Prodotto da Freemantle Nuova Scena – Rhythm + Flow Italia è il talent show che va alla ricerca dei protagonisti della scena rap italiana. Otto puntate, ventinove concorrenti, una sfida a colpi di barre e talento, tra Roma, Milano e Napoli. Fabri Fibra, Geolier e Rose Villain sono chiamati a giudicare i concorrenti, per un premio finale di 100 mila euro.


È il grande esperimento di Netflix che porta in piattaforma un talent show a puntate, erogando gli episodi poco alla volta. Le prime quattro dal 19, poi altre tre il 26 febbraio, lasciando la grande finale lunedì 4 marzo, quando scopriremo il vincitore. Si punta al rap, al genere che invade alle classifiche, che genera polemiche, che arriva a Sanremo e sbaraglia, senza ottenere neanche quest’anno la vittoria.

È un modo per avvicinare lo spettatore alla musica del momento, entrando nelle storie personali dei ragazzi, vivendo il sogno della musica. Scoprendo soprattutto la forza del rap come linguaggio universale che nasconde sempre una forma di ribellione per andare contro quello che non funziona: «Abbiamo avuto modo di dare consigli e approfondire aspetti del rap italiano, dal nostro punto di vista, di rapper che hanno più esperienza, che possono dire qualcosa alle nuove generazioni», racconta Fabri Fibra, il senior in giuria, quello che non ha mai accettato, nonostante gli sia stato offerto in passato, di sedersi mai al banco dei giudici: «Se ho accettato è perché si parla di rap. Avrei accettato anche dieci anni fa».

Rose Villain rappresenta le donne e Milano: «L’ho vissuta come una grande sfida, non ero sicura di poter essere giudice di altri artisti. Ma quando ho iniziato mi sono sentita la posto giusto, ho rivisto la mia gavetta nelle storie dei concorrenti. Mi sono sentita d’aiuto. Abbiamo dato il nostro punto di vista. È stato anche molto dolce dare giudizi».

Anche Geolier, reduce dal secondo posto a Sanremo e grato per l'accoglienza ricevuta a Secondigliano e per tutto quello che gli sta succedendo, non si sentiva abbastanza “grande” per poter giudicare: «È stato difficile dare consigli, ho 23 anni, mi sono trovato di fronte a ragazzi con cui ho iniziato, con cui prenotavo gli studi di registrazione. È stato strano. Normale pensare di non poter essere maestro di nessuno. Poi però ci ho preso la mano ed è stato divertente». I tre giudici si scoprono complici, uniti dallo stesso background e stesso amore per un genere che ha sempre qualcosa da dire: «E speriamo che continui a essere criticato, se no non avrebbe più senso di esistere», dice Fibra.

Guardano il futuro, cercano una nuova stella del genere: «Nella mia generazione non c’era nessuna certezza, ora il rap è in classifca. La nuova scena arriva con l’idea del successo a portata di mano», aggiunge il rapper di Senigallia. «Il rap è sempre stato un raccontare una verità, una realtà che esiste. Non è cambiato il rap, è cambiato chi lo ascolta», aggiunge Geolier per lasciare la parola a Rose: «Il rap adesso è pop, nel senso di popolare. Ci abbiamo messo la melodia, lo abbiamo reso più facile, ma tutti volevamo che succedesse perché siamo tutti incazzati».

Tre città, dal disagio romano, al sogno della discografia milanese, fino all’autenticità di Napoli con tanti ospiti speciali ad affiancare i giudici, per cercare l’unicità e realizzare il sogno: Ernia, Fred De Palma, Ketama126, Lazza, Lele Blade, Nayt, Nitro, Rocco Hunt, Squarta e Yung Snapp. E la grandi prove di freestyle, rap battle, videoclip e, soprattutto, nel featuring con Guè, Madame, Marracash e Noyz Narcos. Netflix fa le cose in grande. D'altronde grande è il rap.