Se avete visto The Handmaid's Tale, il telefilm tratto dal famoso omonimo romanzo distopico di Margaret Atwood, vi ricorderete della puntata in cui scopriamo come è avvenuto il colpo di stato che ha portato all'instaurazione del regime dittatoriale religioso che vede le donne completamente sottomesse e sfruttate a fini riproduttivi. Il primo passo, il primo accenno che qualcosa non va è quando alle donne vengono chiusi i conti correnti in banca e i soldi trasferiti ai loro partner o parenti maschi. Gli uomini più premurosi rassicurano le compagne: "Puoi prendere tutti i soldi che vuoi", sì ma non è la stessa cosa. In Italia, anche se non viviamo in una distopia, una donna su due non è indipendente economicamente.

Solo il 58% delle donne italiane ha un conto corrente intestato personalmente, il 12,9% ne ha solo uno intestato con il partner (11,6%) o un altro familiare, e il 4,8 non ne ha uno, neppure cointestato. Questi dati provengono dell'indagine realizzata da Global Thinking Foundation e dalla testata giornalistica Roba da Donne e presentati all'inizio di novembre all'evento annuale della fondazione presieduta da Claudia Segre. La situazione è in miglioramento rispetto al 2017, ma non per questo meno preoccupante.

In Italia il divario occupazionale è ancora alto con una percentuale di donne occupate che arriva solo al 52% (quasi 13 punti sotto la media europea) e molte più donne rispetto agli uomini lavorano part time (3.584.665 contro 2.066.260) perché il lavoro domestico e di cura grava ancora sulle loro spalle. Tutto questo mette le donne in una posizione di vulnerabilità, le rende meno indipendenti e più esposte alla violenza economica. Questa viene posta in essere tramite il controllo e il monitoraggio del comportamento della donna per quanto riguarda l'uso e la distribuzione del denaro, con la costante minaccia di negare risorse economiche, o impedendole di avere un lavoro e un’entrata finanziaria personale e di utilizzare le proprie risorse secondo la sua volontà.

Secondo l'ultimo rapporto dell'associazione D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza italiani riportano violenza economica nel 31,6% dei casi. In base a una recente indagine dell'ong WeWorld w Ipsos, il 49% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenza economica almeno una volta nella vita e la percentuale sale al 67% tra le donne divorziate o separate. «La violenza economica è forse la più chiara rappresentazione di come gli abusi contro le donne si realizzino attraverso un esercizio di potere», ha spiegato a Il Fatto Quotidiano Martina Albini, coordinatrice del Centro studi di WeWorld. «Il mezzo è il denaro che è lo strumento d’eccellenza per manifestarlo. Si esercita controllando le risorse materiali della donna in modo da colpire la sua autonomia, annullandola. È sopraffazione, spesso agita insieme ad altre forme di violenza come quella fisica e psicologica».

La dipendenza economica rende molto difficile uscire dalle situazioni di violenza domestica e per questo è fondamentale finanziare i centri antiviolenza e i programmi di reinserimento socio-lavorativo per le survivor, ma anche investire nella prevenzione promuovendo l'educazione finanziaria tra le ragazze come strumento per garantire la propria autonomia e sicurezza.