Come nasce un nome d'arte? Il percorso tracciato da questi pseudonimi - che esistono da quando esiste l'arte, in ogni sua forma - non è sempre semplice da tracciare, mentre è più semplice, ascoltando le stesse parole dell'artista, comprendere le ragioni di questa scelta creativa. C'è infatti chi sceglie un nome d'arte, ovvero una rivisitazione, una storpiatura o un'alternativa del nome e cognome di battesimo, ad esempio per fissare un concetto evocativo o per fare un omaggio a un grande del cinema o della musica. In generale è un modo per essere ricordato, per affidare al pubblico un nickname che non sia di massa e dunque più memorabile e per risultare più incisivo nel mercato di riferimento.
Sarà per questa ragione che tutti i cantanti in gara ad Amici, sia in questa che nelle passate edizioni, hanno scelto un nome d'arte? Un po' per diversificarsi dai compagni con lo stesso nome di battesimo, un po' perché parte di un progetto musicale già esistente prima dell'ingresso nella scuola, negli anni abbiamo visto succedersi tra i banchi del talent Irama (vero nome Filippo Maria Fanti), AKA 7even (Luca Marzano), Wax (Matteo Lucido), Mew (Valentina Turchetto), protagonisti indiscussi del programma che continuano a lavorare con il loro nome d'arte, ormai diventato una seconda pelle.
Anche l'edizione 2024 vede tra i concorrenti alcuni cantanti che hanno scelto di presentarsi al pubblico con il loro nome d'arte: tra quelli ancora in gara (mentre scriviamo) ci sono Chiamamifaro (Angelica Gori), TrigNO (Pietro Bagnadentro), Senza Cri (Cristina Carella), Vybes (Gabriel Monaco), tutti cantanti alle prese con le sfide e le classifiche del programma.
Chiamamifaro, ad esempio, ha scelto il suo nome d'arte ben prima di entrare nella scuola di Amici, pseudonimo che è parte integrante del suo progetto artistico in cui il "faro" è simbolo di stabilità e sicurezza, luce sicura in mezzo al caso. Senza Cri invece attribuisce a quel "senza" la sua volontà di presentarsi senza etichette, inteso come spirito di una generazione che non sa che farsene delle gabbie identitarie e di genere. Vybes ha scelto il suo nome d'arte per rimarcare il suo obiettivo: mandare buone vibrazioni, ispirare emozioni positive. E TrigNO invece ha scelto di usare la storpiatura di un nickname affidatogli dai suoi amici, Pietrigno: un modo per ricordarsi chi è e chi è stato anche nei momenti più complessi della vita.










