Con Virgin Lorde ha fatto una radiografia a se stessa. La cantautrice neozelandese nell'album di ritorno si è esposta e lasciata attraversare dai raggi X senza tralasciare nulla, nemmeno la spirale anticoncezionale che nella cover si intravede incastonata nel suo bacino. Nel nuovo album c'è una relazione finita dopo un decennio, ci sono gli sbalzi ormonali dopo aver interrotto la pillola, i disturbi alimentari negli anni della pandemia, le insicurezze, i periodi difficili. «Sai», ha spiegato a RNZ, «a volte qualcuno ti scatta una foto e pensi: "Non è che mi piaccia per forza, ma so che sono fatta così". È quello che cercavo di fare con Virgin».

«Ho sentito di aver spinto la cosa il più in là possibile e di aver davvero scavato molto in profondità dentro di me», ha spiegato la cantautrice che, dopo il suo album precedente Solar Power che di recente ha detto di non sentire del tutto suo, Lorde è rimasta 4 anni senza pubblicare nuova musica. Cosa l'ha spinta a tornare? Forse il fatto di essere pronta, come canta in "Hammer", «a sentirmi come se non avessi risposte».

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Virgin di Lorde parte dal corpo

«Sei sull'orlo di un grande cambiamento. Stai lasciando qualcosa alle spalle, stai guadagnando qualcos'altro», questo è stato il punto di partenza di Virgin. Lorde, negli 11 brani dell'album, parte dal corpo, e non è un caso che abbia detto di aver letto tanto l'autrice Premio Nobel Annie Ernaux mentre componeva. Se la scrittura di Ernaux è «come il coltello, quasi l'arma, di cui ho bisogno», Lorde ha fatto lo stesso con la musica. È partita da sé senza fare sconti, vivisezionando il rapporto con la sua fisicità. «Non so se è amore o se è ovulazione», canta, in "Clearblue" parla della vertigine di fronte a un concepimento accidentale e in "Broken Glass" emergono i disturbi alimentari che la cantautrice ventottenne ha definito «latenti» raccontando di come sono emersi durante la pandemia quando tutto sembrava sfuggire di mano. Dentro Virgin si trova sensualità, femminilità, l'impronta delle donne che ci hanno precedute («Ho capito molto di più mia madre realizzando questo album», ha detto), ma anche un'identità di genere più ampia e impossibile da incasellare: «Alcuni giorni sono una donna, altri giorni sono un uomo», dice ancora in "Hammer".

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Ruvida vulnerabilità

È bello pensare che Virgin sia nato, in qualche modo, anche in sinergia con Brat di Charli XCX con cui condivide il mix di musica da ballare e riflessioni intime anche crude. «Quando Brat è uscito allo scoperto mi ha davvero dato una scossa», ha raccontato Lorde alla BBC. Le due artiste, spesso dipinte come in competizione tra loro hanno collaborato per il brano "Girl, So Confusing" e dato il via a una conversazione sulla possibilità di parlare onestamente anche dell'effetto che ci fa vedere altre donne che riescono in cose in cui vorremmo riuscire noi, ammirarle ma anche sentirsi da meno, volercele fare amiche ma un po' odiarle. «Incontrarla in quel luogo di ruvida vulnerabilità e vedere le persone reagire così bene mi ha fatto pensare: 'OK, fantastico, è una bella cosa da fare», ha detto Lorde parlando di Charli XCX. Da quel confronto è scaturito qualcosa: «Crea qualcosa per te, crea qualcosa che ritieni fantastico», si è detta Lorde e oggi Virgin sembra suggerire che non è necessario aspettare di avere tutte le risposte e sentirsi in equilibrio per provare a essere la versione più autentica che conosciamo, possiamo provare ad accettare la vulnerabilità.