Per una serie di ovvietà della vita, è da quando sono al mondo che sono una gemella. Io e mia sorella siamo nate a distanza di un minuto, 31 anni fa. Non so bene cosa significhi avere una sorella nel senso ordinario del termine, non so assolutamente cosa voglia dire essere figlia unica. So che è bellissimo, e insieme un po' strano, essere una e vivere da gemella. L'ultima persona a cui ho l'ho raccontato mi ha parlato di una sua teoria. Per farla breve, secondo lui, ci si può spiegare quasi qualsiasi fenomeno al mondo, tramite la fisica, le operazioni, le formule matematiche e queste cose un po' nerd, ma il rapporto fra gemelli non è uno di questi. Quando si parla della relazione fra due persone concepite nello stesso momento e cresciute, per nove mesi, dentro la stessa pancia della stessa mamma, non ci si può arrovellare troppo sulla comprensione della stessa: si entra nel campo del "mistero dei gemelli".



Il mistero dei gemelli, forse per un allineamento di condizioni che mi sono capitate, è una tra le cose che più mi rapisce di Lugosis e di suo fratello Strato (@strato200s). Entrambi artisti che disegnano, entrambi writers, entrambi tatuatori. Ci dev'essere stato un ingrediente almeno un po' misterioso inseritosi, di nascosto e alchemicamente, quando da piccolissimi hanno iniziato a sperimentare insieme, con le matite e le penne sulla carta, poi con le bombolette su metallo e cemento, infine con gli inchiostri sulla pelle, loro e dei loro amici. Solo così, forse, si può concepire senza impazzire la ricchezza degli universi cartoon che entrambi hanno creato in tutti questi anni di attività. Non solo per le strade delle città, sui muri dei palazzi o sulle tele, ma anche, per sempre, sui corpi della gente.

Uno dei personaggi di questi universi che rimane più impresso è un omino con la pelle azzurra, spesso al fianco di animali a quattro zampe, cani più o meno grossi, che digrignano i loro sorrisi, bianchi e compiaciuti insieme a lui. Lugosis mi spiega che si tratta del suo personaggio principale e che si chiama Lugo, una versione abbreviata del suo nome d'arte: «In realtà è come se fosse una parodia di me stesso, poi faccio fare a lui tutto ciò che mi passa per la testa». Penso sia una buona idea, per un'artista, scaricare meriti e responsabilità su un alter-ego tutto blu. Ad incastrarsi con design puliti e diretti, dalle linee e dagli riempimenti neri, sulle schiene delle persone, sulle loro gambe, sulle loro braccia e ovunque, comunque, ci sta tutto un mondo organizzato di queste sue creature.

Attualmente residente a Berlino, negli ultimi vent'anni Lugosis ha creato un universo unico popolato dai suoi personaggi, che spesso condividono la scena con figure iconiche del mondo dei fumetti e dei manga: «Ho sempre amato l'animazione e penso sia uno dei linguaggi più forti in assoluto – racconta quando gli chiedo che cosa c'è dietro al suo immaginario – la capiscono tutti, dai bambini agli adulti; poi ti permette di dire qualsiasi cosa, di affrontare tematiche forti, alle volte anche violente (le fotografie sarebbero troppo crude magari, ma un cartone è più facile da digerire)». Nella sua ricerca artistica, si avventura continuamente in nuovi strumenti, estetiche e tecniche, spaziando dall'acquerello e dalla pittura acrilica a schizzi a carboncino, cercando sempre di trasmettere un'idea nell'immediato, facendola capire con una sola occhiata rapida: «Mi piace sempre provare a mandare un messaggio che può essere di qualsiasi tipo».

Con il suo gemello Strato, è uno dei tatuatori più interessanti della scena del momento: ha realizzato diverse collaborazioni con brand di rilievo e artisti del calibro di Machine Gun Kelly. Di seguito, l'abbiamo intervistato per entrare nel suo speciale mondo animato, approfondirne la visione, attraversarne le esperienze e le ispirazioni, per gustare il mistero di ogni forma d'arte, da quella dei graffiti e a quella dei disegni (e intrecciarsi nelle loro interconnessioni), da quella dei gemelli a quella dei tatuaggi più belli d'Italia.


I tatuaggi di Lugosis si ispirano ai fumetti e ai cartoni animati

Come ti sei avvicinato al mondo dei tatuaggi? Cosa ti ha attratto di loro, prima come esperienza visiva e poi come arte da esprimere e realizzare direttamente? Come sono diventati la tua professione?

