Dimentichiamoci di Glinda. Ariana Grande è tornata con l’album Petal, e dopo il lead single Hate that I made you love me, il 31 luglio ha rilasciato il disco e il videoclip della title track. È un progetto di trasformazione artistica che nasce dalla voglia di ridefinirsi, in un contesto che le appartiene da sempre, ma che ora sembra sfuggirle a causa del giudizio degli altri. I fan di Ariana Grande infatti non solo sono preoccupati (o accaniti) nei confronti del suo aspetto fisico, ma anche e sempre pronti a dare la propria opinione rispetto al suo percorso professionale al suon di: “era meglio prima”.
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Petal è la risposta di Ariana Grande a chi la rivorrebbe “come prima”
Il videoclip di Petal parla proprio di questo: quanto dobbiamo metterci alla prova e impegnarci per piacere a chi, alla fine, non accetta la nostra evoluzione?
Sotto la direzione del regista Christian Breslauer, che l’ha già guidata nei videoclip di Yes, And?, We can’t be friends, The boy is mine, Brighter days ahead, e soprattutto Hate that I made you love me, Ariana diventa Pepper, un’aspirante attrice che si presenta a diverse audizioni organizzate dall’agenzia Fame INC in cerca di nuovi volti “che possano seguire le direttive di regia e allo stesso tempo avere una grande personalità” (questo recita il volantino dell’audizione).
Pepper, piena di grandi speranze e determinazione, come le molte altre candidate si approccia al primo provino cercando di dimostrare la sua bravura, ma il verdetto è chiaro: non abbastanza brava.
Ci riprova, più sexy, richiamando l’immagine di Sandy sul finale di Grease in skinny neri e corsetto, ma abbiamo lo stesso verdetto, seppur con critiche nuove.
Torna la terza volta, con un décolleté pronunciato, meno aggressiva. Ma anche in questo caso: non è abbastanza.
Ci prova un’ultima volta, nei panni di se stessa, ma stanca. Questa volta la giuria non si limita a scrivere il giudizio sulla scheda, parla anche e le dice che non è autentica, che dovrebbe tornare a essere quella che era prima, altrimenti sarebbe meglio per lei abbandonare questo percorso. Lei, serafica, decide di mettere fine a tutta quella triste dinamica che non è l’unica a dover subire: tutte le donne con lei in sala d’attesa conoscono quella frustrazione. Prende una motosega e non risparmia nessuno degli uomini che fino a quel momento hanno scelto di considerarla “non abbastanza”.
Esce acclamata dalle compagne di provini e in un diner apre un biscotto della fortuna: “fiorirai ovunque tu sia piantata”. In quel momento scopriamo che siamo già nel film: Ariana è già ingaggiata. Questo significa solo una cosa: Ariana è già una star, non ha bisogno di essere vidimata da nessuno e noi questo ce lo dobbiamo ricordare, con le buone o con le cattive, a quanto pare.
Le immagini del video
Una delle prime scene del videoclip quando Pepper scende dal taxi, sulla parete dietro di lei, rovinata ma vivida, c’è la grande scritta “Barry Packing”, che era una ditta di lavorazione e distribuzione di carne a Manhattan. Le grandi audizioni in inglese vengono chiamate "cattle call", dove cattle si traduce con “massa”, ma vuole anche dire “bestiame”.
E Ariana, indossando anche un abito con stampo mucca durante una delle tante audizioni, vuole farci intendere che in quell’ambiente le donne sono davvero trattate come bestie, etichettate da un numero e in perenne attesa del verdetto finale, che spesso è un secco "no" dato da un gruppo di uomini al tavolo, senza troppe valide spiegazioni: il prezzo del successo passa dal giudizio del patriarcato.
Per lo stesso motivo, il finale in cui Pepper-Ariana fa a pezzi i suoi giudici con la motosega esattamente come se fossero carne da macello, mostra la sua determinazione a invertire la rotta, a non essere più disposta a subire critiche basate sulla mera voglia di dire la propria, specie online.
L’ultimo messaggio prima di prendersi una pausa dalle scene post tour è proprio questo videoclip, e quando si tratta di parlare attraverso la propria arte, Ariana Grande è da sempre in prima fila.
Da "Yes, And?" a "Thank U, Next": Ariana risponde sempre con la musica
Ripensando alla carriera di Ariana Grande, ci rendiamo conto che non si è mai risparmiata nell’esprimere il suo pensiero, ma che ha spesso scelto di farlo attraverso la sua musica. Esattamente come in Petal, anche nel videoclip di Yes, And? sempre diretto da Breslauer, rivendica il suo diritto a non essere costantemente giudicata, a non essere nel mirino dell’opinione pubblica e dei media, online e offline, addirittura con un verso specifico riferito al suo fisico: “Don’t comment on my body, do not reply”. Abbiamo poi Eternal Sunshine che, richiamando la trama del film Eternal Sunshine of a spotless mind, racconta di come lei voglia cancellare dalla mente i ricordi che ha con il suo ex, dopo essere stata tradita.
Sempre legato alle sue storie passate, tra le break-up song troviamo anche il recente racconto nel videoclip Hate that I made you love me, in cui perseguita l’ex fidanzato che ha cercato di seppellirla per eliminarla dalla sua vita e infine, uno dei masterpiece più espliciti della sua discografia e del mondo del pop in generale: Thank you, next, in cui Ariana Grande passa in rassegna tutti i suoi ex riferendosi a loro con il vero nome, specificando con varie frecciatine le caratteristiche di ognuno e ringraziandoli ironicamente perché l’hanno resa ciò che è, intanto dopo di loro ne arriverà sempre un altro.
Il brano, inoltre, è tornato all'attenzione dei media e dei fan dopo che Ariana, durante un live dell'Eternal Sunshine Tour, ha cambiato il verso riferito all'ex Ricky Alvarez, omaggiando la loro attuale amicizia. Che non si dica che non è riconoscente.
Aspettiamo il ritorno di Ari dopo la legittima pausa, e speriamo ci racconti altro con nuova musica. Noi, è il caso di dirlo: ascoltiamo e non giudichiamo.










