Dopo la vittoria di Trump alle presidenziali USA 2024, tra le reazioni delle celeb e del mondo istituzionale, è spuntata fuori anche una news insistente che ha cominciato a scavare la FYP di Tik Tok e i magazine internazionali diventando, da insinuazione non verificata, un fatto comprovato. Quella secondo cui la stepdaughter di Kamala Harris, la designer Ella Emhoff, in preda alla delusione per i risultati degli spogli, avrebbe avuto un vero e proprio mental breakdown, una crisi nervosa che l'avrebbe condotta addirittura in ospedale. Spoiler, non è vero: è stata la stessa Emhoff, in un video pubblicato sui social nelle ore successive, a smentire la cosa, pur ammettendo il sacrosanto diritto ad avere crolli emotivi se qualcosa ci manda in tilt. Il rumor in effetti ha un origine: è partito dagli scatti della ragazza durante il concession speech alla Howard University della sua "momala" , così l'ha sempre chiamata affettuosamente, in cui Harris ha confermato il risultato delle elezioni a favore dell'avversario: avvolta dall'abbraccio del padre Doug, dal 2014 sposato con Kamala, e del fratello Cole, anche lui figlio di Emhoff e dalla prima moglie Kerstin, Ella è stata fotografata in preda alle lacrime, come spossata da un'emozione di difficile gestione.
In seguito alla diffusione di quelle immagini, la voce che Ella, 25 anni, fosse addirittura finita in ospedale in preda allo shock per la vittoria di Trump si era sparsa velocemente sui social: nel video in cui ha sconfessato il rumor la ragazza però ci ha tenuto a specificare che «non c'è niente di male a mostrare emozione e piangere. E chiunque lo dica, probabilmente ha bisogno di farsi un bel pianto». E poi ha aggiunto: «Combatto col mio mental health da quando sono piccola e non me ne vergogno». Certo la vittoria del candidato repubblicano non l'ha presa affatto bene: anche lei, come molti supporter di Harris, all'indomani del Super Tuesday delle elezioni USA ha scelto di dire la sua sul significato del trionfo di Trump, affidando al suo popolare profilo Instagram parole di supporto per tutti coloro che si sono sentiti sopraffatti dai risultati. «Non ho davvero parole», ha scritto. «Siamo tutti sulla stessa barca. Fa fottutamente male e va bene così. La lotta non si ferma. Ma controllate chi vi sta vicino per sapere se sta bene».
Ella è un nome molto noto del fashion system di New York, forte della sua esperienza nel mondo tessile, del design e come modella. Pur non occupandosi di politica, ha sempre sostenuto la moglie di suo padre, che considera un genitore ed è arrivata nella vita sua e del fratello quando aveva appena 14 anni, spendendosi a lungo, nel corso della campagna elettorale, per sensibilizzare i suoi coetanei sul diritto al voto e sulla necessità di avere alla Casa Bianca una persona come Harris.
Cresciuta a Los Angeles e ora residente a Brooklyn, NY, dopo essersi laureata nella prestigiosa Parsons School of Design Emhoff ha firmato nu contratto con la IMG Models che le ha permesso di sfilare per marchi importanti come Balenciaga e Miu Miu. La sua passione più grande, però, rimae la maglieria mescolata all'arte, un sogno che è diventato nel corso del tempo un brand tutto orientato alla sostenibilità. Oggi Ella collabora sia con grandi marchi che con realtà più indipendenti, si è fatta un nome nel settore, ha un seguito molto vivo sui social ed è anche un'attivista per la causa LGBTQ+.
Della sua famiglia allargata ha sempre parlato in toni entusiastici, svelando che sua madre, suo padre e Kamala Harris sono una vera e propria squadra da ormai un decennio, un team che ha sempre puntato al benessere suo e del fratello Cole. Alla convention democratica di agosto, Ella ha parlato della sua stepmom con grande affetto, ricordando il suo ingresso in famiglia quando era appena adolescente. «Kamala è entrata nella mia vita quando avevo quattordici anni, notoriamente un momento molto facile. Come molti giovani, non ho sempre capito cosa provavo, ma lei era lì, è sempre rimasta lì. È stata paziente, premurosa e mi ha sempre preso sul serio. Non ha mai smesso di ascoltarmi e non smetterà di ascoltare tutti». Parole che non sono servite ad assicurare la vittoria a Harris, ma che sanciscono un legame che va oltre il sangue.













