Germania-Ungheria. Normalmente non sarebbe stata una partita tanto attesa probabilmente e invece la aspettavamo con ansia. A volte una partita non è semplicemente una partita: dietro c'è molto di più e a ricordarcelo è stato l'attivista che - mentre tutti trattenevamo il respiro e i giocatori cantavano l'inno ungherese - è corso in campo con una bandiera arcobaleno. Si possono togliere i colori dallo stadio, si può parlare di "neutralità politica", ma non si può fermare la lotta per la libertà di amare e essere, riemergerà sempre e comunque, nonostante tutto. Stavolta è apparsa così: come una corsa sul prato dell'Allianz alla faccia delle polemiche e di chi ancora non sa da che parte stare.
La polemica (se per caso ve la siete persa) è nata a partire dai colori arcobaleno che nel mese di giugno solitamente illuminano l'Allianz Stadium come simbolo di solidarietà alla comunità LGBT+. L'Ungheria, che avrebbe appunto dovuto giocare a Monaco contro la Germania, ha protestato per questa scelta con la UEFA. Il premier del Paese, infatti, Viktor Orbán, è conservatore, decisamente autoritario e sopratutto apertamente omofobo e transfobico (e anche misogino potremmo dire). Negli ultimi anni il suo partito è riuscito a introdurre leggi che proibiscono le adozioni da parte di coppie gay e che impediscono alle persone trans di cambiare i propri dati nei documenti. Di recente, poi, ha approvato una legge per far sì che i minori non entrino in contatto con alcuna informazione riguardante il mondo LGBT+. Il punto della faccenda, però, è che la UEFA per mantenere la "neutralità" politica ha deciso di assecondare la richiesta ungherese e proibendo all'Allianz di accendere le luci arcobaleno. Da qui ne è nata un'accesa polemica.
“La bandiera arcobaleno rappresenta come vogliamo vivere, nel rispetto reciproco e senza discriminazioni” ha dichiarato il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert mentre la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, pur non entrando nel merito della decisione della UEFA ha criticato pesantemente la legge di Orbán. “L’ho già detto altre volte e voglio ripeterlo anche qui, io credo fortemente in una Ue in cui si è liberi di amare chi si vuole" - ha dichiarato - "Credo in una Ue che abbracci la diversità che è al fondamento dei nostri valori e userò tutti i poteri della Commissione per fare in modo che i diritti di tutti i cittadini europei siano garantiti per chiunque e ovunque". Insomma, in poco tempo la partita Germania-Ungheria ha assunto un significato che di neutrale non aveva proprio nulla: Orbán non si è presentato, molti tifosi tedeschi hanno portato con sé piccole bandiere arcobaleno e nel pieno dell'inno ungherese l'attivista che indossava una maglia della Germania è sceso in campo sventolando una bandiera simbolo del movimento Lgbt prima di venir fermato dagli steward. Anche il sindaco di Monaco Dieter Reiter non ha preso bene la posizione dell’UEFA definendola "vergognosa" e ha annunciato che la città avrebbe risposto decorando i suoi palazzi con i colori arcobaleno e mostrando di non voler cedere alla linea di chi si tira indietro davanti alle lotte delle minoranze. Evidentemente è stato preso alla lettera (e bene così).







