Qualche anno fa fece molto parlare un report delle Nazioni Unite: affermava che il 97% delle donne britanniche avessero subito qualche forma di molestia sessuale. Per la prima volta, forse, ci è sembrata una cifra accurata. Ma non avevamo bisogno di sentircelo dire dalle Nazioni Unite, basta una chiacchierata tra amiche per scoprire che, nel corso della nostra vita, abbiamo tutte vissuto esperienze di molestie o aggressioni sessuali. È così normale che tendiamo a darlo per scontato. C'è una discrepanza palese perché, quando casi come quello di Palermo portano con sé rabbia e disgusto, c'è sempre chi è pronto a specificare #notallmen, non tutti gli uomini. Forse non tutti gli uomini stuprano (peccato che da fuori sia difficile riconoscere chi lo fa) ma tutte le donne hanno subito molestie sessuali. Yes, all women.

yesallwomen centinaia di testimonianze di molestie sessuali sui socialpinterest
Instagram Stories / @lhascrittounafemmina

Da giorni l'autrice femminista Carolina Capria raccoglie sul suo profilo Instagram @lhascrittounafemmina decine e decine di testimonianze che rispondono all'hashtag #yesallwomen. «Io non ho mai conosciuto una donna che non avesse subito molestie», ha scritto qualche giorno fa commentando gli ultimi fatti di cronaca, «Ci sono due mondi che non comunicano, quello delle donne che subiscono le molestie e quello degli uomini che prendono le distanze». Da allora le sono arrivati centinaia di messaggi: lei li riposta, noi li leggiamo. È un mettersi all'ascolto, ognuna secondo le proprie possibilità, senza tralasciare alcun messaggio per quanto doloroso. Sorella, ti vedo, ti sento, custodisco la tua storia.

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Instagram Stories / @lhascrittounafemmina

Tra i messaggi che si susseguono ci sono bambine molestate da piccole da parenti o amici di famiglia, adolescenti violate dai coetanei nei bagni della scuola, catcalling e palpeggiamenti per strada, baci strappati con la forza da datori di lavoro sessantenni, sconosciuti sui mezzi pubblici che si masturbano, fidanzati che ti filmano di nascosto, medici che toccano dove non dovrebbero. Ci sono mamme e amiche che minimizzano e mamme e amiche che diventano la forza per riemergere. Soprattutto c'è tanta vergogna frutto di una società che colpevolizza le vittime: «Ci ho messo anni per capire che non avevo fatto nulla di male» è una frase ricorrente che frantuma il cuore. Età diverse, luoghi più disparati, uomini sconosciuti, padri o fratelli: più di un numero con una percentuale davanti, queste storie rendono con angoscia la portata di un fenomeno sociale ancora poco capito.

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Instagram Stories / @lhascrittounafemmina

Un ragazza scrive «Io sono precisamente nella media: molestata da un istruttore di scuola guida». Quel «nella media» lo conosciamo bene perché abbiamo imparato negli anni a percepire i nostri corpi come esche in un mare di predatori: è normale così, sei donna, sei bella, ci sarebbe quasi da stupirsi del contrario. Ci hanno detto che gli uomini non ne possono fare a meno e che dobbiamo imparare a difenderci. Così, se poi succede qualcosa, beh, dovevi stare più attenta.

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Instagram Stories / @lhascrittounafemmina

Leggere queste storie fa, però, cambiare prospettiva: mentre leggiamo torniamo indietro e recuperiamo dei pezzi. Quella volta che ci siamo sentite a disagio, quell'episodio che abbiamo minimizzato, quel pianto improvviso. Domande finora senza risposta: «Non ne ho mai parlato con nessuno», scrivono molte donne. Pian piano grazie alle parole delle altre diamo un nome alle cose e raccontiamo a nostra volta per raggiungere chi possiamo. Così formiamo un coro di voci che sembra un rituale, un abbraccio virtuale, «Non ti conosco, ma ti stringo, se ne hai bisogno». Siamo tutte qui che leggiamo, storia dopo storia, e fa male ma cura perché, come dice la filosofa e artista brasiliana Marcia Tiburi, il femminismo è il contrario della solitudine.