Si riparte dal racconto. L’edizione di X Factor 2023 rimette al centro il talento e la musica, scegliendo di mostrare il percorso di ogni partecipante. Dal 14 settembre, su Sky, in streaming su Now e in chiaro su TV8 da mercoledì 20 settembre, Morgan, Ambra Angiolini, Dargen D’Amico e Fedez siederanno al banco dei giudici alla ricerca dei dodici finalisti della nuova edizione. Alla conduzione, per il secondo anno consecutivo, Francesca Michielin, assente nella conferenza stampa di presentazione dello show, in convalescenza a seguito di un’operazione. Tre appuntamenti per le audition (14, 21, 28 settembre), poi i Bootcamp (5 e 12 ottobre) che quest’anno cambiano nuovamente modalità di selezione lasciando che ogni giudice componga personalmente la sua squadra, e infine le Home Visit (19 ottobre), prima dei live, in diretta dal 26 ottobre.

Un’edizione che inizia con Morgan confermato in giuria, nonostante le dichiarazioni omofobe durante un suo concerto di qualche tempo fa. Metà del suo cachet devoluto all’Associazione Casa Arcobaleno che si occupa di attività di inclusion, tema caro a Sky che così pone fine alla polemica: «È stato un momento difficile, in quel concerto si è creata una dinamica complessa che ha generato da una parte quello che è stato un evidente errore linguistico: le parole sono molto importanti e io credo nelle parole. Ed è per questo che ho voluto fare un gesto concreto, perché le parole sono concrete, offendono e feriscono, possono essere armi pesanti. Siccome me ne rendo conto ho voluto dare concretezza alle mie scuse», commenta Morgan.

E aggiunge: «È stato un bellissimo concerto, chi l’ha vissuto ha dato un peso relativo a quella cosa, chi non l’ha vissuto si è sentito offeso da un’estrapolazione, ma se volgiamo parlare di quello che ha potuto generare anche a livello di dibattito è stata occasione di trasformare un errore in un momento in cui si parla di questa cosa. Continuiamo a parlarne dopo X Factor».

Un’edizione di novità e ritorni. Casting in presenza, per la prima volta dopo la pandemia, la ricerca del talento, partendo da chi non è ancora pronto per il palco ma che grazie a giudici e coach possa diventare artista, il racconto al centro, per mostrare varietà e valore dei singoli che in sei settimane si avvicinano all’universo discografico. Si torna agli Home visit in esterna, giudici in ritiro con i ragazzi, per entrare in empatia. Si crea un racconto, alla ricerca di vivacità.

Quattro giudici diversi tra loro e pronti al confronto. Ambra che non cerca solo il talento ma i messaggi e la spontaneità di chi non rincorre solo i numeri, ma vita, andando oltre il genere e quello che abbiamo già visto: «I ragazzi di questa edizione ci hanno colpito tanto. Piangiamo, ridiamo, ci confrontiamo spesso in modo duro, ma insegnando ai ragazzi che si può prendere una posizione. Ti prendi la responsabilità di quello che dici. Ci sono segnali interessanti, al di là della musica, in questa edizione». Fedez che, ormai veterano, ha bisogno di essere stupito: « Si è sentito molto il cambio di linea, a noi arrivano dei ragazzi dopo una prima scrematura fatta dallo staff di X Factor. È stato da subito evidente la ricerca di progetti che avessero ancora bisogno di un indirizzo da prendere. Il che comporta per noi un lavoro più approfondito che non era mai stato fatto prima. Sarà un approccio diverso».

Dargen che cerca brani che lo colpiscono, che lo emozionino: «Il nostro ruolo è sia quello di cercare di individuare una strada da percorrere artisticamente sia quello di intrattenitori nei tempi difficili dei ragazzi. È un gioco, un programma di intrattenimento per ragazzi che stanno scegliendo di fare questo mestiere nella vita. Spesso non si torna indietro, ma non sempre è una scelta felice». E Morgan, che ritorna dietro al banco dei giudici dopo nove anni: «È difficile fare musica in televisione, la musica vive in un luogo diverso. L’inedito prima non esisteva in tv, lo abbiamo inventato io e Simona Ventura. E poi l’hanno fatto in tutto il mondo. Dai talent sono usciti grandi nomi, dai Mäneskin a Marco Mengoni a Michele Bravi o Noemi. Dipende da come si fa. Dipende da cosa si cerca. Il fenomeno o chi ha qaulcosa da dire? A me piace che qualcuno abbia qualcosa da dire».

Quattro uomini una donna, quattro esseri pensanti, per Ambra, che non ci non ci sta a essere definita la rappresentante femminile dell’edizione: «Siamo noi donne per prime a farci del male. È dura, ma ci sono quattro personalità che si confrontano. Quando devo dire qualcosa lo dico. Ma lo dico non perché sono donna ma perché sono un essere pensante. Ci siamo nascosti tanto dietro alle parole in questi anni ma il mondo rimane in mano alle cronache. Le offese e le parole sono due cose diverse. L’ego può offendere ma l’umiltà raramente non ha voglia di parlare. Non penso mai che qualcuno mi sminuisca come donna perché non mi sminuisco io per prima. Se fossi fragile sarei sempre in guerra». E guerra non sarà, ma vedremo liti, vedremo risate, vedremo la fatica di artisti e giudici all’interno di un percorso che diventa un bel punto di partenza, tra personalità che hanno voglia di emergere. Tutti compresi.