Solo un anno fa, all'uscita di Virgin, Lorde dichiarava di aver reso negli anni il proprio corpo «molto piccolo», convinta che fosse ciò che ci si aspettava da una donna esposta costantemente allo sguardo degli altri. Una riduzione non soltanto fisica: l’ossessione per il controllo aveva finito per farla sentire debole, priva di radicamento e distante da se stessa.

Oggi 23 luglio, al Parco della Musica per Unaltrofestival, Lorde ha dimostrato cosa significa ritrovare il coraggio di occupare uno spazio, di muoversi libera e di legittimarsi, così, all'esistenza, ballando come se fosse l'ultimo atto possibile prima della fine. Durante lo show, Lorde corre, si piega, si tende, suda, si espone. C'è solo lei, anche se ci sono tutti: la band, i ballerini, i tecnici che spostano i pochi elementi scenografici che caratterizzano lo show «raw and unadorned» (crudo e spoglio) di Ultrasound.

Il suo intento è quello di mettere in discussione le convenzioni del grande concerto pop e mostrare ciò che normalmente viene nascosto: i cavi, le strutture tecniche, i meccanismi attraverso cui viene prodotta la musica. Ogni componente della band si rivolge al proprio strumento, dà le spalle alla platea, rinunciando deliberatamente al ruolo tradizionale del musicista che cerca il contatto e l’applauso del pubblico. Lorde torna all'essenza: con una maglietta fucsia, pantaloni lunghi neri a vita bassa, che tiene per tutto il concerto. Conta solo la voce e il corpo vivo che si fa linguaggio.

Il rapporto con il corpo attraversa in modo centrale la sua traiettoria: diventata famosa giovanissima, come ha raccontato a Teen Vogue, ha cercato inizialmente di proteggersi dallo sguardo pubblico scegliendo abiti che la rendessero più “corazzata”, descrivendo quel periodo come una fase in cui il proprio corpo non le sembrava ancora del tutto abitabile; negli anni successivi, però, come ha spiegato a Document Journal, il bisogno di controllo e la ricerca della magrezza l’avevano portata a “rimpicciolirsi”, fisicamente e interiormente, fino a compromettere anche la sua energia creativa. Uscire da questa dinamica ha significato per lei tornare a occupare spazio, riconnettersi con il proprio corpo e aprirsi a una percezione più fluida della propria identità.

Per comprendere la portata di questa trasformazione bisogna tornare a Melodrama, dove il corpo era già centrale, ma come luogo dell’euforia e della fuga. Era un corpo notturno, attraversato dall’alcol, dalle sostanze, dal sesso e dalla necessità di ballare per sopravvivere alla fine di un amore. Le dipendenze non erano soltanto chimiche: nei testi e nelle interviste emerge anche il bisogno di essere scelta, di affidare il proprio equilibrio a qualcuno, spesso più grande di lei, e la paura di risultare “troppo” per gli altri. In Melodrama Lorde si muove per non crollare; negli anni successivi, invece, finisce per diventare troppo poco per se stessa, confondendo il controllo con una forma di sicurezza.

Virgin, uscito nel giugno 2025, nasce dal tentativo di interrompere questa dinamica e tornare pienamente dentro il corpo. Il disco è pieno di materia fisica: saliva, appetito, ovulazione, sesso, test di gravidanza, sigarette, MDMA e affronta la corporeità come qualcosa di vulnerabile, mutevole e impossibile da ridurre a una sola identità. In "Man of the Year", per esempio, il gesto di comprimersi il petto con del nastro adesivo diventa il modo per riconoscere una parte più maschile di sé; in "Clearblue", l’attesa del risultato di un test di gravidanza trasforma il corpo in un luogo di paura, possibilità e sospensione.

Anche le sostanze cambiano significato: non sono più soltanto strumenti di evasione, ma elementi di un percorso in cui Lorde prova a entrare in contatto con emozioni e paure depositate fisicamente dentro di sé. La copertina sintetizza questa nuova trasparenza: una radiografia blu del suo bacino, nella quale si vedono le ossa, la zip e la fibbia dei jeans e la spirale contraccettiva. La pelle scompare, insieme alla possibilità di controllare il modo in cui viene osservata attraverso una posa o un abito; resta la struttura più intima del corpo, mostrata senza idealizzazione. Il titolo Virgin, infatti, non rimanda tanto alla purezza sessuale quanto all’idea di una materia che coincide finalmente con se stessa, non più corretta, nascosta o resa innocua.

Se la radiografia sulla copertina elimina la pelle per mostrare ciò che esiste sotto ogni costruzione, dal vivo Lorde compie il movimento opposto e complementare: restituisce a quelle ossa carne, voce, sudore e movimento. Nella successione tra brani come "Ribs", "Liability" e "Green Light", ancora legati alla paura di crescere, di essere abbandonata e di cercare nel movimento una via di fuga, e canzoni di Virgin come "Hammer", "Man of the Year" e "David", il concerto rende visibile l’intero percorso di Lorde: dal corpo vissuto come problema, limite o superficie sottoposta al giudizio, al corpo riconosciuto come luogo dell’identità e del desiderio. E forse è proprio questa la sua nuova forma di potere.

La scaletta del concerto di Lorde @ Milano, 23 luglio

  • "INTRO"
  • "ROYALS"
  • "WHAT WAS THAT"

  • "BROKEN GLASS"

  • "PERFECT PLACES"

  • "SHAPESHIFTER"

  • "BUZZCUT"

  • "FAVOURITE DAUGHTER"

  • "THE LOURVE"

  • "CURRENT AFFAIRS"

  • "HARD FEELINGS"

  • "OCEANIC FEELING"

  • "LIABILITY"

  • "HAMMER"

  • "SUPERCUT"

  • "TEAM"

  • "MAN OF THE YEAR"

  • "GIRL SO CONFUSING"

  • "GREEN LIGHT"

  • "DAVID"

  • "RIBS"