«Mi sono avvicinato ai tatuaggi grazie a mio padre: al tempo, ne aveva uno soltanto, ma per lui molto importante. Svariati suoi amici ne erano pieni. Vedere dei disegni impressi sulla pelle mi ha affascinato sin da subito, da bambino. Più avanti, pensare che uno dei miei –disegno con mio fratello gemello Strato (@strato200s) sin da quando ho memoria, nostra madre è una pittrice e entrambi i nostri genitori ci hanno sempre supportato nell'arte – potesse diventare parte di una persona in modo indelebile mi sembrava una cosa incredibile. Ero ancora abbastanza giovane quando ho capito che avrei voluto avere alcuni dei miei lavori impressi sul mio corpo; così con mio fratello abbiamo deciso di provare ad imparare la tecnica, in modo da creare qualcosa che fosse completamente nostro. Non avevamo mai veramente considerato però che potesse diventare una professione, ma ben presto gli amici e gli amici di amici hanno iniziato a chiederci di poter essere tatuati».

Come sono diventati la tua professione?

«Da quel momento in poi, io e mio fratello abbiamo capito di avere un'effettiva possibilità. Essendo il mio stile abbastanza particolare e specifico, all'epoca era difficile trovare clienti in Italia, la maggior parte delle persone che chiedevano un appuntamento si trovavano spesso nel nord Europa. Ho cominciato a viaggiare grazie ai contatti che mi ero creato con i graffiti. I primi anni ho viaggiato praticamente senza mai fermarmi. Ogni settimana ero in una città diversa e facevo guest praticamente ovunque; questo mi ha aiutato ad avere visibilità in più città possibili, oltre che a conoscere persone e clienti incredibili, fare esperienze fantastiche».


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Che rapporto c'è tra i tuoi tatuaggi e i tuoi graffiti? Come i graffiti e i tatuaggi si influenzano a vicenda?

«Ho iniziato a fare graffiti, sempre con il mio gemello, quando avevamo all'incirca 14anni. La cosa che più amo dei graffiti è la libertà che ti danno nel creare su diverse superfici, soprattutto la possibilità di realizzare lavori enormi. Nel mondo dei graffiti, una delle cose più importanti è avere il proprio stile ed essere riconoscibili: è una cosa che permette di capire chi li ha creati, anche quando i nomi, le tag o i disegni non sono quelli che si usano solitamente. Questo ha influenzato molto ciò che faccio nel tatuaggio: la sintesi delle forme e la capacità di essere letti in modo veloce. In realtà, io cerco di portare il mondo che ho creato su diversi supporti, adattando ovviamente la tecnica ad ognuno di essi. Nel mondo dei graffiti ci sono moltissimi tatuatori e questo è uno dei punti fondamentali dei miei viaggi: i graffiti mi hanno aiutato a creare connessioni e amicizie che poi sono sfociate anche nel mio lavoro».

Che tipo di relazione hai quindi con il disegno su tela?

«Di amore e odio (ride, nda). Ho dipinto diversi lavori su tela, ma dopo aver scoperto i graffiti mi era diventata un po' stretta: aveva confini, che per me al tempo erano una cosa negativa. L'ho accantonata per un po', ma con il passare degli anni ho capito che potevo usarla anche a mio vantaggio, che non dovevo per forza disegnare un immagine nella sua interezza, ma potevo focalizzarmi su un punto più importante e enfatizzare solamente quello, senza avere nient'altro che disturbasse l'occhio e usando tecniche differenti che fossero più materiche, con un segno meno grafico ma comunque forte».

Come si intreccia la tua identità artistica nei tatuaggi che realizzi?

«Molti dei miei clienti di solito mi chiedono di tatuare disegni che creo in precedenza. Sono idee mie, a volte capita che mi chiedano di cambiare giusto qualche dettaglio. Se qualcuno ha uno specifico soggetto in mente ci lavoriamo insieme, mantenendo comunque il mio stile ogni volta. Il fatto di avere uno stile personale con un certo tipo di soggetti e tematiche avvicina sempre clienti che in un modo o nell'altro hanno qualcosa in comune con me per esperienze, stile di vita o passioni: questo fa in modo che si crei una bella complicità nel lavoro».

Come sei arrivato a definire un tuo immaginario estetico riconoscibile? Quali sono state le tue più grandi ispirazioni? Qual era/è il tuo personaggio dei cartoni o dei fumetti preferito?

