L'artista di Firenze è tra i nomi di Radar, il programma globale di Spotify nato per supportare i talenti emergenti che per il quarto anno consecutivo punta il faro sul futuro. Sally Cruz, all’anagrafe Alessia Rossi, classe 2003, canta la fragilità della Gen Z: i tormenti, le angosce, per il bisogno di buttarle fuori e trovare nella musica la chiave di espressione più naturale. Musica come terapia, Sally Cruz con il suo primo EP Confessione porta nel progetto anche Thasup e Neima Ezza. Dieci tracce, il timbro che graffia, la voglia di mostrarsi senza filtri né mezzi termini. Sognava la musica fin da bambina, ci ha provato davvero due anni fa. Questo è l’inizio del suo viaggio.

Che effetto ti fa essere tra i sei nomi selezionati in Radar?

«Essere stata scelta per far parte di Spotify Radar è stata sicuramente una sorpresa, non mi sarei mai aspettata nell’arco di due anni di essere una dei sei artisti selezionati, poter far parte di questo progetto mi ha dato ancora più grinta nel migliorare, lavorare ancora di più a nuova musica e continuare a credere in questo sogno, sono onorata di farne parte».

Come ti racconti a chi non ti conosce?

«Per conoscermi davvero basta ascoltare la mia musica, perché mi racconto sempre senza filtri. La musica è la mia valvola di sfogo, senza mezzi termini e senza vergogna. In realtà ho iniziato a fare musica da un paio d’anni ma è una cosa che fin da bambina ho sognato di fare, infatti spesso partecipavo al karaoke nel campeggio in cui ho passato tutte le estati fin da quando sono bambina. Tre anni fa dopo una perdita importante ho deciso di buttarmi seriamente in questo mondo e così ho conosciuto Mike, il mio attuale produttore, con cui è iniziato questo viaggio».

Essere donna nella musica è più difficile?

«Per certi versi si, per altri no. Mi piace pensare che una persona di talento possa riuscire ad arrivare alle persone a prescindere dal sesso e dal suo orientamento».

Di cosa senti il bisogno di scrivere?

«Scrivo per raccontarmi e raccontare tutto ciò che a parole faccio sempre troppa fatica a dire».

Il primo EP è Confessione. Cosa rappresenta?

«Confessione rimarrà per sempre un tassello importante del mio percorso, non solo perché è il mio primo Ep ma perché, proprio come un diario, racchiude tutto l’insieme di emozioni e stati d’animo che ho vissuto in un certo periodo. Quindi sì, senza dubbio la musica è il mio mezzo preferito per liberare tutto ciò che provo».

Esce tanto dolore, da dove deriva?

«Credo che, come per molte persone, derivi dalle esperienze difficili che ho vissuto e che sto vivendo, sicuramente il dolore più forte che ho provato è quello della perdita».

Come vivi la solitudine?

«Negli ultimi anni è migliorato molto il mio rapporto con la solitudine. Prima ne avevo paura e vivevo lo star da sola con molta fatica, poi crescendo ho realizzato che nella vita potrò sempre fidarmi di me stessa e che per vivere bene con gli altri devi imparare prima a vivere bene con te stesso».

Dai voce alla tua generazione, secondo te quali sono i problemi più grandi dei tuoi coetanei?

«Se penso ai fattori scatenanti di alcuni disagi della mia generazione, sicuramente uno è stato il crescere all’ombra di un mondo spesso troppo pieno di apparenze, doversi adeguare e omologare a tendenze socialmente accettate per non sentirsi “sbagliati” o “diversi”. Questo secondo me porta molti ragazzi a sviluppare grosse insicurezze sulla propria identità e individualità»,

E gli obiettivi?

«Gli obiettivi cambiano di persona in persona, non penso si possa generalizzare a livello generazionale, sicuramente quello che auguro a qualsiasi ragazzo della mia età è di avere il coraggio di rischiare e di non accontentarsi mai della strada apparentemente più semplice perché quella faticosa ripagherà sempre di più».

Il tuo?

«Sogno di continuare a fare musica per tutta la vita e di lasciare qualcosa che rimanga nel tempo. Credo che per un artista non ci sia soddisfazione più grande che essere ricordato per sempre, se penso ai miei miti è lì che guardo».

Hai già avuto collaborazioni importanti, come le hai vissute?

«A volte mi rendo conto di non aver ancora realizzato di aver avuto la possibilità di collaborare con alcuni artisti che ho sempre ascoltato, le volte in cui effettivamente mi fermo a pensarci solitamente quasi piango di gioia, non mi sembra vero come sia cambiata la mia vita negli ultimi anni».

Qual è il sogno?

«Poter arrivare anche a collaborare con artisti internazionali, solcare palchi sempre più importanti e lasciare una traccia nel cuore delle persone».