Nel corso della campagna per le presidenziali USA di Donald Trump un tema è apparso ricorrente, dagli spot in televisione, ai comizi, fino alle dichiarazioni delle persone a lui vicine: la volontà del futuro presidente di limitare i diritti delle persone trans. Questo è risultato talmente chiaro che alcune persone trans (tra cui la figlia di Elon Musk) stanno valutando seriamente di lasciare il Paese ed è stato confermato dal discorso che Trump ha tenuto all’evento Turning Point USA a Phoenix, in Arizona il 22 dicembre. «Fermerò la follia dei transgender»: questa l'inquietante promessa del neo eletto presidente degli Stati Uniti.

donald trump si scaglia contro i diritti della comunità transpinterest
Brandon Bell

Poche settimane prima del suo insediamento alla Casa Bianca, mentre il mondo intero si domanda che cosa significherà il ritorno del tycoon al potere, Trump ha parlato della sua intenzione di prendere al più presto alcuni provvedimenti. In cima alla lista, per lui ci sono temi come la «criminalità degli immigrati», il controllo sul Canale di Panama, la fine delle guerre e, appunto, la comunità trans. «Firmerò ordini esecutivi per porre fine alle mutilazioni sessuali infantili, per far uscire i transgender dalle forze armate e dalle nostre scuole elementari, medie e superiori», ha dichiarato il futuro presidente durante l’evento dedicato ai giovani conservatori. Si è anche detto intenzionato a «tenere gli uomini fuori dagli sport femminili» e ha mostrato un atteggiamento profondamente escludente aggiungendo che «la politica ufficiale del governo degli Stati Uniti sarà che ci sono solo due generi, maschile e femminile». Non è chiaro come queste posizioni si concretizzeranno, ma le persone trans potrebbero essere presto esposte a un'ondata di odio e discriminazioni con il rischio di vedersi negati diritti faticosamente conquistati.

Nel suo libro Who's Afraid of Gender la filosofa femminista Judith Butler parla di come la paura e l'odio verso le comunità marginalizzate e la fantomatica «ideologia gender» vengano spesso usati dai potenti del mondo per distrarci da altre pericoli ben più reali come la crisi climatica, l'avanzare delle guerre, la mancanza di diritti sul lavoro, la povertà, solo per citarne alcuni. Tutti pericoli per cui la classe politica potrebbe e dovrebbe fare qualcosa. «Il “gender”», scrive, «raccoglie e allo stesso tempo amplifica quelle paure, impedendoci di pensare più chiaramente a ciò che c’è davvero da temere e, in primo luogo, a come è nata questa sensazione che il mondo sia in pericolo».