Più o meno in questo periodo, nel 2017, stavamo tutti (o quasi) guardando la settima stagione di Game of Thrones, chi da casa, chi in compagnia, chi provando a connettersi da sotto l'ombrellone. Due anni dopo sarebbe uscita l'ottava e ultima stagione, dalla quale possiamo tranquillamente dire di doverci ancora riprendere. Ora, a distanza di tre anni dall'ultimo episodio e di più di dieci dall'inizio della serie, è uscita (per Hbo e in Italia su Sky e Now) la prima puntata di House of The Dragon, il prequel dedicato alla famiglia Targaryen. Se qualcuno, vista la sorte di Daenerys, fosse ancora indeciso se guardarlo o meno, può affidarsi alle critiche che, per ora, sono piuttosto positive.
House of the Dragon è l'adattamento di una parte di un romanzo di George R. R.Martin, creatore dell'universo di Westeros, intitolato Fuoco e sangue. In particolare racconta uno scontro dinastico interno alla famiglia Targaryen: torna il trono di spade conteso, ma siamo duecento anni prima della vicenda della serie originale. Hbo ha fatto sapere che la premiere di ieri è stata la più vista della sua storia: l’hanno seguita dieci milioni di persone. Non per niente il Guardian ha definito lo spettacolo un «successo strepitoso». «House of The Dragon sembra destinato a diventare un gioco a scacchi politici a sette dimensioni come era il suo predecessore, progettato per premiare i fan sfegatati del fantasy, senza alienare le masse che lo spingeranno in cima alle classifiche». Il Wall Street Journal ha parlato di «un successo drammatico, accattivante come qualsiasi stagione di Game of Thrones» e la Bbc ha detto che è «puro Game of Thrones, solo in modo diverso da come lo ricordiamo». Insomma, c'è chi pensa che questo prequel abbia tutte le carte in regola per farci rivivere i tempi d'oro di GoT.
Al centro, anche questa volta, ci sono soprattutto i personaggi («Molti, distinti e dotati di profondità», secondo il WSJ) e gli effetti speciali. «Non c'è un Joffrey da odiare qui o un Tyrion per cui tifare», sostiene la Bbc, «Sono personaggi complessi cosa che spesso può renderli opachi e provocatori, forse anche antipatici, ma non meno interessanti». Secondo LA Times, nel prequel ci sarebbe poi «una profonda comprensione dei personaggi femminili che GoT ha impiegato anni per trovare», cosa che potrebbe aprire nuove prospettive.
L'Hollywood Reporter è stato meno entusiasta, così come il New York Times che l'ha definito «meno frizzante» del suo predecessore. È inevitabile che il successo di GoT pesi, nel bene e nel male, su questo nuovo prodotto, ma gli regala anche un'incredibile base di partenza da cui «Trovare la propria voce», come osserva l'Hollywood Reporter. Per ora, quindi, per la critica è un sì tanto che, secondo il Guardian, «Dopo il finale bizzarramente povero» di Game of Thrones, tornare a Westeros sarà «un sollievo».












