Si intitola Oro e non potrebbe esserci titolo più azzeccato. Perché Federica Pellegrini è una delle atlete più iridate dello sport tricolore: lei che nel suo palmares vanta 26 ori internazionali, 3 medaglie olimpiche, 19 medaglie mondiali e 37 medaglie europee, è considerata la più grande nuotatrice italiana della storia nonché una delle più longeve in assoluto. Una carriera divina, oggi un amore da favola con il marito Matteo Giunta, ma anche momenti bui e triangolo pericolosi, raccontati nella sua autobiografia, Oro, uscita oggi.
Nel memoir, la campionessa veneta classe 1988 ricorda un periodo particolarmente doloroso della sua vita. Siamo nel luglio 2005, Federica ha 17 anni e non riesce a centrare l'oro ai Mondiali di Montréal, un oro che vede come unico risarcimento per «la fatica, il dolore, l'angoscia e la solitudine». Torna a Milano e inizia a soffrire di bulimia. «La sera, dopo aver mangiato tutto quello che potevo durante il giorno, vomitavo. Lo facevo sistematicamente, ogni sera prima di andare a dormire, quando il ricordo di tutto il cibo ingurgitato aumentava il senso di colpa», si legge nel libro edito da La nave di Teseo.
E poi: «Vomitare era un po’ come ripulirsi la coscienza e anche la mia maniera di metabolizzare il dolore. Si chiama bulimia ma io non lo sapevo». Ad accorgersi del disturbo mamma Cinzia. «Ero capace di far fuori chili di gelato seguiti da svariate tazze di cereali una dietro l'altra. Una volta mia mamma era venuta a trovarmi e se n'era accorta. Le avevo detto ho fame, facciamo merenda? E avevo divorato due buste di prosciutto crudo e tre pacchetti di cracker. Lei mi aveva guardato perplessa».
«La bulimia per me non era il problema, era la soluzione. Il mio modo di dimagrire senza sacrifici mangiando tutto quello che volevo. Certo, una parte di me intuiva che era un segnale, che stavo cercando di toccare il fondo perché mi fosse evidente che avevo preso una direzione sbagliata. Ma più mi vedevo grassa e più mangiavo. Tanto ormai ero lontanissima da come avrei voluto essere. L'unica cosa che potevo fare era andare avanti così. Alla fine qualcuno se ne sarebbe accorto e mi avrebbe fermato, pensava una parte di me. E nel frattempo continuavo a mangiare», spiega la Divina nell'autobiografia destinata a scalare tutte le classifiche.
Nel testo, Federica parla di dismorfia, «la malattia per cui non riesci a vederti come sei davvero» in cui lo specchio riflette l'immagine prodotta dall' inconscio e ricorda il disagio provato per un servizio fotografico su Sportweek dedicato ad atleti e atlete famose in cui viene ritratta in bikini con una maschera veneziana con tacchi e parrucca. «Il giorno della presentazione ho il panico. So già che non mi piacerà. Per passare inosservata non mi trucco, mi metto una camicia e un paio di jeans sformati, mi lego i capelli con l'elastico per mortificarmi. Entro nella sala ed è peggio di quanto avessi immaginato. Appese alle pareti ci sono le foto. Enormi. Gigantografie. Un incubo», spiega tornando a quella sera di 18 anni fa, «rimango pietrificata, vorrei coprirle in qualche modo, soprattutto quelle con il bikini in cui non vedo altro che i rotoli di grasso sulla pancia».
«Le pose languide, la seduzione, vorrei solo sprofondare, sparire, morire. E invece tutti mi guardano, è pieno di gente che vede quella che a me sembra una povera ragazzina grassa e brufolosa, truccata come una puttana, mezza nuda», continua mettendo nero su bianco i i pensieri di una Federica diciassettenne in costante lotta con la sua immagine e la percezione degli altri, «Io sono un'atleta, perché mi hanno trasformato in una femme fatale? Ho solo diciassette anni, sono minorenne: a prescindere dalla mia condizione fisica, quella sessualizzazione del mio corpo è una violenza, mi umilia ed è assolutamente fuori luogo».
Spazio anche al racconto del triangolo d’amore che nel 2011 incendiò il mondo del nuoto italiano. Federica lascia Luca Marin per iniziare una storia d'amore con il compagno di squadra Filippo Magnini: vicenda che tiene banco per mesi sulle riviste rosa. In Oro, Pellegrini torna con la mente al ritiro prima dei Mondiali di Shanghai, in cui viene sorpresa da Marin, appostato allo spioncino della sua camera, mentre entra nella camera di Magnini due giorni dopo il loro addio. «Raggiungo la stanza di Filippo, ma sul più bello sentiamo picchiare selvaggiamente contro la porta: ho sentito tutto, uscite fuori o vi ammazzo! Io e Filippo non apriamo. Luca è fuori di sé, sarebbe finita a botte».
I dirigenti della federazione, chiamati da Magnini e Pellegrini, chiedono un chiarimento tra i due ex: «Scendo, sono tranquilla, non mi importa niente, non ho fatto niente di male, sono solo affari miei. Luca urla, ti rendi conto di quello che fai? Che io sto male?», ricorda la 35enne, «Scusa, gli rispondo io, ci siamo lasciati due giorni fa quindi posso fare quello che mi pare. Più esattamente, dico di fronte ai dirigenti della Federazione, posso scopare con chi voglio».












