Da fan dell'abbronzatura e da promotrice dell'estetica della "bronze culture", ogni anno, in estate, combatto con me stessa – alle mie amiche non interessa davvero – la gara di ottenere la pelle più scura del gruppo dopo le nostre vacanze al mare. Per la maggior parte del tempo non sono un esempio da seguire, e quindi non rivelerò i metodi, aldilà della predisposizione genetica, attraverso i quali, ogni anno, in estate, divento quella, tra le mie amiche, più abbronzata del gruppo (ogni tanto vado in giro a dire che mi abbronzo come negli Anni '80, ma non è più del tutto vero). Posso dire, però, di aver sempre adorato il segno del costume come se fosse un santo protettore, un'icona a cui devolvere le proprie preghiere serali. E il sole, il mio dio.
- Come preparare la pelle all'abbronzatura
- Come mantenere l'abbronzatura più a lungo: consigli pratici
- Le migliori creme colorate con SPF
Tutta questa ossessione nei confronti di un corpo colorito dai raggi del sole non è casuale, ma il frutto di decenni di cultura dell'abbronzatura sul nostro lifestyle, di dinamiche sociali ed economiche che ne hanno inevitabilmente influenzato il decorso. Da dove arriva questo implacabile desiderio di abbronzarsi? Nel mondo è per tutti così? Cosa è cambiato negli anni? Una prerogativa dell'amare un fenomeno alla follia è anche quella di dover conoscere tutto quello che lo riguarda. Se per anni si è attribuito alla moda, e soprattutto alla sua icona couturière francese, l'avvento della tanning culture moderna e occidentale, in Suntanning in 20th century America (2005), Kerry Segrave sostiene: «Coco Chanel had nothing to do with it».
Secondo il racconto più diffuso, nel 1923 la celebre stilista era tornata da una crociera nel Mediterraneo con la pelle visibilmente abbronzata dopo aver trascorso molto tempo al sole sulla Riviera. Le sue fotografie con la carnagione dorata avevano iniziato a circolare sulla stampa, contribuendo a rendere l'abbronzatura un segno di sofisticatezza, libertà e vita mondana. Sebbene Chanel abbia sicuramente rappresentato un incentivo al cambiamento negli Anni '20, questo era tuttavia già in atto in precedenza, nei primi Anni del Novecento: le linee dell'abbronzatura hanno, infatti, una ricca storia culturale plasmata dalle dinamiche di classe e dall'evoluzione degli standard di bellezza nel corso del tempo.
Breve storia dell'abbronzatura
La fascinazione per i corpi dorati dal sole e le tan line per come la conosciamo oggi inizia durante il 20esimo secolo, dovuta alle repentine trasformazioni sociali e culturali dell'epoca. L'avvento della Rivoluzione Industriale porta alla concentrazione dei posti di lavoro della classe operaia e, quindi, la maggior parte della popolazione, in fabbriche e magazzini. Costretti a trascorrere molte ore al chiuso, al riparo dai raggi del sole, i lavoratori mantengono un colorito pallido. Se un tempo essere esposti alla luce significava appartenere a una classe sociale più bassa per via del lavoro nei campi e la pelle candida al contrario era sinonimo di nobiltà e agiatezza, all'inizio del 1900 il paradigma si ribalta senza esitare: trascorrere del tempo all'aria aperta, lontano dai centri urbani iper-popolati dopo l'abbandono delle campagne, diventa un lusso, mentre l'abbronzatura un segno di privilegio. Il punto di svolta si tocca negli Anni '20, con le tan line e i segni dell'abbronzatura che iniziano a contagiare il discorso intorno alla moda e alle tendenze estetiche, lo sviluppo crescente di Hollywood vicino alle spiagge soleggiate della California.
Il percorso dell'abbronzatura negli anni però non rimane lineare: durante periodi di difficoltà, come la Grande Depressione, la crisi economica del 1929 innescata dal crollo della Borsa di Wall Street, oppure la la Seconda Guerra Mondiale, i segni di contrasto vengono eliminati con l'aerografo o nascosti. La bellezza, infatti, deve apparire naturale, non è considerato attraente mostrare il processo dell'abbronzatura. Uno standard che si inverte nuovamente negli Anni '60 e '70, con l'abbronzatura, i segni del costume o dei top come sinonimo di giovinezza, libertà e sex appeal, anche se non sempre in modo appropriato da parte di media e spot pubblicitari.
