Daniel Craig esclude la possibilità di vedere James Bond interpretato da una donna. Affermazione che vista e letta così fa venire leggermente l’orticaria, evocando scenari spaventosi e purtroppo familiari di disparità di genere e mascolinità tossica, ma che vale la pena approfondire. L’attuale 007, al cinema a fine mese con No Time to Die per l’ultima volta nei panni dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà, ha spiegato la sua posizione in merito, la stessa espressa a gennaio 2020 dalla produttrice della pellicola sulle pagine di Variety. Per l’attore inglese, Hollywood dovrebbe pensare a "parti migliori per le donne" non andando però a stravolgere i classici.
“Ci dovrebbero semplicemente essere parti migliori per le donne. Perché una donna dovrebbe interpretare James Bond quando dovrebbe esserci una parte altrettanto buona quanto quella di James Bond, ma per una donna?", ha dichiarato Daniel a Radio Times. Secondo Craig, quindi, il ruolo di James Bond non dovrebbe essere interpretato da una donna, attenendosi così all'iconico personaggio nato dalla penna di Ian Fleming che ha ispirato la saga cinematografica. Questo non esclude l'ingaggio di co-protagoniste come la collega super tosta di 007 interpretata da Lashana Lynch proprio in No Time to Die (una petizione per uno spin off con lei come assoluta star, come la vedete?).
"James Bond può avere qualsiasi colore della pelle, ma è un uomo", le parole di Barbara Broccoli, boss della Eon Productions e del franchising legato a 007 affidate lo scorso gennaio a Variety. "Credo che dovremmo creare nuovi personaggi personaggi femminili forti, ma non sono particolarmente interessata a prendere un personaggio maschile e a farlo interpretare da una donna. Penso che le donne siano molto più interessanti di così", perché "nel bene o nel male, siamo i custodi di questo personaggio e prendiamo questa responsabilità sul serio".
Il pensiero di Craig-Broccoli è sacrosanto e facilmente condivisibile: in soldoni, vade retro discriminazione di genere nell'enterteinment con tanto di apertura a sceneggiature femminili, con personaggi e storie avvincenti, senza però scomodare Bond. Tutto giusto, ma vogliamo parlare dell’impatto in termini di uguaglianza e tolleranza nel vedere una donna 007 sul grande schermo?











