Avete mai sentito parlare del Gamergate? Ecco, per discutere di videogiochi e sessismo è senz'altro un buon punto di partenza perché si tratta di una delle più famose campagne di violenza online contro le donne nel mondo videoludico. Tutto è iniziato il 15 agosto 2014 con un articolo che attaccava e denigrava la sviluppatrice di videogiochi Zoë Quinn. L'autore era - guarda caso - il suo ex ragazzo che si sfogava online raccontando dettagli privati della sua relazione con Quinn e attaccando la sviluppatrice con insulti pieni di rancore. Ma quella che sarebbe potuta sembrare la puerile vendetta un uomo rifiutato, ha fatto breccia in un ambiente dominato da sessismo e misoginia dando vita a un movimento ben più ampio che incolpava - tra hashtag, profili fake e migliaia di tweet - le donne dell'ambiente di star snaturando il mondo tradizionalmente maschile dei videogiochi. Persone come Quinn, ma anche la critica e femminista Anita Sarkeesian e la programmatrice Brianna Wu hanno ricevuto insulti e minacce di stupro e di morte come se una bolla gigantesca si fosse ingrandita a dismisura fino a scoppiare mostrando tutto l'orrore misogino al suo interno.
Oggi sono passati 5 anni da quel giorno, sono sempre di più le donne che lavorano nel mondo dei videogiochi o semplicemente che ne sono appassionate (secondo i dati pubblicati dall'Italian Interactive Digital Entertainment Association il 47% dei videogiocatori è composto da donne). Le cose però non sono particolarmente migliorate: il mondo dei videogame è ancora sessista e a tratti misogino.
A confermarlo in un'intervista su Repubblica è Sara Stefanizzi aka Kurolily su Twitch dove è una delle gamer più seguite d'Italia. Proprio qualche giorno fa, durante una live sul suo canale, Stefanizzi ha parlato al suo pubblico del sessismo nel mondo dei videogiochi mettendo in guardia da "un problema che non va ignorato". Qualche settimana fa, infatti, Stefania Sperandio, caporedattrice del sito web Spaziogames, è stata attaccata da alcuni lettori in quanto donna. La giornalista Fabrizia Malgieri ha scritto un lungo editoriale su Gamereactor intitolato: “I videogiochi? Non è (ancora) un mondo per donne” e Stefanizzi ha colto l'occasione per sensibilizzare sul tema. “I videogiochi sono di tutti", spiega la twitcher a Repubblica, "Sono una passione. Perché relegarla a determinate categorie? Perché parlare di sesso? I videogiochi riescono a fare del bene perché portano alla condivisione”.
Eppure lei stessa è ben consapevole di come il mondo dei videogiochi sia intriso di retaggi sessisti non solo dal punto di vista della rappresentazione dei personaggi femminili (per decenni relegati ai tropos della damigella in pericolo o della bambola sexy sessualmente oggettificata), ma anche dato il trattamento che viene riservato alle videogiocatrici, specialmente a quelle che, come lei, giocano online. "C’è ancora quest’idea distorta", spiega Stefanizzi, "una donna non può occupare una certa posizione per meriti, ma solo perché è andata a letto con qualcuno. Non è solo un problema del mondo dei videogiochi, questo: è un problema generale, di tutti". Su Twitch, racconta , "Ci sono quelli che ti criticano, che ti accusano – letteralmente – di essere carina e che ti sottovalutano. E poi ci sono i casi di catcalling: ragazzi che ti chiedono di uscire, che ti fanno la corte". Questo ha portato molte ragazze a smettere di giocare sulla piattaforma ma Kurolily ha insistito arrivando a costruire una community che per lei è ormai "diventata una zona sicura".
Il problema, però, permane e non solo a livello di molestie online verso le gamer spesso costrette a giocare sotto pseudonimo per proteggersi e non far emergere il proprio genere, ma a tutto tondo contro le donne che lavorano nell'ambito. "C'è ancora una fetta abbondante di videogiocatori che ritiene che le donne non abbiano alcun diritto di parlare di videogiochi", spiega Fabrizia Malgieri su Gamereactor, "Non hanno alcuna competenza tale da poter sviluppare un pensiero critico e analitico su un medium che, a quanto dicono, è di loro esclusiva proprietà". Non è un pensiero molto diverso da quello dei paladini del Gamergate nel 2014 e far luce su questo fenomeno rimane fondamentale per tentare di cambiare le cose. "Ed è qui che parte il mio invito", scrive Malgieri, "una richiesta personale, soprattutto per quei giocatori uomini che sono altrettanto stufi e stanchi di queste pratiche vessatorie contro le loro controparti femminili: alzate la voce anche voi, non derubricate qualsiasi azione di questo tipo a 'goliardata' o 'ragazzata'. Perché no, non lo sono". E noi non potremmo essere più d'accordo.












