Anche quest’anno, complice la Biennale, Venezia si conferma il palcoscenico privilegiato dell’arte internazionale. È qui, nel cuore del sestiere di Dorsoduro, che l’hotel Avani Rio Novo inaugura Cinema Reloaded: Mosaic Visions, la nuova mostra dell’artista veneziano Emanuele Sari, realizzata grazie alla collaborazione con la galleria Cris Contini Contemporary.

L’esposizione, aperta al pubblico fino al 25 ottobre 2026, trasforma gli spazi comuni dell’hotel in un’esperienza peculiare per una struttura del genere, dove il mosaico dialoga con il linguaggio del cinema e con l’immaginario collettivo contemporaneo. Non si tratta soltanto di una mostra d’arte, ma di un vero percorso narrativo che accompagna ospiti e visitatori in un viaggio tra memoria visiva, icone pop e tradizione veneziana.

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Courtesy of Ufficio Stampa

«L’arte è un linguaggio comune», racconta il direttore dell’Avani Rio Novo Venice Stefano Botteon, sottolineando come il progetto nasca dalla volontà di proporre agli ospiti un punto di vista diverso sull’esperienza del soggiorno. «Non volevamo una cosa già vista, non volevamo qualcosa di statico. Cercavamo un progetto capace di sorprendere e di offrire uno sguardo diverso, proprio come diversa vuole essere l’esperienza che proponiamo ai nostri ospiti». Per Botteon, l’arte rappresenta infatti uno strumento capace di creare connessioni immediate tra persone provenienti da culture e Paesi differenti. «Accogliamo ospiti da tutto il mondo, con abitudini e sensibilità diverse. Trovare un linguaggio comune non è semplice, ma l’arte riesce a creare un’emozione condivisa».

Il legame con Venezia è uno degli elementi chiave dell’iniziativa: «quest’anno (per la prima volta, nda), con grande felicità, ci siamo aperti alla città con un artista veneziano», prosegue Botteon. «C’è sempre una connessione con il territorio, ma anche una precisa volontà di apertura internazionale». Una scelta che arriva dopo un lungo percorso condiviso con la galleria e che oggi trova il momento ideale: secondo il direttore, Sari «entra perfettamente dentro questa realtà, un po’ in punta di piedi ma in modo dirompente».

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L’artista, oggi considerato uno dei principali esponenti del mosaico contemporaneo, reinterpreta una tecnica antichissima attraverso materiali e linguaggi moderni. Vetri veneziani con foglia d’oro, marmi, resine e materiali industriali diventano tessere di un racconto visivo personale, capace di indagare anche le dimensioni sociali del nostro tempo. La sua tecnica “diretta”, che consiste nell’applicare le tessere direttamente sul supporto, dona alle opere una vibrazione luminosa e una straordinaria intensità materica, grazie anche al modo in cui vetri e marmi catturano e restituiscono la luce.

Per Sari il mosaico nasce prima come mestiere artigiano e solo successivamente come linguaggio artistico. «Circa venticinque anni fa cercavo un lavoro che mi permettesse di essere indipendente. Sono a Venezia, mi sono detto, conosco il mondo di Murano: se imparo questa tecnica ci posso vivere. E così è stato, più cresceva la tecnica, più crescevano anche le idee. A un certo punto ho capito che il mosaico poteva diventare il mezzo per raccontare qualcosa di mio».

Nato e cresciuto a Venezia, Sari si forma nella storica fornace Orsoni, per poi proseguire il suo percorso alla Scuola Mosaicisti del Friuli e alla Berengo Fine Arts, sviluppando uno stile personale che fonde tradizione artigianale e immaginario pop. Oggi le sue opere fanno parte di collezioni private internazionali e hanno attirato l’interesse di nomi come Rod Stewart e Sharon Stone. L’artista rivendica inoltre un ruolo importante nella riscoperta contemporanea del mosaico in laguna: «Venezia è una città del mosaico quanto Ravenna. Chi vive qui ha davanti agli occhi i mosaici di San Marco, ma per molto tempo questa tecnica sembrava essere scomparsa dal panorama contemporaneo. Credo di aver contribuito a riportarla a Venezia, rendendola di nuovo attuale».

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Il cuore della mostra è rappresentato dall’opera “Made in Italy”, dedicata a Monica Bellucci, ritratta nella celebre scena di Malèna in cui tutti gli uomini del paese cercano di accenderle la sigaretta. Accanto a lei compaiono altre icone senza tempo come Brigitte Bardot e Frida Kahlo, ma anche personaggi provenienti dal mondo del fumetto e della cultura pop contemporanea, dai Minions e Gru di Cattivissimo Me fino ai richiami all’universo di Star Wars. Un immaginario che gioca continuamente sul contrasto tra il carattere storico del mosaico e i simboli della contemporaneità.

«Non mi interessa dissacrare», spiega Sari «mi interessa creare una tensione che faccia riflettere. Il mosaico è una tecnica che siamo abituati ad associare al sacro, ma può raccontare anche il presente». Tra le opere a cui è più legato cita “Open Mind”, un mosaico dedicato a Moana Pozzi rappresentata come una santa. «Non volevo provocare, volevo semplicemente invitare a non giudicare le persone soltanto per il lavoro che fanno».

Anche la scelta di ospitare la mostra all’interno dell’Avani Rio Novo Venice non è casuale: l’hotel, parte del gruppo Minor Hotels, punta a valorizzare sempre più i propri spazi conddivisi, sia attraverso l'esposizione di mostre d'arte, sia attraverso l'organizzazione di eventi, come apertitivi e dj set nel giardino estivo, aperti anche alla clientela locale. «L’albergo si apre alla comunità», spiega Botteon «le persone entrano, scoprono gli spazi, vedono le opere e si incuriosiscono. È proprio questo il tipo di dialogo che vogliamo creare».