I tatuaggi, così come altre modifiche apportate al proprio corpo (ad esempio i piercing), sono storicamente sempre stati veicolo di significati, culturali e religiosi, in ogni parte del mondo. Spesso, tuttavia, avevano lo scopo di stigmatizzare, di identificare visivamente qualcuno.

È il caso dell'antica Grecia, dove il tatuaggio era utilizzato per distinguere permanentemente chi aveva commesso dei reati o degli schiavi; segnare questi corpi era un modo per isolarli dagli altri della comunità sottolineando, in qualche modo, la loro devianza. Oggi giorno, nelle nostre società, uno stigma simile, seppure in forme e dimensioni molto distanti da quelle del passato, è ancora associato ad alcune tipologie di tatuaggio.



Stiamo parlando del Tramp stamp, termine che indica i tatuaggi sulla parte bassa della schiena, appena sopra il sedere (definirli "tribali" non è del tutto corretto, in quanto è una parola che descrive uno stile, più che una posizione, spesso utilizzato in quelle aree del corpo). Lo stesso termine Tramp stamp, coniato negli Stati Uniti tra la fine degli Anni '90 e i primi Duemila, è dispregiativo: letteralmente significa "timbro da poco di buono" e riflette uno sguardo sessista su una scelta estetica diffusa fra le giovani donne di quell'epoca. Se la misoginia sta alla base della denigrazione di questo tatuaggio, il suo ritorno non può che essere radicato in sentimenti di empowerment, riappropriazione e rivendicazione.

Tatuaggi in fondo alla schiena: sul ritorno del Tramp stamp e sulla sua importanza simbolica

Complice la nostalgia per i Noughties degli ultimi anni, il fascino di ogni cosa Y2K così letale per ogni it-girl dei 2020, il tatuaggio Tramp stamp sta facendo il suo ritorno sulla schiena di ragazze e ragazzi, rispolverando non solo le estetiche dell'epoca, ma anche i significati ad esse associati.

Tutte le nostre celeb preferite di fine Anni '90 e inizio Duemila avevano un tatuaggio sulla parte bassa della schiena: era perfettamente posizionato ed era ambizioso; potevano essere segni neri e geometrici, fluidi, motivi astratti e fiammeggianti che prendevano ispirazione dallo stile tribale, antico e identitario, della Polinesia e della Nuova Zelanda, diventando a tutti gli effetti una categoria (all'epoca, con ogni probabilità appropriata), oppure farfalle, fiori e altri dettagli simmetrici. Britney Spears aveva una fatina; Angelina Jolie una tigre del Bengala; Kate Moss una coppia di uccellini. La celebrity culture di quegli anni riusciva a insegnare a tutta una generazione di giovani donne che era ok – anzi, era iconico –, ribellarsi alle aspettative sociali e di genere imposte su di loro e sui loro corpi.

Ma il Tramp stamp rimaneva stigmatizzato. Nonostante soddisfasse un'estetica al contempo sexy, ribelle e divertente, il più delle volte era visto come un indicatore indelebile di devianza sessuale, promiscuità, impulsività e irresponsabilità – come del resto ogni tatuaggio femminile ha sempre subito la sua ingiusta dose di critica immotivata. Il Tramp stamp veniva percepito come tacky e imbarazzante.

Nel 2026, vederlo tornare su icone del nostro tempo del calibro di Chappell Roan o Doechii, non solo artiste di talento ma anche persone che supportano apertamente istanze femministe, è al contempo un piacere per gli occhi e una carezza sul cuore: il ritorno di questo tatuaggio sembra diverso e si spera possa cambiare un po' la narrazione intorno ai corpi delle donne.

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Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.