Un bambino troppo agitato che la mamma mette davanti al pianoforte, per trovargli qualcosa su cui concentrare le energie. Un gruppo di amici, sempre gli stessi, che crescono con lui e che oggi lavorano con lui. Un parchetto, i primi saggi, le prime canzoni cantate e scritte. Ultimo – Vivo coi sogni appesi, docufilm in esclusiva su Prime Video dal 30 maggio, è la storia di Niccolò Moriconi, un ragazzo romano che ha avuto bisogno della musica fin da piccolo e che ha fatto di tutto per realizzare il suo sogno, semplicemente credendoci. Flashback e flashforward, in un montaggio che alterna vita e musica, si vede il passato e si arriva al presente, costellato di concerti cantati all’unisono tra persone che vedono in lui la voglia di rivalsa e riscatto.

C’è una mamma, che lo ha lasciato libero di provarci, e un papà che all’inizio non credeva nel suo sogno e che oggi guarda il pubblico degli stadi incredulo, felice. C’è il viaggio di un ragazzo bocciato due volte in seconda liceo che in soli cinque anni ha raggiunto i traguardi più ambiti. Ha riempito il Circo Massimo, ha finalmente vissuto il suo primo tour negli stadi, ha reso la sua passione qualcosa di grande. Si passa dalle immagini degli stadi stracolmi alla pandemia, quando tutto si è fermato, quando i biglietti dei suoi concerti erano già tutti venduti, vivendo la grande sofferenza di rimanere bloccato senza poter suonare.

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Giulia Parmigiani

C’è la sua ipocondria, mostrata senza filtri, la sua storia personale, tra la ragazza di oggi, Jacqueline Luna Di Giacomo, a cui dedica "Quel Filo che Ci Unisce" e la ragazza di ieri, Federica Lelli, e la sua "22 settembre". Cinque anni fa suonava in Santeria Toscana a Milano davanti a seicento persone per il suo primo concerto, oggi nello stesso luogo presenta il suo film, potendo vantare 59 dischi di platino, 20 dischi d’oro e un pubblico di oltre di 600.000 spettatori: «È la prima volta che faccio qualcosa che guarda al passato. Mi guardo indietro per descrivere quello che ho vissuto fino ad oggi. Ed è strano, perché sto dando una parte di me. So che il mio successo è arrivato in fretta, non ho saltato le tappe, ma è stato in fretta. So però da sempre che la cosa difficile non è arrivare, ma mantenere».

Ultimo è contento del risultato finale: «Non ho fatto un docufilm per glorificarmi ma perché la mia è una storia semplice. Il fatto che qualcuno possa vederlo e capire che certe difficoltà sono normali, che certi ostacoli e ripensamenti sono normali, qualsiasi sia la professione, allora sono felice di averlo fatto uscire». Spera che tutti si possano rispecchiare: «Io ci ho creduto da solo, senza raccomandazioni». Uno su un milione ce la fa, pensava suo padre. Eppure lui ce l’ha fatta. «Ho scritto sentendomi solo, mi stavo solo preparando a non esserlo più», dice a un certo punto del film. E in mezzo a quelle migliaia di luci e voci dei suoi concerti, che riprenderanno dal 1 luglio, è evidente che solo non lo è più davvero.