Solo pochi giorni fa, il New York Times ha dedicato un articolo alla colonna sonora usata da Donald Trump durante la corsa alla Casa Bianca e oltre, sottolineando le contraddizioni nelle sue scelte musicali e definendole «uno stufato del pop americano». Nonostante l'attuale presidente degli Stati Uniti abbia inanellato una serie di porte in faccia e diffide dagli artisti più famosi del panorama internazionale, da Bruce Springsteen a Taylor Swift e Céline Dion, alla fine è riuscito non solo a farsi eleggere (dimostrando che il sostegno del mondo tech vale più di quello pop) ma anche a trovare qualcuno che canti per lui.
Le celebrazioni ufficiali per l'insediamento di Trump si sono tenute a Washington durante il weekend, a partire dal Maga Victory Rally di domenica 19 gennaio fino al Liberty Ball di lunedì sera, e la cerimonia di giuramento del 2025, iniziata a mezzogiorno di lunedì 20 gennaio, nel mezzo. Durante questi momenti, ci sono state diverse performance musicali accomunate da almeno un fattore comune: musica country rock suonata in playback, con problemi tecnici. Dimenticatevi i tempi dei Democratici: l'esibizione di Lady Gaga e Jennifer Lopez per Biden, Aretha Franklin per Obama. La musica alla Casa Bianca è cambiata e, come tuona l'annuncio nel video di apertura del rally, uno degli obiettivi di Trump è: «Make America Rock Again».
Trump ha quindi deciso di riesumare alcuni volti noti soprattutto ai Millennial. La scelta apparentemente più dissonante è stata quella di ingaggiare i Village People per esibirsi con quella che ormai è diventata una delle canzoni simbolo del presidente, "YMCA". Com'è possibile che un brano considerato per anni un luogo sicuro per la comunità LGBTQIA+ si sia trasformato nell'anatema di un governo ostile e sprezzante dei diritti? Dovremmo chiederlo a Mark Zuckerberg, ma forse non è questo il momento. In maniera simile al CEO di Meta, i Village People sono passati da paladini dell'inclusione a trumpiani. In una recente nota social, la band ha scritto: «Sappiamo che questo non farà felice alcuni di voi, ma crediamo che la musica debba essere eseguita senza riguardo per la politica. "YMCA" è un inno globale che speriamo aiuti a riunire il Paese dopo una campagna tumultuosa e divisa in cui il nostro candidato preferito ha perso». Aggiungendo che il brano «non è mai stato un inno gay».
L'altra grande protagonista dell'evento è stata Carrie Underwood, che si è esibita su "America the Beautiful", accompagnata dal Armed Forces Chorus e il United States Naval Academy Glee Club. L'esibizione è stata però flagellata da un disguido tecnico, che ha portato l'insieme a esibirsi a cappella. «Onorata di questa chiamata in un momento in cui dobbiamo tutti raccoglierci con spirito di unità» ha commentato poi la cantante, con un sorriso a 32 denti. Tra gli artisti presenti c'erano poi il già fedele Kid Rock, James Aldean, Rascal Flatts, Parker McCollum e Gavin DeGraw - sì, proprio quel Gavin DeGraw che nel 2003 ci faceva sgolare su "Chariot".
Un'altra presenza che non è passata inosservata è stata quella di Billy Ray Cyrus (esatto, il padre di Miley Cyrus, l'umo buono delle serie firmate Disney Channel) che si è esibito durante il Liberty Ball dato da Donald Trump in seguito all'insediamento presidenziale. Oltre a "Achy Breaky Heart" ha proposto anche il brano featuring Lil Nas X "Old Town Road" (che immaginiamo non particolarmente entusiasta della notizia), riscontrando diverse difficoltà tecniche, tanto da interrompere la performance. «Quando hai difficoltà tecniche, devi semplicemente continuare ad andare avanti. O come direbbe il presidente Trump, devi combattere!» ha incitato Cyrus dal palco, mentre in sala si diffondeva un certo brusio.
Le performance disastrose - e diciamocelo, pure cringe - sono solo una sfumatura di quello che può essere facilmente definito uno dei momenti più bui della storia internazionale. Una cerimonia d'insediamento che ha visto Elon Musk abbozzare un saluto romano e Donald Trump firmare un numero record di decreti esecutivi tra cui il ritiro dagli Accordi sul clima di Parigi e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Per non parlare della revoca di diversi precedenti decreti a sostegno della comunità LGBTQIA+ e minoranze etniche. In fondo, la colonna sonora per quello che sembra il più distopico episodio di The Boys fatto realtà, non può essere altro che un'accozzaglia country rock con problemi tecnici.











