Le donne nello sport sono sempre state raccontate solo come donne nello sport. Lewis Hamilton, LeBron James, Roger Federer, Ronaldo, Charles LeClerc, al contrario, non sono considerati dei semplici atleti, ma celebrities a tutti gli effetti, con la possibilità di spaziare tra movimento, moda e intrattenimento. Il carisma non è mai mancato alle ragazze, ma la loro influenza culturale è passata spesso sotto silenzio, non intercettata dai brand e dalle industrie, che sceglievano di non investire in loro.
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Il nome di Alysa Liu, nel 2026, è la prova più lampante di come il discorso intorno alle atlete e ai loro corpi sta iniziando gradualmente a cambiare. Il recente successo della giovanissima medaglia d'oro a Milano Cortina 2026, non riguardava solo il pattinaggio: si trattava di styling, di aura, dei suoi halo hair, della musica ricercata che l'accompagnava (PinkPantheress), dell'energia che sprigionava, del suo appeal sui social media. Quasi da un giorno all'altro, la skater è infatti diventata un punto di riferimento fashion e pop culture, guadagnandosi copertine di riviste e comparse nei videoclip di artiste come Laufey – insieme a Megan delle KATSEYE a Hudson Williams e Lola Tung, per una celebrazione collettiva dell'identità Wasian –, campagne con Nike e Sephora, la nomina di ambassador della Maison Louis Vuitton, la partecipazione all'ultimo Met Gala.
Da Coco Gauff a Naomi Osaka con i loro completi da tennis e i loro dettagli beauty coquette, fino a Sha'carry Richardson con i suoi set di unghie ricoperti da decorazioni artistiche, le sports girls stanno dominando la scena internazionale, venendo finalmente riconosciute non solo per le loro prestazioni eccezionali, ma come individui influenti a tutti gli effetti. Un approccio che speriamo possa coinvolgere presto anche sportive italiane come Benedetta Pilato, nuotatrice di Taranto classe 2005, che ha raggiunto il successo internazionale imponendosi tra le migliori raniste del mondo (nel suo palmares vanta un oro mondiale e quattro ori europei). Considerata una delle atlete più talentuose della sua Gen Z, si è fatta conoscere anche per il suo gusto estetico condiviso e apprezzato post dopo post su Instagram.
Se il corpo delle donne nello sport viene spesso mascolinizzato, ridotto a strumento per vincere (o perdere), ma comunque sempre soggetto al commento costante dallo sguardo altrui, abbiamo voluto parlare con lei di cosa significa per un'atleta costruire negli anni un rapporto con il proprio corpo, sportivo e femminile. Dalla percezione all'accettazione, dalla routine bodycare all'allenamento.
Il rapporto delle donne sportive con il proprio corpo, l'intervista alla nuotatrice Benedetta Pilato
Hai iniziato a gareggiare ad altissimi livelli quando eri ancora un'adolescente. Com'è cambiato il rapporto con il tuo corpo mentre lui cambiava e, allo stesso tempo, era già sotto gli occhi di tutti?
«È stato un percorso particolare, perché mentre vivevo i cambiamenti normali dell'adolescenza mi trovavo anche a farlo davanti a tante persone. All'inizio non è stato sempre semplice: quando sei molto giovane tendi a confrontarti con gli altri e a chiederti se il tuo corpo stia cambiando nel modo "giusto". Con il tempo ho imparato a guardarlo con più gratitudine. Il mio corpo stava crescendo, ma allo stesso tempo mi permetteva di fare cose incredibili in acqua. Oggi lo considero un alleato e non qualcosa da giudicare continuamente».
Le atlete vengono spesso osservate e commentate non solo per quello che fanno, ma anche per come appaiono. Hai mai sentito il peso di questi sguardi? E come hai imparato a gestirli?
«Sì, credo che sia qualcosa che molte sportive sperimentano. A volte ci si accorge che alcune persone si concentrano più sull'aspetto fisico che sul lavoro, sull'impegno o sui risultati. Da ragazza mi colpiva di più, oggi ho imparato a dare il giusto peso ai commenti. Ho capito che non posso controllare quello che gli altri pensano, ma posso decidere quanto spazio concedergli nella mia vita. Cerco di restare concentrata su ciò che conta davvero per me».
C'è stato un momento in cui hai smesso di vedere il tuo corpo solo come uno strumento per performare e hai iniziato a considerarlo anche una parte della tua identità personale?
«Credo sia stato un passaggio graduale. Per molti anni il mio corpo era soprattutto il mezzo attraverso cui raggiungere degli obiettivi sportivi. Crescendo ho capito che racconta anche chi sono come persona: la mia storia, il mio carattere, le mie esperienze. Oggi lo vedo in modo più completo, non solo legato alla prestazione.
Molte ragazze fanno sport agonistico e faticano ad accettare i cambiamenti fisici legati all'allenamento. Tu hai mai attraversato una fase simile?
