Midnights di Taylor Swift andrebbe ascoltato di notte, in quello spazio/tempo in cui è stato pensato e scritto. «Che cosa ti tiene sveglio?», chiede la cantante che ha appena pubblicato il suo decimo album, il più impegnativo e il più intimo. Perché è di notte che ti guardi dentro, lo fai perché non hai alternative: rigirarti nel letto, fissare il muro o fare amicizia con i tuoi fantasmi. Si chiamano "Pillow talks", "Midnight confession": il buio porta a mostrarsi, le barriere crollano e si parla più liberamente con chi vuole ascoltarci, questo è l'espediente narrativo del progetto. Swift aveva già preparato i fan: Midnights sarebbe stato un flusso di coscienza, il racconto di 13 notti insonni.
Forse qualcuno si aspettava rivelazioni urlate, invece l'intero album è sussurrato all'orecchio, a bassa voce come si dicono i segreti. Anche la musica segue lo stesso mood: meno indie rispetto a Folklore ed Evermore, c'è meno sperimentazione. In molti, in queste ore, stanno facendo notare come ci sia un ritorno, come sottolinea Variety, «all'oasi della musica pop intrisa di sintetizzatori e ritmi programmati, non di strumenti acustici e chitarre a corde alte». Midnights è più simile a 1989, Reputation e Lover e il rischio è quello di tornare indietro. Come scrive Npr: «La cantautrice prova a scrollarsi di dosso le abitudini che l'hanno servita artisticamente e commercialmente per più di un decennio. A volte ci riesce; a volte si aggrappa alle sue vecchie abitudini. Ma il tentativo intriga».
Swift, nell'andare a fondo della vera sé, è stata accompagnata ancora una volta dal suo produttore Jack Antonoff, cantante del gruppo rock Bleachers, e questa volta hanno optato insieme per suoni e testi più criptici. Ci sono anche delle collaborazioni: la più importante e la più attesa con Lana Del Rey in "Snow On The Beach", una ballata dove le loro voci si fondono armoniosamente. Come in una seduta di psicanalisi, nelle tracce si ritrovano pezzi di storia della protagonista. In "You're On Your Own, Kid" una ragazzina suona alle feste nei parcheggi della zona industriale («Non ho scelto questa città/Sogno di uscirne»), in "Maroon" siamo a New York, c'è un giradischi, si balla e si beve vino rosso. "Anti-Hero" è dolorosa: davanti a una tazza di tè (forse nella casa londinese dell'artista?) arriva il demone peggiore, quello del disprezzo di sé: «Non dovrei essere lasciata a me stessa, ho in dotazione prezzi e vizi, finisco in crisi».
In Midnight non mancano anche i riferimenti all'amore, forse come mai prima: con dolcezza. Due tracce fanno riferimento al partner di Swift Joe Alwyn e, tra queste, "Sweet Nothing" è anche co-firmata da William Bowery, pseudonimo di Alwyn. Descrive una vacanza a Wicklow in Irlanda nel luglio 2021. Il pezzo ricorda di un sasso raccolto sulla spiaggia e messo in tasca, di loro che corrono a casa, di lui «in cucina a canticchiare». Sono frammenti sparsi: le emozioni di Taylor Swift in questo album non sono restituite in modo ordinato, già consapevole, non compongono un quadro chiaro perché il punto forse è solo l'urgenza del sentire. C'è buio ("Vigilante Shit"), ci sono ombre, c'è la ricerca di sé ("Anti-Hero"), ci sono interrogativi. E all'alba non sempre arriva la risposta.












