Presta la voce al brano che dà titolo a Battito Infinito, l’ultimo lavoro di suo padre Eros Ramazzotti e lo firma: Aurora Rmazzotti, l’influencer milanese incontra i giornalisti all’imbarco, a poche ore dalla première del Battito Infinito Tour a Siviglia, in Spagna.

«La musica è sempre stata un sogno nel cassetto per me. Ma siamo in Italia, sappiamo bene cosa direbbero tutti. Sono onoratissima che mio padre mi abbia coinvolto in questo brano». Racconta di lui: «È sempre stato molto protettivo nei confronti della famiglia, di me. Ha sempre avuto paura che potessi ferirmi iniziando questo lavoro, il fatto che mi abbia coinvolto, mi abbia inserito nei diritti della canzone, mi porti virtualmente in tour con sé, è il regalo più grande che potesse farmi. Lui non si è mai espresso a parole, lo ha sempre fatto attraverso i gesti e la musica. Per me è il segno di un grandissimo amore». Era già stata protagonista di un suo regalo, "Aurora", il brano dedicato a lei, del 1996. «Avere una canzone a me dedicata è un regalo enorme. Ma quando l’ha scritta non ero ancora nata. Aurora è mia ma è anche di tutti, è diventato inno di rinascita. La sento mia, ma mi piace anche che questo senso di condivisione. Sono cresciuta ormai, questo è ora un nuovo capitolo che si apre».

Ama scrivere da sempre, ma non si sente autrice, né attrice. «C’era già un testo ma non lo convinceva come suonava. L’abbiamo riscritta insieme e in inglese. L’ho cambiato perché è impossibile riportare la stessa poetica con una traduzione letterale. Mi sembra un film, quel pezzo potrebbe essere una colonna sonora. Secondo me lui è molto fiero che io reciti in inglese». Non si prende merito di niente, lo vive come un regalo ed è fiera del lavoro fatto da suo padre, dopo un periodo così difficile per lui.

«Tutto l’album è frutto degli anni che abbiamo vissuto. Lui è stato uno degli ultimi artisti a esibirsi e ha scritto tutto l’album in quarantena anche in seguito a una separazione. Rappresenta la sua rinascita, sia come uomo, sia in termini di essere umano che ha vissuto un’esperienza che accomuna tutta l’umanità. Da sempre crede nella musica come momento di unione». Anche il suo testo nasce per celebrare la vita. «Sono sempre stata assetata di questa cosa che chiamiamo vita». Ma di quella nuova non parla. «Saranno nove mesi di tour, quando me lo ha detto ho pianto tutte le mie lacrime. Non ho intenzione di parlare d’altro, non mi va».