Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel Go Girl Give Us Nothing. Erano i BRIT Awards del 2018 e una apparentemente svogliata Dua Lipa, performava New Rules senza troppa enfasi. Ecco, ieri sera, durante il concerto degli I Days a Milano, la cantante di Houdini è apparsa tutto, fuorché senza energia.

Un concerto che aspettavo da molto, devo ammetterlo; mi vanto di essere stata la prima ad aver diffuso il credo di Dua Lipa nel mio gruppo di amici perché già nel 2016 tra i miei top brani su Spotify compariva Hotter Than Hell. Un cambio radicale se si vuole, dal mio percorso musicale canonico: io dedita alle canzoni strappalacrime e alle ballad a piano, che imparo (coreografie comprese) tutte le parole di brani synth pop dagli accenti electro.

Eppure, proprio qui sta la chiave del successo di Dua Lipa: divertiti, fai divertire, donagli libertà. Ieri lo ha fatto, eccome, per me e per le circa settantamila persone presenti.

dua lipa performs at i days festival 2025pinterest
Sergione Infuso - Corbis//Getty Images

È stata una vera e propria Pop Icon ieri sera: look mozzafiato, coreografie serrate, voce potente, make‑up da copiare, chioma fluente da sirena (e addio a tutte le possibili voglie di pixie cut dopo ieri sera), e persino un italiano fluido e naturale con accento perfetto. I momenti di pausa sono stati pochi, gli intermezzi musicali coinvolgenti. Se qualcuno nutriva dubbi sul suo status, la performance ha cancellato ogni esitazione. Dua Lipa è Dua Lipa per motivi ben specifici ed evidenti: bellissima, bravissima e irresistibilmente simpatica.

dua lipa radical optimism european tour movistar at ziggo dome in amsterdampinterest
Andreas Rentz//Getty Images

Apre con Training Season (e in un body Jean Paul Gautier), chiude con Houdini (e in un look Chanel). Nel mezzo non mancano i grandi classici come Be the One, Don't Start Now, Love Again, New Rules e Physical (e in ordine sparso, Valentino, The Attico, Balenciaga). Non è mancata né la cover in italiano A far l’amore comincia tu di Raffaella Carrà, introdotta con un discorso in italiano (per un momento, il concerto si è trasformato in un piano bar a cielo aperto, e tutti l'hanno ringraziata), ne una versione intima di Happy for You (scritta per l'ex fidanzato Anwar Hadid), ne l'acapella di Anything for Love: vestita di bianco fino ai piedi, con voce commossa e tratti di nostalgia.

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Sergione Infuso - Corbis//Getty Images

Lo spettacolo, diviso in quattro atti, è stato tanto coreografato quanto emozionale. Dopo Levitating, Dua Lipa è scesa tra le prime file: selfie, abbracci, chiacchiere, autografi. «Ciao Milano, come va stasera? Questa energia è incredibile!», ha esclamato, colpita dal calore del pubblico; ha poi ricordato il suo primo live a Milano, quando si esibì davanti a poche decine di persone. Da lì a uno stadio pieno, il salto è stato lungo e meritato.

Il concerto è durato quasi due ore e ha saputo tenere in perfetto equilibrio il rigore di una macchina scenica impeccabile e l’umanità di una performer che si concede senza filtri. La scenografia era imponente, quasi teatrale: un palcoscenico su più livelli, gradinate vertiginose che ricordavano strutture architettoniche futuristiche, luci dinamiche, proiezioni geometriche, stelle filanti che cadevano al momento giusto. Tutti abbiamo urlato a pieni polmoni, ballato, saltato e ricordato le regole per non chiamare un ex fidanzato.

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Se mi chiedessero un riassunto su Dua Lipa ieri sera, direi che non ha solo “tenuto” un concerto, ma lo ha vissuto, respirato, condiviso. Ha dimostrato di aver perfezionato ogni aspetto: voce, presenza, contenuto, spettacolo, carisma e improvvisazione. È la regina del pop perché lo dimostra sul palco, continuamente. Go Girl Give Us Everything.