Sono passati 109 anni da quando, nel 1914, Gillette ha lanciato il suo Milady Décolleté, il primo rasoio pensato appositamente per le donne. Si trattava sostanzialmente di un rasoio normale, ma la confezione non lasciava dubbi sul nuovo pubblico di riferimento: fiori e sfumature di rosa. Pare che in quegli anni i collant di nylon scarseggiassero per via della guerra e dunque sempre più donne preferissero mostrare le gambe lisce sotto le gonne alla caviglia. Da allora, neanche a dirlo, la parabola dei prodotti depilatori femminili ha subito un'impennata e depilazione dopo depilazione siamo arrivate a oggi tra epilatori, rasoi usa e getta, ceretta, laser o luce pulsata. Abbiamo una scelta vastissima e rimangono i fiori e le sfumature di rosa, così come un messaggio in chiave empowerment che si è diffuso negli ultimi anni come corollario alle gambe lisce: ti depili per te stessa, per sentirti bella. Mi raccomando: è una scelta personale. Ma è davvero così?
Qualche settimana fa Deva Cassel, la bellissima figlia di Monica Bellucci, ha postato su Instagram una sua foto in costume con in vista le ascelle non depilate. Qui in Italia, intanto, si sentono dire cose come «Bella Giorgia Soleri, peccato per i peli». La modella e attivista femminista non fa mistero della sua scelta di accettare i peli corporei così come sono e in questo sembra in linea con la Gen Z che sta sdoganando sempre più i corpi liberi dalle norme di genere e la cosiddetta Body Hair Positivity. Secondo un’indagine condotta da Mio Dottore e Braun, nove italiani su 10 preferiscono ancora un corpo femminile depilato (il 90% delle intervistate rimuove almeno in parte i suoi peli corporei). Discorso diverso, però, tra gli under 25: il 33% ritiene normale che una donna non si depili, per loro è sinonimo di libertà. Wow.
Tutto questo, forse c'è ancora bisogno di ribadirlo, ha in qualche modo a che fare con la nostra idea di femminilità: anche se la depilazione maschile è più diffusa rispetto a un tempo, solo il 5% degli intervistati non trova attraente un uomo non depilato. Per le donne, invece, non depilarsi significa essere un po' meno donne e dunque meno attraenti: c'è chi dice che non si porterebbe mai a letto una ragazza pelosa. Si tratta di una norma sociale: già dall'antico Egitto erano diffuse alcune forme di depilazione, soprattutto del pube (leggenda vuole che Cleopatra si depilasse con zucchero e miele) e lo stesso vale per l'antica Grecia e l'antica Roma. Nel Medioevo, la Chiesa contribuì a diffondere l’idea che depilarsi le zone intime fosse peccaminoso facendo, per una volta, un favore al genere femminile. Questa pratica, tuttavia, continuò seguendo varie mode fino a esplodere nei primi decenni del 900. Via via che i corpi delle donne diventavano più visibili, che le gonne si accorciavano e le braccia si scoprivano, la depilazione andava diffondendosi. Il resto è merito della pubblicità.
Come spiegano le sociologhe Merran Toerien e Sue Wilkinson nel loro studio Gender and body hair: constructing the feminine woman la mancata depilazione nelle donne viene spesso associata a scarsa igiene, poco controllo sul proprio aspetto, poca femminilità, scarso sex appeal. Sono luoghi comuni, dato che, al contrario, i peli servono per proteggere le aree più delicate da batteri e altri agenti esterni oltre ad avere un ruolo nello stimolare il piacere sessuale. Per gli uomini l'arrivo dei peli corrisponde all'avvicinarsi dell'età adulta, noi donne, invece, impariamo ben presto la necessità di mantenerci lisce come delle bambine. Il nostro rito di passaggio è la prima ceretta. Certo, ci si può sottrarre, ma a quale costo? Sguardi, commenti e una categorizzazione immediata. Quelle pelose sono «le femministe», qualsiasi cosa significhi per l'interlocutore.
Come scrive l'attivista femminista Bel Olid, «Indipendentemente dall’orientamento sessuale, mostrare pubblicamente i peli è una sorta di cartello segnaletico che dice: "Non obbedisco alla norma di genere rappresentata dalla depilazione"», non depilarti «ti colloca dalla parte delle ribelli, etichettandoti tendenzialmente come una femminista depravata che non scopa (non importa in quali di queste categorie rientri effettivamente)». Così, sostiene Olid, spesso le donne che davvero scelgono di mostrare i peli su gambe e ascelle riescono a farlo perché «compensano» in qualche altro modo il livello di femminilità loro richiesto, magari perché hanno un corpo che corrisponde agli standard estetici femminili o semplicemente perché sono cisgender. Per le donne trans, infatti, scegliere di non depilarsi può significare mettere a rischio la propria vita esponendosi all'odio transfobico.
Per tutte, comunque, depilarsi è più o meno faticoso, costoso, noioso, doloroso, splatter: chi mai sceglierebbe di farlo se davvero si potesse scegliere? «Dire che la depilazione è una decisione personale, che lo facciamo liberamente e che nessuno si deve intromettere può darci una certa sensazione di libertà, ma stiamo prendendo in giro noi stesse», scrive ancora Olid. Così, ogni estate, ci troviamo di fronte a un dilemma: scegliere di non depilarci e sorbirci commenti e giudizi mentre cerchiamo un po' di pace al sole sul lettino o fare a patti con l'ennesimo pezzetto di libertà sacrificata? Se ci consideriamo femministe, poi, è ancora peggio. Insieme al caldo e all'irritazione da ricrescita, finisce che dobbiamo accollarci anche i sensi di colpa. A volte, quando mi ricordo che il giorno dopo vado al mare e dò una passata posticcia di rasoio (un pronipote del Milady Décolleté di Gillette) dicendo «Chi me lo fa fare», mi torna in mente una poesia di Alessandra Racca, incontrata su Instagram grazie alle magie dell'algoritmo. Si intitola Invettiva contro la depilazione e un poco riesce a consolarmi, anche dai dolori del Silk-épil.
Sei violenta
e innaturale
e inutile
e non riesco a fare a meno di te
ti odio
perché mi piaccio
come piaccio a questo secolo
liscia
Ma sappi
puoi cambiare il mio corpo
non me:
ho un'anima villosa
che ricrescerà, sempre.












