La Divina Commedia di Tedua è come un dipinto, o meglio, una fotografia. Proprio come quelle che David LaChapelle (artista e fotografo che ha lavorato alle due copertine dell'album) ha realizzato per questo suo nuovo e maestoso progetto discografico, il terzo. Un viaggio chiamato La Divina Commedia che, direttamente dalla porta degli inferi, conduce l’ascoltatore alla fine di un cammino lunghissimo, quello tra gironi danteschi, anime perse intrappolate in una condizione senza ritorno, esperienze, dritti fino, poi, al purgatorio dove si ferma e resta immobile senza procedere. Ne La Divina Commedia c’è il passato di Tedua, o meglio di Mario (Molinari) e poi il presente. Un passato remoto che inizia da un’infanzia partita da Cogoleto, senza un padre e un passato più prossimo che ha intrappolato la mente del rapper in una metrica rivoluzionaria. E poi il presente, quello con cui è stato capace di sconfiggere e abbattere tutto quello che lo stava limitando.
Non è un caso se questo disco, il più atteso di sempre della sua carriera, ha vissuto una lunga gestazione. Una track list, più volte studiata, che ha attraversato il lockdown, momento di forte smarrimento per l'artista. All’interno ci sono sedici tracce, ognuna diversa, registrate tra Milano, la Toscana e Los Angeles, capaci di abbracciare diversi sound e di plasmarsi, anche, alle metriche e ai flow di chi lo ha accompagnato in questo cammino. Dagli amici di sempre, Rkomi e Bresh, ai nuovi talenti, come Bnkr44, fino ai grandi della scena urban contemporanea, Marracash, Gué e Salmo.
Tedua ha creato la sua terza opera. Si è evoluto senza corrompere la sua anima originaria. Chris Nolan, suo produttore, da sempre al suo fianco, è stato accompagnato per questo progetto da Shune e Dibla, produttore e chitarrista (nell’album sono suoi gli assoli, come nel finale di “Red Light”) un triumvirato capace di unire diversi sound, lasciando espressione anche ai puri strumenti, e creare un abito da far indossare perfettamente a Tedua.
I singoli più forti sono senza dubbio quelli in cui Tedua presenta la sua anima. C’è “Malamente”, la terza traccia, dove si trova Tedua dalla scrittura serrata, forte, capace di andare dritta al punto. «Il futuro è in mano ai deboli/ che si sono fatti coraggio/ e io me lo sono fatto/ Ma per farsi coraggio/ bisogna sapersi guardare dentro», barra già conosciuta, ripresa dalla fine di uno dei singoli più amati di Mowgli, "Sangue Misto". Poi “Red Light”, più dolce, romantico: «Io e te siamo nella stessa direzione ma lontani/ tra le disperate grida dei dannati». Tra le tante, però, una ci ha colpiti più di ogni altra. Si chiama “Bagagli”, il pezzo più personale e intimo di tutto l’album. Parte da Orange County e attraverso un esercizio di freestyle racconta le origini del rapper («Vengo dai ragazzi emarginati»), della depressione («Nel buio della mente poi sono riuscito a splendere»), dell’attesa dell’album, il covid, il fuoco che arde dentro chiunque abbia un sogno grandissimo come il suo.
Poi ci sono i featuring. L’ultimo aggiunto quello con Marracash, “Diluvio a luglio”, poi “Anime Libere” con Rkomi e Bresh, destinato a diventare una hit proprio come i singoli con Sfera Ebbasta, “Hoe”, con Geolier, “Mancanze Affettive”, Lazza, “Volgare”, Guè, "Scala di Milano".
L’attesa è finalmente finita. La Divina Commedia è pronta per essere ascoltata da tutti. Tedua termina il suo lavoro con un ringraziamento e una promessa: «Grazie per la fiducia. Siamo pronti per il Paradiso». Lascia i fan con un’unica speranza, quella di risentirlo con nuova musica adatta all'ultimo viaggio, verso il paradiso. Lascia, come sempre, dettagli su ciò che ha in mente per il domani. Come il migliore dei registi. E lo fa ricordando chi è Tedua, quello dalla narrazione che non cade nei cliché e che è capace di maturare. Da Cogoleto a Milano, in un viaggio tra i dannati, Tedua, ha ritrovato sé stesso.