«Tutto è iniziato quando ho cominciato a disegnare. Ho sempre cercato di creare personaggi che fossero miei, partendo dal nostro cane, in primis, e poi disegnando le persone che avevo attorno, scherzando ed enfatizzandone il carattere. All'inizio forse erano più complessi, con molte linee. Nei graffiti queste però distoglievano dalle forme principali e ho deciso quindi di sintetizzarli, mantenendo dettagli che fossero inconfondibili, come gli sguardi, i sorrisi o le mani. In realtà ogni giorno quando disegno faccio cambiamenti o aggiusto il tratto; probabilmente la gente non lo nota troppo, ma io vedo la differenza tra un disegno ed un altro anche nell'arco di qualche mese. Cerco solitamente di continuare ad evolvermi perché la ricerca dello stile è una delle parti più divertenti di queste passioni. Penso sia molto importante anche la scelta del personaggio nel contesto o idea che creo: dà carattere ad ognuno di loro e fa capire chi sono, ciò che rappresentano. Una delle mie ispirazioni più grandi è indubbiamente Walt Disney per ciò che ha creato, includendo tutti i fantastici artisti che hanno lavorato al suo fianco. Ce ne sono poi moltissimi altri: Chuck Jones, Tex Avery, per non parlare dei maestri giapponesi come Hayao Miyazaki, Fujiko Fujio, Osamu Tezuka , Katsuhiro Otomo. Scegliere un solo personaggio di un cartone è veramente difficile, ma per l'impatto che hanno avuto su di me direi Mickey Mouse e Shotaro Kaneda (dal manga e anime Akira)».

Come funziona il tuo processo creativo?

«Parto da ciò che mi circonda e che influenza quel momento della mia vita. La maggior parte delle volte, tendo a trovare idee dai miei viaggi, dalle mie esperienze, da chi mi sta attorno. Mi appunto delle frasi o parole, delle fotografie o degli schizzi: da lì nascono le idee e poi, su carta, cerco di rappresentarle in modo chiaro. Disegno solamente su carta, facendo eccezione per quando devo fare grafiche dove mi richiedono file digitali (ma anche in quel caso ripasso disegni fatti in precedenza su carta). Quando preparo le idee le disegno in tantissime versioni, di modo da trovare la chiave di lettura migliore. Una volta pronte, capisco con il mio cliente la zona migliore per tatuarle sul corpo; tenendo in considerazione il design, in caso faccio delle modifiche in modo che si adattino perfettamente allo spazio scelto. Può anche capitare che ci sia uno spazio definito già dal cliente, per esigenza o scelta, quindi in quel caso trovo una soluzione per rappresentare l'idea nello spazio a disposizione, quasi come fosse un puzzle».

Quali significati assume un tatuaggio nella società?

«Dipende dalla società. Viaggiando in giro per il mondo ho capito che ci sono parecchie visioni del tatuaggio. Da quelle che non li tollerano fino a quelle dove il tatuaggio ha sempre avuto un ruolo fondamentale. In molti paesi come anche in Europa è passato dall'essere qualcosa che identificasse criminalità o ambienti più controverso fino ad arrivare ai giorni nostri dove è diventato una forma d'arte apprezzata da molti».

Ci parli del tuo lavoro con Machine Gun Kelly? E della tua relazione con lui?

«Con mio fratello, siamo stati approcciati dal suo team creativo, perché eravamo in contatto già da parecchio tempo. Quando era a Berlino per la data del tour, abbiamo deciso di incontrarci, finalmente, e realizzare diversi lavori insieme. Abbiamo creato capi custom, dipinto un muro per il video di FIX UR FACE, suo ultimo singolo appena uscito featuring Fred Durst. È stata un'opportunità creativa davvero fantastica, le idee e la visione si sono allineate benissimo. MGK è genuinamente interessato al lavoro di altri artisti e lo apprezza; questo ci ha dato modo di esprimerci al meglio lavorando insieme, ci ha dato la libertà di creare la nostra visione».



Se potessi fare ancora solo un tatuaggio nella tua vita, cosa vorresti tatuare? E chi, anche tra personaggi famosi passati/presenti?

«Vorrei poter tatuare uno dei miei personaggi per Action Bronson, magari uno abbastanza grande per avere qualche ora di conversazione, penso sarebbe davvero interessante».

Che cos'è un tatuaggio per te? Se dovessi raccontarlo con una canzone o con il titolo di un libro, un film, quale sceglieresti?

«Il tatuaggio per me è un modo di esprimermi e sfogare ciò che ho dentro, il film di animazione che esprime al meglio questa cosa è Akira, con le sue ambientazioni, colori e carattere dei personaggi: inizia con il caos per terminare in quiete».

I beauty must-have secondo Cosmopolitan
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Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.