Sto vivendo con il mio ragazzo nel mio monolocale a Brooklyn da quattro mesi. Prima d’ora è sempre stato il mio monolocale, arredato come piace a me, pulito come dico io, col frigo pieno di tutte le cose che mi piace mangiare. Avere il controllo di tutto ciò che mi circondava era fantastico, ma mentirei se dicessi che non mi sentivo sola. Avere il mio ragazzo in 40 mq di spazio è magnifico, ma può essere difficile. Però ci amiamo! E sono molto fiera di come sta andando. Ho imparato un po’ di cose in questi quattro mesi. Per esempio…
1. Compromettere la propria libertà non è facile, ma può rendere molto felici
Nel suo vecchio appartamento il mio ragazzo aveva scaffali ricoperti dei suoi personaggi preferiti, X-Men, Marvel, film di fantascienza, Batman… di tutto. Anche io sono una nerd per eccellenza, ma la prima cosa che ho risposto alla richiesta di portare la sua collezione da me è stata “assolutamente no.” Quando abbiamo iniziato il trasloco e ho visto quanto ci teneva veramente, la mia posizione è cambiata a “puoi avere uno scaffale, ma lo compri tu.” E così ha fatto, si è comprato una mensola della stessa grandezza delle altre in casa e ridotto la sua collezione alle “donne”. Tutte donne forti dei film di fantascienza da lui preferiti – pensate a Ellen Ripley, Brienne di Tarth e la principessa Leila. In fondo non sta poi così male, e a dirla tutta piace anche a me.
2. Le persone hanno abitudini strane in bagno ed è meglio affrontare il discorso
Vivere in un monolocale con poca privacy è complicato. Soprattutto quando si parla di andare in bagno e in casa si sente letteralmente tutto. Abbiamo dovuto avere una conversazione al quanto imbarazzante prima che si trasferisse… del tipo “Cosa facciamo se mi senti andare in bagno, non potrò mai più andarci senza pensare che mi stai ascoltando e mi dispiace e ti amo.” Fortunatamente in una casa piccola la TV sembra alta in tutte le stanze, e così ci siamo inventati una frase chiave “ metti pure quello che vuoi in TV”, il che ci lascia 30 secondi per accendere la TV al massimo e lasciare andare l’altro in bagno in pace.
3. Le persone hanno idee molto diverse sul concetto di pulizia
Questa non è la solita lamentela sugli uomini che non puliscono. Il mio ragazzo pulisce eccome. È un titano dell’igiene e sarebbe felice di ricevere delle salviettine disinfettanti per il suo compleanno. Però non è infastidito dal casino. A me invece non interessa poi molto di disinfettare tutte le maniglie delle porte ma prima o poi diventerò pazza guardando i cumuli di fogli sul tavolo. Abbiamo dovuto imparare a intenderci senza parlare quando si arriva ad un casino critico in casa: segni includono la frase “mmm…penso che dovremmo farlo adesso piuttosto che dopo” o basta semplicemente guardare l’orrore nei miei occhi quando passo davanti alla montagna di vestiti abbandonati sul letto. È difficile tenere una stanza pulita quando due persone vivono nello stesso spazio, ma facciamo del nostro meglio per aiutarci.
4. Essere malati può voler dire aiutarsi o ignorarsi
Nell’ultimo mese sia io che il mio partner abbiamo avuto la febbre. L’abbiamo presa separatamente e in due settimane diverse, il che è già un traguardo perché è facilissimo infettarsi quando si vive insieme in uno spazio così piccolo. Di solito le cose che ci passano per la testa sono tre: “Aiutare l’altra persona a guarire”, “Cercare di non prendere la febbre”, “Non impanicarsi”. Spesso questo vuol dire cucinare brodo di pollo e dormire sul divano. Altre volte invece vuol dire forzarlo a bere un the caldo e abbracciarlo per non farlo morire di freddo. A volte invece vuol dire sedersi dal lato opposto della stanza. Si fa quel che si può.
5. Aiuta sempre trovare cose strane che piacciono ad entrambi
Prima di vivere insieme, guardavamo un sacco di TV insieme, uscivamo spesso la sera, e amavamo i musical. Adesso che abbiamo passato un bel po’ di tempo a mangiare burritos in mutande sul divano, abbiamo sviluppato altre passioni in comune. Per farvi un esempio, abbiamo un peluche che amiamo, è un gufo. Si chiama Hooty ed è come se fosse nostro figlio. L’abbiamo posizionato di modo che possa guardare i film con noi, non lo facciamo mai sdraiare a pancia in giù per non farlo soffocare e ci prendiamo cura di lui come un umano. Abbiamo anche deciso di chiamare tutti i nostri personaggi dei videogiochi che amiamo “Peggy Magma” e farli sembrare il più simili possibile a Rihanna. Devo ammettere che mentre scrivo penso sia una follia, ma nel piccolo universo di casa nostra funziona così. Vivere insieme in uno spazio così piccolo ha fatto sincronizzare i nostri cervelli, e anche se quello che facciamo in casa è folle per gli altri, ha senso per noi.
Prima della convivenza tornavo a casa e salutavo l’appartamento, come se il divano potesse rispondermi; adesso torno a casa da un uomo che mi cucina e prepara la scaletta Netflix per la serata. Il monolocale non è più mio ma è diventato nostro, e anche se abbiamo dovuto compromettere su molte cose, il compromesso è diventato piacevole. Siamo molto innamorati (anche di Hooty), e in questo momento della nostra relazione, è tutto quello che ci serve.












