È bastato un selfie di Ghali per far scattare una riflessione sullo stato del beauty maschile: in qualità di industria, di culla di tendenze e spunto per un'analisi della cura di sé come autodeterminazione. Ok, forse per prima cosa abbiamo aguzzato la vista per riconoscere i prodotti disposti con cura intorno al lavandino della foto, ma come non capirci.



Osservando un flacone che sembrerebbe proprio quello di The Vitamin C Serum di Augustinus Bader, un imprecisato numero di boccette di profumo (tra cui ci pare di riconoscere Mojave Ghost di Byredo), e quello che ha tutta l'aria di essere Progeskin di Biologique Recherche, abbiamo voluto farci un'idea della situazione di un settore che, a giudicare dalle informazioni che abbiamo raccolto, non può definirsi di nicchia, e di come si sviluppino (e di quale impatto abbiano) i trend di bellezza visti sui ragazzi.

L'evoluzione dell'industria del beauty maschile

Il primo step della nostra disamina? Individuare una proiezione attendibile rispetto al futuro del beauty al maschile. Perché sì, i contenuti diffusi da tanti content creator che si occupano di bellezza ci fanno pensare si tratti di un'industria in ottima salute, ma cosa dicono gli studi a riguardo?

Stando al Men's Skincare Market Outlook 2025 to 2023 visto su Fact.MR, si attende che il mercato globale della skincare maschile raggiunga i 39,8 miliardi di dollari entro il 2035. In una ricerca Mintel diffusa nel 2024, si legge dell'uso da parte di più della metà (52%) degli uomini statunitensi di prodotti skincare per il viso, per una crescita del 68% rispetto a quanto registrato nel 2022 (quando la percentuale si fermava al 31%). La percentuale aumenta parlando di Generazione Z: il medesimo studio, infatti, indica un dato del 68% in riferimento ai ragazzi fra i 18 e i 27 anni nel 2024 fruitori di skincare per il viso.

Focalizzando l'attenzione sull'Italia, nella sezione L'andamento dei consumi cosmetici della 56a Analisi del settore e dei consumi cosmetici in Italia nel 2023 diffusa da Cosmetica Italia, si rileva la presenza del grafico "Stima della composizione dei consumi cosmetici per l'uomo (25% totale)". Quali le tipologie di prodotto più gettonate secondo questo studio? Dopo la profumeria alcolica al 23,5% trovano posto i prodotti per l'igiene del corpo, quelli per l'igiene della bocca, dopodiché i prodotti per capelli e cuoio capelluto e a seguire i prodotti per il corpo e i prodotti per il viso, con questi ultimi che si assestano al 9,3%. Fanalino di coda, le confezioni regalo al 3,0%.


***Iscriviti alla newsletter I preferiti di Cosmo: un brunch virtuale tra amiche in cui chiacchieriamo di novità beauty e consigli da provare, amare e condividere.***


Le tendenze nel beauty maschile

Abbandonando il campo dei dati per procedere sul terreno ancor più dinamico delle tendenze, è da evidenziare che l'attenzione per il beauty maschile sta attraversando un periodo florido. Soltanto di recente hanno acceso la curiosità degli appassionati la frangetta spettinata di Jacob Elordi e Timothée Chalamet, il trucco di Sombr agli American Music Awards 2026 e i dettagli make-up e capelli visti su alcuni dei protagonisti del Festival di Sanremo di quest'anno.

Un altro aspetto interessante è che i trend beauty al maschile, registrabili osservando quanto emerge tramite i mezzi di comunicazione, costituiscono fonte di discussione alla pari di qualsiasi altra tendenza e che, proprio come ogni altra moda, hanno la capacità di acquisire il ruolo di fonte di ispirazione. Per quanto riguarda il primo punto pare opportuno sottolineare che l'estetica in senso ampio ha chance e diritto di distanziarsi dal giudizio altrui, positivo o negativo che sia. Sebbene con qualche inciampo, la strada comune sembra tracciata: il modo di esprimersi nasce e si sviluppa nell'individualità, e in essa trova il suo fine.

Una nota necessaria: parlando di individualità non si intende qui soltanto l'esercizio del sé, ma la veicolazione di un concetto unico, che si tratti di personalità, mood del momento o volontà di inserire, nel linguaggio narrativo di un'opera cinematografica o discografica, un elemento visivo importante. Ma tutto questo, nel campo del beauty al maschile, è davvero una novità? Si direbbe di no.

Erano gli Anni ’70 quando David Bowie vestiva i panni di Ziggy Stardust consegnando alla storia un paradigma glamour assurto allo status di iconico. Nessuno della Generazione Z ha vissuto l'inizio di quel viaggio di make-up ed espressione, e nessuno presente all'epoca avrebbe comunque potuto soppesarne con precisione l'impatto sull'immaginario collettivo.

In sintesi, al netto del successo di pubblico dal punto di vista discografico, di eventuali spunti ripresi dai media (all'epoca non aperti come oggi all'interazione) e di come si presentavano al mondo amici e parenti (forse, con un taglio di capelli visto sul Duca Bianco?), non c'erano strumenti (dicasi: like) che permettessero di misurare l'onda d'urto di una tendenza. Insomma, rispetto ai mezzi disponibili oggigiorno si direbbe che quelli fossero tempi duri per chi aveva un'indole da trend forecaster.

Ed ecco allora che sì, qualcosa è cambiato, se non nella sostanza, nel modo di percepirla e valutarla. I social hanno consentito a ciascuno di poter affermare la propria estetica, e di condividerla con gli altri. Per farla breve: non c'è bisogno di aspettare molto per sapere se il look di una celeb ispirerà qualcuno, perché il tempo che intercorre tra gestazione e nascita di un'idea, la sua recezione, la rielaborazione e la diffusione del recepito (reinterpretato da parte del pubblico) è ridotto, e incorporato in un movimento costante.

Nel quadro complessivo si inseriscono così la diffusione, senza soluzione di continuità, di un gran numero di trend; la possibilità di misurarne in velocità l'impatto sul presente e la comprensibile difficoltà, vista la quantità di stimoli, nel determinare quali di questi, fra cinquant'anni, potranno dirsi evergreen, e ciò ben al di là di qualsiasi discorso di genere.

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
Lettermark

Scrivere è la mia più grande passione, ma non è l’unica. Tra le cose che amo ci sono infatti anche la musica (da sempre), la moda (perché è divertente), il cinema (per sognare), i paesaggi (da contemplare), lo sport (per fare il tifo). E poi il teatro, la letteratura, le serie televisive, l’arte contemporanea, la skincare… Insomma, sono una persona dai mille interessi.