«Sì, ci sono stati momenti in cui mi confrontavo con modelli estetici che vedevo intorno a me e mi chiedevo perché il mio corpo fosse diverso. Poi ho capito che il corpo di un'atleta risponde a esigenze specifiche e che ogni disciplina lascia dei segni positivi. Quando ho smesso di confrontarmi continuamente e ho iniziato a valorizzare ciò che il mio corpo mi permetteva di fare, il rapporto con me stessa è diventato molto più sereno».
Quali sono le parti del tuo corpo per cui oggi provi più gratitudine come atleta e come donna?
«Da atleta direi sicuramente le spalle e le gambe, perché rappresentano una parte importante del mio lavoro in acqua. Ma più in generale provo gratitudine per tutto il mio corpo, perché ogni giorno mi permette di allenarmi, competere, viaggiare e vivere esperienze straordinarie. Da donna ho imparato ad apprezzarlo nella sua interezza, senza concentrarmi solo su singoli aspetti».
Nella tua quotidianità esistono rituali di bodycare o beauty che hanno a che fare con la performance o con il prenderti cura di te?
«Assolutamente sì. Alcune attenzioni nascono dalle esigenze dello sport, come il recupero muscolare, l'idratazione e la cura della pelle, che passa molte ore a contatto con acqua e cloro. Altre invece sono momenti che dedico semplicemente a me stessa. Anche una skincare fatta con calma o una doccia rilassante dopo una giornata intensa possono diventare piccoli gesti di benessere».
Il beauty oggi è sempre più uno strumento di espressione personale. Ti diverti a sperimentare con make-up, skincare o capelli? C'è qualcosa che racconta chi sei anche fuori dalla piscina?
«Mi piace vivere il beauty come un gioco e come una forma di espressione. Non sempre ho il tempo di dedicarmici quanto vorrei, ma mi diverte sperimentare e provare cose nuove. È un modo per esprimere una parte di me che non ha a che fare con le gare e con gli allenamenti. Fuori dalla piscina mi piace sentirmi libera di mostrare anche altri aspetti della mia personalità».
Dopo una gara importante, soprattutto quando le emozioni sono molto intense, come ti riconnetti con il tuo corpo? Hai dei gesti o delle abitudini che ti aiutano a ritrovare equilibrio?
«Dopo una gara sento spesso il bisogno di rallentare. Mi aiuta prendermi qualche momento per assimilare quello che è successo, fare una passeggiata, stare con le persone a cui voglio bene o semplicemente riposare. Dopo settimane o mesi di preparazione intensa, ritrovare un contatto più semplice con il proprio corpo è fondamentale per recuperare equilibrio».
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una nuova narrazione delle sportive: non più solo campionesse, ma vere icone culturali. Ti riconosci in questa evoluzione? E che responsabilità senti nei confronti delle ragazze che ti seguono?
«Penso che oggi le sportive abbiano l'opportunità di raccontarsi in modo più autentico e completo. Mi fa piacere quando una ragazza può riconoscersi non solo nei risultati che ottengo, ma anche nei miei dubbi, nelle mie emozioni e nel mio percorso di crescita. Se posso trasmettere un messaggio, vorrei che fosse quello di credere in se stesse senza sentirsi obbligate a rientrare in modelli prestabiliti».
Se potessi parlare alla Benedetta tredicenne che stava iniziando a farsi conoscere dal grande pubblico, cosa le diresti sul corpo, sull'autostima e sul valore di essere diversa dagli standard che ci vengono proposti?
«Le direi di avere più fiducia in se stessa e di non sprecare energie cercando approvazione dagli altri. Le direi che il suo valore non dipende dall'aspetto fisico, dai commenti o dai confronti. E che proprio quelle caratteristiche che oggi possono sembrare diverse, un giorno diventeranno la sua forza».
Qual è la cosa più importante che il nuoto ti ha insegnato sul corpo femminile che pensi tutte dovrebbero sapere, anche senza essere sportive?
«Che il corpo non è qualcosa da osservare soltanto attraverso uno specchio. È prima di tutto qualcosa che ci accompagna ogni giorno, che ci sostiene e che ci permette di fare esperienze. Il nuoto mi ha insegnato a rispettarlo per quello che sa fare, non solo per come appare».
Oggi cosa significa per te sentirti bella? È una sensazione che ha a che fare con l'immagine, con la forza, con l'energia o con qualcosa di completamente diverso?
«Oggi sentirmi bella ha molto più a che fare con come mi sento che con come appaio. Mi sento bella quando sto bene con me stessa, quando sono serena, quando mi sento forte e autentica. È una sensazione che nasce dall'equilibrio, dall'energia e dalla consapevolezza di essere a mio agio nella persona che sono diventata».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.

















