I social sono un problema per la salute mentale. Si sente dire sempre più spesso, se ne parla, escono studi che lo dimostrano e vengono intentate cause alle principali piattaforme per renderle responsabili dei danni ai più giovani. Ultimamente si sta anche iniziando a parlare dell'ipotesi di limitare con delle leggi l'accesso ai social media, almeno fino a un certo limite di età. Ha senso, ad esempio, vietare l'uso di Snapchat, TikTok, X, Instagram, Reddit e Facebook ai ragazzi sotto i 16 anni? Il parlamento australiano pensa di sì e ha approvato una legge che pone un divieto stringente e impone alle piattaforme di adottare le misure necessarie per impedire agli utenti sotto i 16 anni di avere un account.

l'australia è il primo paese a vietare i social sotto i 16 annipinterest
Jeremy Moeller

Non è chiaro come verranno punite le violazioni né come le piattaforme riusciranno a identificare l'età degli utenti che si registrano. Per ora si sa che legge entrerà in vigore a metà del 2025 per poi passare a una fase di sperimentazione e che non dovrebbe riguardare YouTube e nemmeno WhatsApp. Anche sull'effettiva utilità di una legge simile ci sono pareri contrastanti: di recente se n'è parlato anche in Italia a seguito di una petizione promossa dal pedagogista Daniele Novara e dallo psicoterapeuta Alberto Pellai su Change.org e che ha raccolto numerose firme di intellettuali, politici e celeb del mondo dello spettacolo.

Come scrive Jonathan Haidt, docente di psicologia sociale alla Stern School of Business della New York University, nel suo libro La generazione ansiosa la Gen Z è diventata «la prima generazione della storia ad aver attraversato la pubertà con in tasca un portale che la distoglieva dalle persone vicine e la attirava verso un universo alternativo esaltante, instabile, che creava dipendenza». I social, secondo l'esperto, sono pericolosi soprattutto in fase di sviluppo perché durante la pubertà «le parti del cervello relative alla ricompensa maturano prima, ma la corteccia frontale – fondamentale per l’autocontrollo, la gratificazione differita e la resistenza alle tentazioni – non arriva alla piena capacità prima dei venticinque anni e i preadolescenti si trovano in un momento particolarmente vulnerabile dello sviluppo». Nel corso dell'adolescenza, quindi, i ragazzi «sono spesso insicuri dal punto di vista sociale, facilmente influenzati dalla pressione dei coetanei e attratti da qualsiasi attività che sembra offrire conferma sociale». «Non permettiamo ai preadolescenti di acquistare tabacco o alcolici, o di entrare nei casinò», sottolinea Haidt, e se l'effetto dei social non fosse poi tanto diverso?