Dici Pink Floyd e pensi a dei miti viventi. Il MACRO di Roma ospita, dal 19 gennaio al primo luglio 2018, una mostra interamente dedicata al gruppo inglese che ha fatto la storia della musica, ma che nello stesso tempo rifiuta categoricamente l’etichetta di leggenda.

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© The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains
Nick Mason monta la batteria

È stato Roger Waters in persona, alla conferenza stampa d’inaugurazione a cui abbiamo avuto il privilegio di partecipare, a ribadire che i Pink Floyd hanno dato tanto alla musica ma che hanno ancora parecchio da dire, non solo musicalmente ma anche con il loro impegno sociale. Non a caso l’exhibition, molto più di una normale raccolta di memorabilia, ha come titolo: Pink Floyd, Their Mortal Remains.

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© The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains
"Musicofilia" in mostra

I due membri presenti alla venue di Roma ci hanno dato la netta sensazione che la band inglese ha ancora l’entusiasmo di quando nel 1967 registrava The Piper at the Gates of Dawn negli Abbey Road Studios di Londra, mentre di fianco i Beatles lavoravano a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band.

Anche grazie allo sponsor tecnico Sennheiser, visitare l’esposizione è molto più che attraversare un percorso cronologico. Sì, perché la sequenza temporale scandisce un viaggio che è soprattutto un’esperienza sensoriale irripetibile. Le stanze, ciascuna dedicata a un album, racchiudono foto, manoscritti, abiti e maschere di scena, oltre che naturalmente strumenti musicali, manifesti, storyboard, videointerviste.

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MQ
L’organo Farfisa che Richard Wright ha suonato dal 1966 al 2006.

Accanto ai tributi a Syd Barrett e Richard Wright, scomparsi in circostanze e momenti diversissimi ma ugualmente rimpianti, ci sono gli stupefacenti gonfiabili di Animals, i Marching Hammers di The Wall, gli ologrammi e il bozzetto di George Hardie (su idea del collettivo Hipnosis) per l’indimenticabile copertina di The Dark Side of the Moon (ma davvero è un lp del 1973?).

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© Pink Floyd Music Ltd
la cover dell’album ‘Ummagumma’ del 1969

I Pink Floyd sono stati definiti «la perfezione, data dalla combinazione tra tecnologia e talento». E anima, aggiungiamo noi: dopo anni di incomprensioni, Nick Mason, Richard Wright, Roger Waters e David Gilmour nel 2005 sono saliti sul palco del Live 8, ad Hide Park, e per una buona causa: convincere i potenti del mondo a cancellare il debito dei paesi più poveri.

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© Pink Floyd Music Ltd
La copertina di ‘Wish You Were Here’, 1975

Nell’ultima sala, accolti da un impianto sonoro e di luci che simula un vero e proprio concerto, arriva il colpo al cuore: la proiezione della performance live di Comfortably Numb (proprio quella del 2005 a Londra). L’innovativa audio guida Sennheiser accompagna lo spettatore dall’inizio alla fine. Basta infatti avvicinarsi a un contenuto o entrare in una sala per ricevere l’audio corrispondente in cuffia. I Pink Floyd a Roma, un’esperienza tutta da vedere, e da sentire.

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Ufficio Stampa