Le immagini dei festeggiamenti per strada dopo la vittoria di Péter Magyar in Ungheria, che ha portato alle fine del governo di Viktor Orbán, mostrano che è avvenuto un cambiamento storico. Per la prima volta dal 2010, infatti, Fidesz, il partito di estrema destra di Viktor Orbán, ha perso le elezioni a favore, invece, di Tisza, guidato da Magyar.
Negli anni Orbán ha governato il Paese in modo piuttosto autoritario e conservatore, allontanandolo dall' Unione Europea e limitando i diritti civili: tra le altre cose ha vietato il Pride, ha negato l'esistenza delle persone trans, ha reso illegale la "propaganda omosessuale", ha negato le adozioni gay non ha ratificato la convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Ora, nonostante la vicinanza a Trump e a Putin e gli endorsement a livello internazionale, ha dovuto ammettere la sconfitta e ora si guarda al futuro chiedendosi cosa cambierà. Magyar, infatti, è un ex membro del partito di Orbán e ha posizioni di destra, populiste e anti-establishment. In molti si chiedono se davvero assisteremo a delle trasformazioni nel Paese, in particolare per quanto riguarda i diritti. Magyar, infatti, per ora è stato piuttosto vago nell'esprimere le sue posizioni sui diritti LGBTQIA+.
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- Un disclaimer nei libri di favole LGBT (whaaaat?)
Chi è Péter Magyar
Magyar è un avvocato di 45 anni e fa parte di un’influente famiglia ungherese da sempre vicina alla politica. Si è avvicinato al partito di estrema destra Fidesz a partire dai primi anni 2000 quando si è sposato con Judit Varga, politica ungherese che, dopo alcuni incarichi a Bruxelles è diventata ministra della Giustizia del governo Orbán nel 2019. Magyar ha fatto parte nel consiglio di amministrazione di alcune aziende di stato ma per anni non ha mai assunto incarichi politici di rilievo. Ha divorziato da Varga nel 2023 (lei lo ha accusato di violenze, lui ha sempre negato ma non c'è ancora una sentenza in proposito) e nel 2024 ha annunciato la decisione di lasciare Fidesz in seguito a uno scandalo legato a un caso di abusi su minori in degli orfanotrofi statali in cui era coinvolta anche Varga.
Facendo leva sul problema della corruzione e sugli scandali, in poco tempo Magyar è riuscito a ottenere attenzione e consensi. Ha fatto leva sulla crisi economica del Paese, il costo della vita e la promessa di riavvicinare l'Ungheria all'Unione Europea (specie per scongelare i fondi per il Paese). Nella sua campagna elettorale di destra i diritti civili sono invece grandi assenti.
Le posizioni di Magyar sui diritti
«Abbiamo liberato l'Ungheria», ha dichiarato dopo che le elezioni di ieri l'hanno portato ad ottenere 138 seggi su 199. In questo modo Magyar ha potere sufficiente per intervenire profondamente sul Paese, anche modificando le leggi per cui serve la maggioranza dei due terzi. Non è chiaro, però, quanto sia intenzionato a smantellare l'impianto di Orbán, dato che su molte cose la vede allo stesso modo.
Per quanto riguarda i diritti delle minoranze, duramente sotto attacco nei 16 anni di governo precedente, lui ha scelto di non esporsi, lasciando il dubbio su cosa deciderà di fare. Quando, nel 2025,il parlamento ungherese ha approvato la legge che vieta il Pride e tutte le manifestazioni a sostegno ai diritti LGBTQ+, Magyar si è mostrato distaccato, criticando l'operato del governo e la «restrizione della libertà di riunione» ma sempre in modo generico, senza mostrare solidarietà nel tentativo di non inimicarsi gli elettori più conservatori.
Quando poi, allo scorso Budapest Pride, c'è stata una folta partecipazione con delegazioni provenienti da tutta Europa e svariati esponenti politici che si sono recati nella capitale ungherese per partecipare, lui non si è presentato alla parata limitandosi a sottolineare che qualsiasi incidente sarebbe stato responsabilità di Orbán. È possibile che Magyar ristabilirà il diritto di riunirsi e manifestare, ma nulla al momento fa pensare a una maggiore vicinanza alle cause LGBT+ né ai diritti delle donne. Secondo Maja Lejla Móczár, attivista femminista intervistata da Domani, « Le figure progressiste più in vista hanno fatto tutte un passo indietro per favorire Tisza, pur non facendo un endorsement diretto per Magyar, e dargli più possibilità di battere Orbán». C'è stato quindi un fronte compatto per favorire il crollo di Orbán, ma per capire l'entità del cambiamento è ancora presto. Parlando dei diritti delle donne, Móczár ha detto che le attiviste sono in parte «speranzose», «Non tanto perché le soluzioni ai problemi arriverebbero dall’alto, ma perché tornerebbe possibile affrontarli dal basso». Se Magyar ristabilirà i diritti e le libertà propri di uno stato democratico le associazioni LGBT+ e femministe potrebbero effettivamente avere più margine di azione. Avvicinarsi all'Europa, tra l'altro, potrebbe significare dover garantire qualche diritto in più alla comunità LGBTQIA+, cosa che, però, al momento non è prevista dal suo programma elettorale.
Come riporta Gay.it, la federazione delle associazioni LGBTQ+ ungheresi, ha pubblicato sul sito lmbtszovetseg.hu, una lista di 12 richieste al futuro governo che comprende, tra le altre, la riapertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso e le adozioni per le coppie omosessuali, la possibilità di accedere alle terapie di conversione per le persone trans oltre naturalmente all'abrogazione della legge contro la "propaganda gay" che, tra l'altro, viola il diritto dell'Unione Europea.














