Che l'Italia rimanga uno dei pochi Paesi in cui l'educazione sessuo-affettiva non è prevista a livello curricolare nelle scuole è stato ripetuto fino allo sfinimento. Che l'educazione sessuo-affettiva sia necessaria per prevenire la violenza di genere insegnando il valore del consenso e la gestione delle emozioni nelle relazioni, anche. Se ne discute da tempo, specie dopo l'uccisione di Giulia Cecchettin, senza mai arrivare a un accordo, tra proposte di legge cadute nel nulla una dopo l'altra e dichiarazioni di intenti mai rispettate. A dicembre, nella manovra di bilancio erano stati stanziati, su proposta di +Europa, 500mila euro da dedicare ad attività e corsi nelle scuole medie e superiore sulle «tematiche della salute sessuale e dell’educazione sessuale e affettiva». Poteva essere un passo avanti, ma, con un clamoroso dietrofront, il governo ha deciso di dirottare i fondi destinandoli piuttosto a formare gli insegnanti sull'infertilità e sui modi per prevenirla.
Salta ancora l'educazione sessuale
Riccardo Magi di +Europa, che aveva proposto l'emendamento alla manovra di bilancio sull’educazione sessuale, passato con il voto delle opposizioni, ha parlato di una «retromarcia gravissima» ma anche di «un’operazione sporca». La destinazione dei fondi, infatti, potrebbe essere totalmente stravolta ignorando la decisione del Parlamento. Il ministro per i rapporti con il parlamento Luca Ciriani (Fdi), rispondendo a un’interrogazione della Lega durante un question time, ha infatti dichiarato che i fondi per l'educazione sessuale saranno impiegati per formare gli insegnanti «prioritariamente riguardo alle tematiche della fertilità maschile e femminile, con particolare riferimento all’ambito della prevenzione delle infertilità».
A festeggiare la decisione è stata l'associazione anti-scelta Pro-Vita & Famiglia così come la Lega, mentre all'opposizione si è parlato di «un'operazione politica manipolatrice» e di «lesione della volontà del Parlamento». «Siamo imbarazzati dalle decisioni che sta prendendo questo governo sulla pelle di studentesse e studenti», ha detto all'ANSA Camilla Velotta, della Rete degli Studenti Medi, «Questo fanatismo della destra contro la presunta teoria gender nelle scuole è ridicolo, ignora una realtà evidente e cruda del nostro Paese, fatta di violenza di genere e di sessismo, che spesso si manifesta già in età adolescenziale, anche all'interno degli spazi scolastici. Serve ripartire da un'educazione alla sessualità consapevole, che educhi al consenso e al rispetto». «Non si incentiva alla natalità parlandone a scuola», ha poi aggiunto parlando del tema dell'infertilità, «ma costruendo delle garanzie stabili e reali per le nuove generazioni, che ci permettano di poter immaginare un futuro qui».












