Che l'intelligenza artificiale toglierà il lavoro a molte persone è un refrain che ultimamente sentiamo con crescente insistenza. I più positivi dicono che sarà una rivoluzione, che, certo, ci troveremo a fare lavori diversi, che oggi nemmeno esistono, ma che svilupperemo nuove abilità. Siamo di fronte a un grande cambiamento che sta già mostrando i suoi effetti, specie sulla Generazione Z.

Il report Future of Jobs 2025 del World Economic Forum sottolinea infatti che i primi impieghi a venire colpiti dall'arrivo dell'AI nel mondo del lavoro sono quelli entry level, ossia le posizioni di inizio carriera, quelle che normalmente vengono ricoperte dai più giovani per farsi le ossa.

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L'AI e i lavori entry level

È un'esperienza piuttosto comune, quando si cerca di entrare nel mondo del lavoro, ritrovarsi a scorrere annunci che chiedono 3 anni di esperienza per uno stage. In molti ci siamo domandati: come si fa a fare esperienza se tutte le posizioni, anche quelle per i più giovani, anche quelle che per definizione dovrebbero includere la formazione, sono riservate a chi è già nel campo da un po'? Il rischio, secondo alcuni studi, è che l'intelligenza artificiale amplifichi il problema.

L'effetto sarebbe già visibile nei ruoli tech: come sottolinea un articolo del New York Times, aziende come Goldman Sachs e Morgan Stanley già l'anno scorso hanno preso in considerazione la possibilità di ridurre fino a due terzi le assunzioni di personale junior e di abbassare gli stipendi delle persone già assunte per via dell’AI. I lavori entry level sono i più facili da automatizzare, l'intelligenza artificiale è in grado di svolgere molte mansioni che solitamente spettano ai giovani programmatori o impiegati in ambito legale o retail, che stanno ancora imparando e le aziende vogliono sfruttare l'opportunità per risparmiare. Come spiega a Fortune Aneesh Raman, chief economic opportunity officer di Linkedin, «I primi a crollare sono i gradini più bassi della scala professionale».

D'altra parte, invece, come fa notare il Sole 24 ore, le aziende tecnologiche hanno ancora più bisogno di professionisti già esperti. Secondo un recente rapporto di SignalFire, società di venture capital che monitora i movimenti lavorativi di oltre 600 milioni di dipendenti e 80 milioni di aziende su LinkedIn, a fronte di un calo del 25% nelle assunzioni dei neolaureati, c'è stato un aumento del 27% nelle assunzioni di professionisti con esperienza già dai 2 ai 5 anni. La domanda, però, rimane: come possono i giovani fare esperienza se nessuno li assume?

Secondo Raman, la situazione è attualmente così incerta proprio perché dobbiamo ancora capire in che misura l'AI riuscirà a sostituire gli umani. Molte aziende, ad esempio, preferiscono limitarsi ad affiancarla ai dipendenti e spesso cercano comunque i giovani per nuove idee e un approccio più aperto proprio alle nuove tecnologie. «Prima o poi», spiega, «l'intelligenza artificiale creerà moltissimi posti di lavoro. Il World Economic Forum prevede che questo numero potrebbe arrivare fino a 78 milioni di nuovi posti». Nel frattempo, mentre il futuro appare incerto, consiglia ai più giovani di coltivare «metacompetenze» specificamente umane che non possono venire sostituite da nessun chatbot, come senso critico, creatività, flessibilità, capacità relazionali.