orange, 2025

Sometimes I Might Be Introvert, Little Simz, 2021

Lost & Found, Jorja Smith, 2018

Flower Boy, Tyler, The Creator, 2017

good kid, m.A.A.d city, Kendrick Lamar, 2012