Negli anni '80, la beach culture è nel suo prime e le strategie per raggiungere un aspetto bronzeo un vero e proprio fenomeno di massa. Le persone trovano i propri metodi, ormai decisamente poco salutari, per ottenere un'abbronzatura a visibile dai bikini sgambati, spalmando olio per bambini, cospargendosi di Coca Cola e stando al sole per ore, con le stagnole come specchi riflettenti. È negli Anni '90, grazie alle scoperte nella prevenzione del cancro alla pelle e nella ricerca dermatologica e in seguito alle campagne per la salute pubblica, che si inizia a sviluppare una certa consapevolezza nei confronti della protezione solare (SPF), che diventa sempre più un essenziale irrinunciabile.
Se prima gli airbrush erano utilizzati per uniformare il colore del corpo (intorno alla metà del secolo nasceva anche la versione proto degli autoabbronzanti attraverso l'utilizzo delle bustine di tè), negli Anni Duemila si consolida l'influenza delle fake tan: anche i più avversi ai danni del sole si convincono che il fai-da-te o il centro abbronzante sono la verità e la vita, il compromesso ideale per ottenere l'aspetto di Paris Hilton. Nell'epoca Y2k, tuttavia, le tan line tornano a essere indesiderabili: le riviste e le campagne propongono abbronzature impeccabili, senza striature, senza contorni, senza macchie, senza errori. La tendenza era quella di nascondere le imperfezioni su una pelle abbronzata e luminosa; un ideale, come tutti gli ideali spesso esclusivo e irraggiungibile, e ovviamente incentrato sulla bianchezza: ottenuta con il sole o artificialmente, i segni del costume e la cultura dell'abbronzatura sono, nella loro essenza, privilegi legati ai corpi bianchi. In base all'andamento delle correnti estetiche, chi è bianco ha la possibilità di cambiare aspetto a seconda della richiesta della moda; per tutti gli altri corpi, neri e poc, questa flessibilità non è mai esistita.
Ma la tanning culture per come è stata descritta ora è sempre stata prerogativa occidentale: in molti Paesi dell'Asia orientale il canone estetico dominante è restato quello della pelle chiara e uniforme. In Paesi come Giappone, Corea del Sud e Cina, dove l'approccio alla cura e alla salute della pelle è da secoli notevolmente più intenso, studiato e benefico, la pelle chiara è stata per secoli associata alle classi più elevate, a un metodo di self-care più nobile e calibrato. Ancora oggi questa differenza si riflette nelle abitudini quotidiane: in Occidente molte persone ricercano un colorito dorato, mentre in Asia la protezione solare viene spesso considerata un gesto skincare essenziale durante tutto l'anno, con una particolare attenzione alla prevenzione di macchie e discromie. Negli ultimi anni, tuttavia, i confini tra questi due modelli stanno diventando meno netti: da una parte cresce anche in Occidente la cultura della fotoprotezione, dall'altra le nuove generazioni asiatiche mostrano un approccio più flessibile e meno rigido ai tradizionali ideali di bellezza.
Oggi ci sono novità in termini di protezione solare? I rischi dell'esposizione al sole negli anni sono aumentati?
Oggi, la Gen Z ha fatto tornare di moda il segno dell'abbronzatura. Dopo gli anni 2010 in cui le vacanze delle millenials apparivano in un miscuglio di topless e scatti angolati su Instagram di gambe longilinee filtrate, del colore e della forma dei wuster, basta scorrere la ForYouPage di TikTok per trovare creator che sfoggiano le ombreggiature dovute alle linee delle spalline, agli adesivi a forma di cuore, alle decorazioni con strass che creano impronte intenzionali sulla pelle. I tutorial su come "abbronzarsi in modo sicuro ma lasciare il segno" accumulano milioni di visualizzazioni, mentre gli influencer, le celeb e le it-girl ostentano le tan line nei "Get Ready With Me". Ma una certa ambivalenza rimane: per alcuni, i segni dell'abbronzatura sono un codice estetico di un'estate o di una vacanza ben vissuta, per altri, rovinano un'abbronzatura uniforme. Anche la consapevolezza etica nell'epoca post-2020 rimane: il ruolo degli altri non è quello di imporre un ideale, ma di accettare entrambi.
