Non so se vi è mai capitato di chiudere gli occhi e in quel buio che spegne la stanza, il terrazzo, la strada, i colori in cui vi trovate ma non i rumori intorno sorprendervi del potere della storia solo vostra che a invocarla inizia. Siete lì dove siete, con il corpo e tutto il resto, e sì fermi sembrate, eppure con la vostra fantasia state già viaggiando in luoghi, ricordi e intenzioni, espressioni dell’altro e vostre, nel tempo e nello spazio. La volta più forte in cui mi successe ero a uno degli ultimi concerti della vita di Ennio Morricone, e una qualche colonna sonora delle sue mi portò a tornare alle sensazioni di me bambina di pochi anni in campagna con le mie manine piccole in quelle dalle geografie immense di mio nonno. Raccoglievamo fichi neri nel bosco dietro la casa che aveva fatto costruire poco fuori Roma, il cestino di vimini si riempiva sul letto di foglie che aveva costruito sul fondo, e saliva un profumo di terra che ci entrava sotto le unghie e sporcava i polpastrelli. Poi un attimo dopo cambio di scena, e eccomi nel sogno futuro che avevo di me in quel momento: io che scrivevo un libro, con il pancione di un’attesa, e tutto il mistero di portarla, e di farla poi venire al mondo. C’è un innamoramento deflagrante che si compie nel sogno che si attiva in noi, e che finché vive siamo vive, e finché sconvolge, stravolge e avvolge, pure.
Questo innamoramento corre lungo l’intero numero: è nella «rivoluzione gentile del congelamento degli ovuli come opportunità per le ragazze su cui fare luce» della nostra protagonista di copertina, l’attrice nota per Mare Fuori e simbolo di una generazione Ludovica Coscione, che in conversazione con la scrittrice rivelazione Monica Acito parla del nostro essere officine artistiche e umane, piene come siamo di giocattoli e conchiglie, risate e capelli, lacrime e sorrisi; è nella nostra Grande Inchiesta sulle Passioni – ci avete risposto sui social in oltre 1300 – interpretata per noi da un’autrice superba come Viola Stefanello che ricorda le origini della sua, di passione primaria («Leggevo fino a notte fonda con la torcia nascosta sotto le coperte»), e in un quote social centra il privilegio
di «scoprire presto nella vita una passione per qualcosa, una specie di fissa che ti guidi». Ci innamoriamo tantissimo anche al lido che con Cosmopolitan apriamo da tre anni a Venezia durante la Mostra del Cinema, e della sirena che emerge dalle acque della nostra locandina, come una visione, un sogno ai confini dell’estate. Perché ci resti il mare dentro nella stagione indefinita che è il nostro presente di qualcosa che sta per succedere.












