Entro dieci anni, nel 2035, 6 milioni di lavoratori potrebbero essere sostituiti dall’Intelligenza artificiale. Pensare al 2035 oggi può destabilizzare: il futuro sembra colmo di incertezze da ogni punto di vista. Come se non bastassero la crisi ambientale, le tensioni internazionali e un asteroide che potrebbe colpire la Terra (ok, le probabilità sono molto, molto remote), ora ci si mette anche l'intelligenza artificiale. Secondo uno studio di Censis Confcooperative Intelligenza artificiale e persone: chi servirà chi?, l’IA rivoluzionerà il mondo lavorativo: 15 i milioni i lavoratori italiani saranno coinvolti dal cambiamento e, in particolare, 6 milioni saranno a rischio sostituzione, mentre 9 milioni potrebbero trovarsi a dover integrare l’uso dell'intelligenza artificiale nelle loro mansioni. «L’intelligenza artificiale cambierà indubbiamente il nostro modo di lavorare. Ma costruirsi una carriera a prova di futuro è possibile», aveva commentato tempo fa Gianluca Bonacchi, Senior Talent Strategy Advisor di Indeed Italia parlando con Cosmopolitan, Il cambiamento può spaventare, ma la storia ormai ci ha insegnato che le grandi rivoluzioni portano con sé grandi miglioramenti, se padroneggiate nella giusta maniera».
Le professioni più a rischio
Secondo il report, le professioni a rischio sostituzione nei prossimi dieci anni sono quelle «intellettuali automatizzabili» come ad esempio matematici, contabili, tecnici della gestione finanziaria, tecnici statistici, esperti in calligrafia, economi e tesorieri. Lo stesso vale per periti, valutatori di rischio e liquidatori, tecnici del lavoro bancario, specialisti della gestione e del controllo delle imprese private e pubbliche. Ci sono, poi, altri impieghi che vedranno un affiancamento all'intellingenza artificiale come nel caso di direttori e dirigenti della finanza ed amministrazione, direttori e dirigenti dell’organizzazione, gestione delle risorse umane e delle relazioni industriali, notai, avvocati, esperti legali in enti pubblici, magistrati, specialisti in sistemi economici, psicologi clinici e psicoterapeuti, archeologi, specialisti in discipline religiose.
Le donne saranno più colpite?
Sembra che, comunque vadano le cose, le donne finiscano sempre tra le fasce più a penalizzate. Il punto è che l'aumento del rischio di sostituzione o affiancamento sembra andare di pari passo all’aumentare del livello di istruzione, e le donne sono tendenzialmente più formate degli uomini. Tra i lavoratori a basso rischio, infatti, il 64% non raggiunge il grado di istruzione superiore e solo il 3% possiede una laurea. Al contrario tra i professionisti ad alto rischio troviamo più della metà dei lavoratori (54%) con un’istruzione superiore e il 33% con un diploma di laurea. Infine tra chi dovrà affiancare il proprio lavoro a quello dell'AI, il 59% ha un laurea e il 29% un diploma superiore. Il report lo dice chiaramente: le lavoratrici rappresentano il 54% dei lavoratori ad alto rischio di sostituzione e il 57% di quelli che potrebbero doversi affiancare all'intelligenza artificiale. Non tutto, però, è perduto: se si conoscono i rischi si possono prendere delle decisioni che ne tengano conto e poi l'IA porterà solo cambiamenti negativi: si stima, infatti, che porterà a un incremento della produttività e ad una crescita del Pil del +1,8%.












