Cantare il tradimento è un tema ricorrente nella musica, ma mai nessuno l'aveva fatto come Beyoncé. È il 23 aprile 2016 quando su HBO va in onda l'anteprima assoluta del visual album dell'artista, Lemonade. Dodici tracce accompagnate da altrettante narrazioni per immagini, dove Beyoncé racconta la sua storia personale legata all'infedeltà del marito Jay Z. Ma non c'è solo la difficoltà di coppia, in Lemonade si parla di dolore, rabbia e rinascita, del femminismo nero, di politica e di società, del rapporto con i padri e con le figlie, di amicizia, poesia, arte e cinema.
Il concept album traccia un percorso attraverso le varie fasi del tradimento, dalla scoperta dell'infedeltà, la negazione, la rabbia, la rinascita, il perdono. Da «You can taste the dishonesty / It's all over your breath» del primo brano, "Pray You Catch Me", fino a «And my torturer became my remedy (I love...) / So we're gonna heal, we're gonna start again» di "Redemption" quello di Beyoncé è quasi un viaggio spirituale, che trova il suo punto focale nel video di "Hold Up".
Un percorso di rinascita
Nella clip della seconda traccia di Lemonade c'è una delle immagini dell'artista destinate a diventare più rappresentative: Beyoncé sprigiona la sua rabbia vandalizzando automobili con una mazza da baseball, mentre i volant del suo vestito giallo le volteggiano attorno. "Hold Up" comincia con i versi di "For Women Who Are Difficult to Love", poesia diWarsan Shire, letti dalla voce di Beyoncé che nel frattempo sembra annegare in una stanza colma d'acqua. «Mi stai tradendo?» chiede la cantante, prima di un cambio di inquadratura che si sposta all'esterno dell'edificio. Le porte si spalancano e, insieme a una cascata, Beyoncé risorge sorridendo, avvolta nel suo iconico vestito giallo.
«Hold up, they don't love you like I love you» pronuncia l'artista mentre si riappropria dello spazio esterno e prende in prestito una mazza da baseball da un bambino. La rabbia di Beyoncé che si sfoga su finestrini di auto e idranti, non è una rabbia sterile: è sinonimo di potenza, di ribellione, in un certo senso di gioia. È la possibilità di poter esprimere a voce alta il proprio dolore trasformandolo in qualcosa di nuovo.
Il caso di plagio
Riguardo al video è presto nata una controversia, poiché ricorda molto da vicino il lavoro dell'artista svizzera Pipilotti Rist, senza che sia stata in nessun modo accreditata da Beyoncé. L'ispirazione però c'è ed è piuttosto esplicita. Nel 1997, Rist ha creato l'installazione "Ever Is Over All", due proiezioni sovrapposte in cui si vede una donna camminare per strada brandendo un fiore dal lungo stelo come una mazza e servirsi di questo per spaccare i finestrini delle auto che incontra sul suo cammino. In sottofondo, una musica sognante sottolinea la gioia di quel momento di rabbia catartica, in cui il femminile esplode in una forza naturale. Nonostante i due concetti e le immagini stesse siano alquanto simili, Beyoncé non ha mai risposto alle accuse, né ammesso di essersi ispirata all'artista svizzera.
*Just wanna rewind è la rubrica fissa e nostalgica in cui torniamo indietro nel tempo per parlare insieme dei momenti che hanno fatto la storia della musica, rivivendo la notizia come se stesse succedendo proprio ora.