Ma cosa è cambiato davvero in termini di esposizione solare e di protezione? Quali sono le novità e i rischi che dobbiamo conoscere per approcciarci coscientemente, oggi, alla cultura dell'abbronzatura che tanto amiamo? Per capirlo bene abbiamo intervistato il Dott. Virgilio De Bono, Medico estetico di MioDottore, che ha risposto alle nostre domande.
Come è cambiato il rapporto tra abbronzatura e salute della pelle negli ultimi decenni?
«Negli ultimi decenni c'è stata sicuramente una maggiore attenzione alla protezione solare rispetto agli Anni '70 e '80. Oggi conosciamo molto meglio gli effetti dei raggi UV sulla pelle e sappiamo che un'esposizione eccessiva può accelerare l'invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di alcune patologie della pelle. Detto questo, credo sia importante non demonizzare il sole. Il sole fa parte della nostra fisiologia e, se gestito con buon senso, rappresenta un elemento importante per il benessere generale dell'organismo. Il messaggio corretto non è evitare completamente il sole, ma imparare a esporsi in modo intelligente e consapevole».
Oggi sappiamo che non esiste un'abbronzatura completamente sicura: cosa succede esattamente alla pelle quando si abbronza?
«Quando la pelle si abbronza attiva un meccanismo di difesa naturale attraverso la produzione di melanina. La melanina è una sostanza fondamentale che contribuisce a proteggere la pelle dagli effetti dei raggi ultravioletti e rappresenta una delle principali difese biologiche di cui disponiamo. L'abbronzatura è quindi una risposta adattativa dell'organismo all'esposizione solare. Per questo motivo è importante che avvenga gradualmente, senza scottature e senza eccessi, permettendo alla pelle di attivare i propri sistemi naturali di protezione».
I rischi legati all'esposizione solare sono aumentati negli anni o è cambiata soprattutto la nostra conoscenza dei danni causati dai raggi UV?
«Probabilmente è cambiata soprattutto la nostra conoscenza. Oggi disponiamo di studi molto più approfonditi rispetto al passato e comprendiamo meglio i meccanismi attraverso cui i raggi UV possono influenzare la pelle nel lungo periodo. Allo stesso tempo, però, sappiamo anche che il sole svolge funzioni importanti per il nostro organismo, tra cui il contributo alla sintesi della vitamina D. Come spesso accade in medicina, il problema non è il sole in sé, ma l'eccesso e la mancanza di equilibrio nell'esposizione».
Quali sono le novità più interessanti emerse negli ultimi anni nel campo della protezione solare?
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a un importante miglioramento delle formulazioni. Le protezioni solari sono diventate più efficaci, più stabili e spesso meglio tollerate dalla pelle. Un aspetto interessante è anche la crescente attenzione verso ingredienti di origine naturale e formulazioni che rispettano maggiormente sia la pelle sia l'ambiente. La ricerca sta andando nella direzione di prodotti sempre più sicuri, piacevoli da utilizzare e capaci di integrarsi con le normali difese cutanee».
Quali errori continuano a commettere più spesso le persone quando si espongono al sole e come si può ottenere un'abbronzatura più consapevole?
«L'errore più frequente è passare rapidamente da una scarsa esposizione durante l'anno a molte ore consecutive di sole nei primi giorni di vacanza. È proprio questo comportamento che aumenta il rischio di scottature e danni cutanei. Un'abbronzatura consapevole si ottiene invece attraverso un'esposizione graduale, utilizzando adeguate protezioni solari, evitando gli eccessi e ascoltando i segnali della propria pelle. L'obiettivo non dovrebbe essere diventare rapidamente molto abbronzato, ma costruire nel tempo un'esposizione equilibrata che permetta di beneficiare degli aspetti positivi del sole riducendone i rischi».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.


















